domenica 3 maggio 2009

Arisa e i nuovi schiavi


Credo che l'Italia sia l'unico Paese occidentale dove i giovani scrivono canzoni così. Questa tristissima canzone fa il paio con quella di Povia. Ormai siamo tornati agli anni '50, e neanche a suon di censure, ma volontariamente. Non solo abbiamo riscoperto i Valori Tradizionali della Famiglia, ma accettiamo anche di essere schiavizzati nel lavoro. Ci mancano giusto Dio e la Patria e torniamo al Ventennio...

Io sono - Arisa

Le sette e già mi alzo, poi
mi preparo il pranzo perché
non mangio a casa mai
ed anche il mio ragazzo si
sbatte come un pazzo mi
dice stai tranquilla e vai
perchè talvolta cedo e a
volte non ci credo, mi sembra
tutto una bugia
ma credo in certi sogni che
sono dei bisogni
e riempiono la vita mia

E quando si organizza
la serata tra un bicchiere
e una risata fatta in compagnia
mi rendo conto che mi serve poco,
che tutta questa vita
è un grande gioco

Io sono una donna
che crede all'amore che
vuole il suo uomo
soltanto per sè voglio
essere mamma perché
la mia mamma è la cosa
più bella che c'è mi
piace il natale, domenica
al mare, poi alzarsi da
tavola verso le tre
perchè la famiglia a me
mi meraviglia, mi piglia,
vorrei farne una da me.

La mia generazione se
aspetta la pensione può
darsi non arrivi mai
col mutuo resti sotto
allora c'è l'affitto per una
vita pagherai
ma non mi piango addosso
e accetto il compromesso,
mi godo quel che ho
perchè la vita è un dono
ed io credo nel buono di quel
che ho fatto e che farò.

E quindi amici non si può
mollare, io continuerò a
sognare una casa che
che abbia un balconcino
con le piante e un angolo
cottura bello grande.

Io sono una donna
che crede all'amore che
vuole il suo uomo
soltanto per sé voglio
essere mamma perché
la mia mamma è la cosa
più bella che c'è mi
piace il natale, domenica
al mare, poi alzarsi da
tavola verso le tre
perchè la famiglia a me
mi meraviglia, mi piglia,
vorrei farne una da me.

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