martedì 2 marzo 2010

La Cina ringrazia i Repubblicani

La Cina è ormai avviata verso la leadership mondiale. Ormai è solo questione di anni, o al massimo di decenni. Entro il 2050 la Cina diventerà la prima potenza economica mondiale. Forse era inevitabile, vista l'enorme popolazione cinese, ma sicuramente un grosso aiuto arriva da trent'anni a questa parte dal Partito Repubblicano americano. Tutto comincia negli anni '70, con l'affermarsi dell'ideologia neo-liberista, che viene fatta propria dai Repubblicani, i quali poi vincono le elezioni con Reagan (1980-1988) e Bush padre (1988-1992). Il sistema che introducono, basato su meno tasse e meno regole, e sulla liberalizzazione della finanza (vengono progressivamente smantellate le regole che erano stata poste negli anni '30 per evitare una nuova crisi come quella del '29), apparentemente funziona. Certo, i cittadini sono costretti a lavorare più che in Europa e sono meno protetti, se uno viene licenziato finisce per strada, le disuguaglianze sociali e la criminalità sono elevate, ma l'economia nel suo complesso tira, e il crollo dell'Unione Sovietica fa pensare che lo sforzo sia stato utile. Intanto però si accumula un grosso deficit federale. Strano, da parte di un partito portatore di un'ideologia dello stato leggero, che dovrebbe spendere poco. Ma c'è una voce di spesa che cresce senza controllo: le spese militari. Ovvio, si dirà, c'era da combattere la Guerra Fredda e da sconfiggere a distanza l'Unione Sovietica con la corsa agli armamenti. Vero.
Però dal 2000 (quindi 9 anni dopo la fine dell'Unione Sovietica) i Repubblicani riprendono il potere con Bush figlio. Il predecessore Clinton gli lascia uno Stato dalle finanze floride: non c'è deficit, lo Stato è in attivo. E cosa si mette a fare Bush? taglia di nuovo le tasse, soprattutto per i ricchi (ricalcando l'ideologia reaganiana secondo la quale se si lasciano i ricchi liberi di arricchirsi ulteriormente, poi le briciole cadranno su tutti), e nel contempo ricomincia ad aumentare le spese militari. Questa volta non c'è più l'Impero del Male da combattere, ma ecco che se ne trova un altro, anzi due: Saddam Hussein e il terrorismo. Meno entrate, più spese: Bush figlio scava un deficit enorme, e viene riconfermato nel 2004. Nel frattempo continua l'opera di smantellamento delle regole della finanza (proseguito per la verità anche sotto Clinton, anch'egli influenzato dall'ideologia neo-liberista, ma meno portato all'imperialismo militare), e la crisi del 2000, con lo scoppio della bolla della New Economy, viene "risolta" da Bush e dal suo alleato Greenspan, a capo della Federal Reserve, abbassando a zero i tassi di interesse, cioè drogando ulteriormente il sistema.
Intanto, dopo la caduta del Muro e con l'avvento della globalizzazione, con i capitali liberi di andare dove vogliono si verifica un colossale spostamento della produzione, con le corporations americane che sbarcano in Cina e in altri Paesi emergenti, perché preferiscono delocalizzare la produzione in posti più convenienti.
La Cina si ritrova così a diventare in pochi anni il centro mondiale della produzione di merci. All'inizio si limitano ad eseguire gli ordini, ma pian piano imparano come si fa, e cominciano a produrre da sé le merci di tutti i tipi, anche quelle più sofisticate, e a venderle al mondo. Grazie al neo-liberismo la Cina diventa il centro dell'economia mondiale.
Intanto il sistema sanitario americano continua a spolpare i cittadini risultando il più costoso del mondo (anche se non copre 45 milioni di americani), e dunque risultando insostenibile per l'intero Paese (a causa dei costi troppo elevati vanno sul lastrico parecchie aziende, oltre parecchie famiglie dove c'è qualcuno che si ammala).
Intanto il marketing e la pubblicità onnipresente continuano a indurre i "consumatori" americani a consumare il più possibile, indebitandosi fino al collo. La bolla immobiliare spinge verso l'alto i prezzi delle case, e la gente si indebita ancora di più (credendo invece di essere più ricca, perché i mutui vengono rinegoziati verso l'alto e vengono usati a mo' di prestito). A causa della politica che ha favorito le aziende e i ricchi a scapito dei lavoratori, i salari e gli stipendi non crescono da trent'anni, ma niente paura: la bolla delle Borse fornisce il denaro mancante per continuare a consumare alla grande. Gli Americani consumano così tanto che il Paese è costretto ad importare un'enorme quantità di merci dall'estero. Si sommano così debito privato, debito pubblico e debito estero. Ma l'economia sembra andare bene, il Pil cresce, la Borsa sale (secondo l'ideologia neo-liberista, l'importante è che il Pil cresca e la Borsa salga).
E così si arriva al 2008. Arriva la crisi, e di colpo la Borsa crolla, milioni di americani perdono il lavoro, grandi banche e aziende rischiano di fallire e devono essere salvate dallo Stato. Il Pil non sale più. Il deficit pubblico arriva alle stelle. Oggi l'America è un Paese sostanzialmente fallito, che non dichiara bancarotta solo perché la sua moneta, il dollaro, è ancora la moneta di riserva mondiale.
Altri Paesi, come la Cina e il Giappone, sono pieni di dollari, e cominciano a fare shopping tra le aziende americane. Nel pieno della crisi, gli americani decidono di votare per Obama. E' intelligente e affidabile, parla bene e sembra dotato di un grande senso morale. Bush e i Repubblicani vengono abbandonati perché vengono visti giustamente come responsabili del fallimento economico e militare (le guerra in Iraq e in Afghanistan non hanno portato grandi risultati, ma si sono rivelati soltanto un costo economico e in termini di vite umane).
Ci si aspetterebbe anche presso i Repubblicani un cambio della guardia, e uno spostamento verso posizioni più moderate. Se il Paese è in piena crisi, le persone ragionevoli dovrebbero collaborare per fare in modo di uscirne. Invece no.
Invece i Repubblicani, non paghi di aver portato il Paese alla catastrofe, fanno di tutto per ostacolare Obama. Non vogliono che faccia la riforma sanitaria. Lo accusano demagogicamente di aiutare Wall Street (loro che hanno da trent'anni basato la propria politica sugli interessi di Wall Street!) e di trascurare i cittadini. Non solo gli hanno lasciato in mano la patata bollente, ma adesso lo attaccano perché non ha la bacchetta magica e non riesce a risolvere tutti i problemi da loro stessi creati.
Se fossi un complottista e facessi propria la legge del sospetto crederei quasi che i Repubblicani siano pagati dai cinesi per distruggere l'America. Ma la spiegazione è molto più semplice. Il potere delle multinazionali e delle élite finanziarie sta distruggendo il Paese per un eccesso di ingordigia e bramosia.
La Cina, che non pensa solo a crescere ma anche a risparmiare, che non pensa solo a fare i soldi oggi ma anche a non diventare povera domani, che non pensa solo al presente ma anche al futuro, ringrazia. Prepariamoci al secolo cinese. L'America ha scelto di abdicare. Ma non si può dire che non se la sia cercata.

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