giovedì 16 aprile 2009

Siamo tutti colpevoli


Il terremoto dell'Aquila ha mostrato chiaramente quali possono essere i risultati delle azioni individuali, quando sono compiute in spregio alla legge e all'etica pubblica. Agire solo per il proprio tornaconto personale non è senza conseguenze per la collettività.
Gli edifici costruiti senza seguire le norme antisismiche, e anzi risparmiando sui materiali, l'ospedale sconosciuto al catasto, l'attuazione della legge sulle costruzioni con criteri antisismici continuamente rinviata (dai governi di destra e di sinistra), mostrano quanto poco questo Paese sia attento alla legalità e quanto poco pensi al bene pubblico.
Dopo è facile piangere i morti.
Dal momento che il mancato rispetto per la legalità è uno dei caratteri nazionali, di fronte a eventi come il terremoto dell'Aquila dovremmo fermarci tutti a riflettere, e dopo aver pianto i morti, dovremmo fare un esame di coscienza. Anche se non abbiamo costruito noi le case che poi sono crollate. Però magari abbiamo evaso le tasse. Abbiamo gettato rifiuti dove è vietato. Abbiamo chiesto una raccomandazione per noi o per un nostro familiare. Abbiamo compiuto atti di illegalità piccoli e grandi, senza renderci conto che contribuivano a rendere meno sicura e organizzata la collettività. E naturalmente, abbiamo accettato che questi atti li compiessero anche gli altri, magari dandoci una gomitata o una strizzata d'occhio, perché tra furbi ci si intende. Ma in un Paese in cui tutti sono furbi, alla fine non lo è nessuno.
Lo Stato siamo noi.
Quando noi Italiani capiremo questo, avremo fatto un grosso passo avanti per diventare un Paese civile.

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