venerdì 24 aprile 2009

Dopo la crisi

Da più parti si comincia a dire che, se la crisi non è proprio finita, stiamo cominciando ad uscire dal tunnel. Anche se questa previsione si dovesse rivelare corretta, è necessario avere un quadro d'insieme per capire quale situazione ci troveremo di fronte alla fine della crisi, cioè tra circa un anno.

- Il PIL (Prodotto Interno Lordo) italiano, è già sceso dell'1% nel 2008, scenderà quest'anno del 4,4% (previsione del FMI), e l'anno prossimo ancora dello 0,4%. Questo significa che alla fine della crisi il PIL sarà sceso di circa il 6% rispetto al 2007.
- Il debito pubblico (rapporto tra debito dello Stato e PIL), salirà già quest'anno al 115% sul PIL, per arrivare al 120% l'anno prossimo. In sostanza, stiamo tornando ai livelli degli anni '90 (l'anno peggiore fu il 1994 quando il debito pubblico arrivò al 124,5%).
- Il deficit pubblico (l'ammontare delle spese dello Stato non coperte da entrate) salirà quest'anno al 5,4% e l'anno prossimo al 5,9% sul PIL, bel al di sopra del tetto del 3% previsto dal Trattato di Maastricht.
- La disoccupazione passerà dal 6,8% del 2008, all'8,9% quest'anno, al 10,5% nel 2010. Un aumento del 3,7%, che richiederà chissà quanti anni per essere riassorbito.
- L'inflazione, unico dato positivo, dovrebbe invece essere contenuta allo 0,7% quest'anno e allo 0,6% l'anno prossimo.

Negli altri Paesi occidentali la situazione non è molto diversa, anche se ci sono delle differenze.
L'Italia ad esempio partiva già da un debito pubblico più alto, per cui il deterioramento dei conti pubblici per noi è molto grave, anche se in termini assoluti c'è chi sta andando peggio (alcuni Paesi come l'Irlanda vedranno raddoppiare il proprio debito pubblico, che però partiva da livelli molto bassi). Infatti, mentre da noi il debito pubblico sale soprattutto perché il PIL scende, in altri Paesi, maggiormente coinvolti dalla crisi finanziaria, la crescita del debito è dovuta anche all'intervento degli Stati, che per impedire il crollo del sistema e per salvare le banche hanno dovuto aumentare notevolmente la spesa pubblica.

La differenza tra il debito pubblico dell'Italia e quello degli altri Paesi dell'area Euro è ancora notevole: la media dei Paesi dell'Euro è infatti dell'80% quest'anno ed è prevista a circa l'85% per l'anno prossimo.

Ma cosa significa tutto ciò? Cosa accadrà nei prossimi anni? Se pensiamo che negli anni '90, per ridurre il debito pubblico, i governi hanno dovuto impostare per anni una serie di manovre economiche "lacrime-e-sangue" per portare il debito pubblico dal 124% al 105%, ci rendiamo conto di cosa ci aspetta per i prossimi anni. A differenza di altri Paesi, che in questi anni hanno potuto spendere denaro pubblico per le infrastrutture, noi siamo in ristrettezze da più di 15 anni, e da noi le infrastrutture sono al palo.

Dunque, questa crisi avrà effetti negativi duraturi. Anche perché la crisi è globale e il debito pubblico è aumentato in tutto il mondo, in altri Paesi più che in Italia, e dunque non possiamo neanche sperare in una forte ripresa globale che possa trascinare verso l'alto anche noi.

Per questi motivi, le dichiarazioni di ottimismo che si sentono in questi giorni da parte del governo (e senza particolari dissensi da parte dell'opposizione) non sembrano proporzionate alla realtà dei fatti.

E' bene ricordare che, in circostanze sfavorevoli (aumento dei tassi di interesse, discesa del PIL, ecc.), un Paese con un debito pubblico elevato rischia la bancarotta. Dunque sarebbe bene che il debito pubblico divenisse finalmente un argomento centrale nel dibattito politico.

La prima cosa che si dovrebbe cominciare a fare, se si vuole far rientrare il debito pubblico, oltre a tenere a bada la spesa pubblica, è combattere seriamente l'evasione fiscale. Cosa che questo governo fino ad ora non ha fatto.

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