domenica 28 febbraio 2010

I Lombardi vittime di se stessi

Ogni volta che vado in Lombardia rimango stupito per il modo come è organizzato il territorio, che evidenzia uno stile di vita decisamente alienante. Il paesaggio è fatto di case, palazzi, capannoni, strade e centri commerciali. In pianura è ovunque così, non si riconosce dove finisce una città e dove inizia la campagna, e si passa da una città all'altra senza soluzione di continuità. Non esistono più spazi lasciati alla natura incontaminata. Non esistono spazi di aggregazione e di incontro per le persone. Oltre ai palazzi, ci sono le ville. Chi può, si compra la villa, isolandosi il più possibile dagli altri e mangiando ulteriori fette di territorio. Ma i centri commerciali sono la cosa più impressionante. Sorgono ovunque, anche in paesini di poche migliaia di abitanti. E sono enormi.
Sembra che per i Lombardi la vita sia tutta lavorare e fare shopping. Oltre che guardare la tv (magari i tg di Mediaset che esaltano questo bellissimo stile di vita con ampi servizi sulla gente che fa le file per i saldi...). Oltre che scappare nel week-end (in macchina, riempiendo le strade e contribuendo a sporcare l'aria), per sfuggire alla città e alla vita che loro stessi si sono costruiti, e in estate (in aereo, chi se lo può permettere, inquinando i cieli). Non a caso l'inquinamento è sempre elevato, ed è ai massimi livelli europei, senza che nessuno possa concepire un'alternativa (magari la gente si lamenta, ma non rinuncia allo stile di vita che poi provoca l'inquinamento). Siccome la città è invivibile la gente scappa e va a vivere il più lontano possibile dal luogo di lavoro. E poi è costretta tutti i giorni a fare da pendolare, riempiendo le strade e stressandosi nel traffico.
Oltre all'inquinamento e al traffico, un altro problema della Lombardia è la criminalità, aggravata non tanto dall'immigrazone in sé quanto dall'indifferenza dell'accoglienza e nella gestione delle persone (italiane e non). Se i soldi sono l'unica cosa che conta, si capisce che non ci sia tempo per pensare allo stare insieme e a risolvere i problemi propri e altrui.

Ma come è possibile che la regione più ricca d'Italia abbia deciso di vivere con una così bassa qualità della vita?

La scarsità di spazi di aggregazione è un sintomo e una causa dell'alienazione diffusa. L'indifferenza nei confronti dell'altro emerge chiaramente dagli episodi di cronaca che mostrano l'esistenza di gruppi di immigrati ammassati in ghetti. Non c'è tempo per pensare ai rapporti sociali, all'integrazione, all'organizzazione del territorio. Bisogna produrre! Il Veneto si trova più o meno nella stessa situazione. Capannoni, automobili (spesso di lusso), case, centri commerciali. Il fatto che in queste due regioni la Lega abbia il massimo dei voti non mi sembra casuale. La Lega esprime chiaramente il malcontento di una fetta importante della popolazione. In fondo però è strano che proprio la parte più ricca del Paese viva nel malcontento. La Lega cerca di dirottare questo malcontento individuando facili colpevoli: gli immigrati, il Sud, la globalizzazione. Come a dire: noi staremmo bene così, ma purtroppo il mondo non va come vorremmo. Ma se il mondo fosse tutto come il Lombardo-veneto, che mondo sarebbe? Non a caso in regioni dove la qualità della vita è superiore, come l'Emilia-Romagna, la Lega non sfonda. Forse la gente dovrebbe cominciare a pensare che non è del tutto vero il "noi staremmo bene così". Forse è proprio "la nostra gente" che dovrebbe cominciare a pensare che i soldi e i vestiti non sono tutto.

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