martedì 24 maggio 2011

D'Amato, Tremonti e gli Indignados


Ieri nella tramissione "L'infedele", l'ex presidente della Confindustria Antonio D'Amato ha sostenuto che "il governo è di estrazione leghista e sta realizzando la secessione nei fatti", che "l'economia del Sud si sta sfaldando", che "il governo ha una visione feudale della politica", e che "la situazione è insostenibile".
Il conduttore Gad Lerner si è detto stupito per queste dichiarazioni, dal momento la presidenza D'Amato era considerata "collaterale" al governo Berlusconi di dieci anni fa, quando lo stesso Berlusconi scaldò la platea degli industriali a Parma con lo slogan "il vostro programma è il mio programma". D'Amato ha risposto che non è lui ad aver cambiato idea, perché lui è sempre stato per le riforme, mentre è il governo Berlusconi che dopo le tante promesse, ha insabbiato tutte le riforme promesse ed ha mostrato di avere una visione feudale dell'economia.
Le parole dell'ex "alleato" D'Amato mostrano cosa pensano oggi gli industriali del governo Berlusconi.
D'altro canto, il ministro Tremonti, di fronte a chi gli ricorda che l'Italia è il Paese che cresce di meno, risponde che il Paese "ha tenuto e terrà". L'uso di questo termine, "tenere", mostra l'atteggiamento conservatore di questo governo nei confronti dell'economia. Alla base ci sono i suoi elettori di riferimento, in gran parte persone di una certa età, che hanno raggiunto una certa posizione e un certo benessere, e di fronte alla crisi e ai cambiamenti globali, preferiscono giocare in difesa, aggrappandosi a quello che hanno.
Intanto i giovani non hanno lavoro e non hanno prospettive, proprio perché i loro genitori e nonni non vogliono cedere nulla di ciò che hanno, neanche se sono ricchi e ben protetti. Quindi, niente riforme, niente concorrenza, niente mercato.
In attesa che magari anche in Italia nasca un movimento come quello spagnolo degli "Indignados". Per il momento i giovani italiani non hanno organizzato una protesta di quel tipo, forse perché in Italia il peggioramento delle condizioni economiche in seguito alla crisi non è stato così repentino. Ma nella sostanza, la condizione dei giovani italiani è la stessa, se non peggiore, di quella spagnola.

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