martedì 15 febbraio 2011

Famiglie ricche?

I Mass Media ci raccontato che gli italiani, a differenza di altri popoli, sono risparmiosi, e che la grande maggioranza della popolazione è proprietaria della casa, per cui l'Italia sarebbe un Paese ricco e che ha saputo affrontare la crisi meglio di altri. A me questo racconto è sempre sembrato un po' ottimistico, e mi sono sempre chiesto: come possono le famiglie essere ricche in un Paese che ha i salari più bassi d'Europa e uno stato sociale carente? Per quanto riguarda i proprietari di case, poi, penso che si dovrebbero quantomeno scremare quelli che stanno pagando un mutuo, perché in quelle situazioni parlare di casa di proprietà è un po' ottimistico, mentre sarebbe più realistico parlare di casa di proprietà della banca...
Per valutare la reale situazione finanziaria delle famiglie ci può aiutare il Genworth Index, un indice in grado di misurare la "vulnerabilità finanziaria dei consumatori in 14 paesi europei", oltre a Stati Uniti, Canada, Messico e Australia. Ebbene, in base a questo indice, l'Italia con 52 punti figura al quarto posto in Europa tra i peggiori, dopo Grecia (punteggio 76), Portogallo (66) e Polonia (65). La Germania, per dire, è a 36. Al primo posto figurano i Paesi scandinavi, che hanno addirittura un punteggio negativo (il punteggio è tanto migliore quanto è basso). Da notare il peggioramento rispetto al 2009: l'Italia nel 2009 aveva 40 punti, quindi sale (o meglio peggiora) di 12 punti, la Grecia era addirittura a 52, quindi peggiora di 24 punti, il Portogallo ne perde 21, mentre la Germania rimane sostanzialmente stabile (perde solo 3 punti). All'interno della società, si distinguono 4 gruppi, in ordine decrescente dal punto di vista della sicurezza finanziaria: i sicuri, i cauti, i sacrificati, e i vulnerabili. Ebbene, in Italia il 36% nel 2010 si dichiarava "vulnerabile" dal punto di vista finanziario, mentre erano il 25% nel 2009. Per dire, in Norvegia questo gruppo è assolutamente minoritario (appena il 2%), mentre i sicuri in Italia sono solo il 3% (in Norvegia il 19%). Il rapporto mostra anche come il crollo dell'inflazione avvenuto proprio in seguito allo scoppio della crisi abbia attutito di molto le sofferenze economiche negli ultimi due anni. Ora che l'inflazione sembra in ripresa, senza che vi sia una cospicua ripresa economica, sembra che la situazione sia destinata a peggiorare ulteriormente.
Va detto che l'indice, basandosi su considerazioni soggettive e sulle aspettative, non è al riparo da possibili distorsioni date dalla "psicologia di massa" (ad esempio i Paesi nordamericani hanno un punteggio basso, che sia per merito del loro superiore ottimismo?). Quindi i casi sono due: se siamo al quart'ultimo posto, o siamo un popolo di pessimisti, o nella nostra posizione così bassa c'è qualcosa di vero.
Se ce ne fosse stato bisogno, a me pare sfatato il "mito" degli italiani popolo di risparmiatori. O meglio, lo saremo anche stati, molti di noi lo saranno forse ancora per indole, ma è evidente che è difficile mantenere elevati livelli di risparmio in un Paese la cui economia non cresce, il cui stato sociale non assicura molti servizi necessari, per cui i privati sono costretti a pagare di tasca propria (esempi: gli asili nido e la cura degli anziani), in cui non esistono quasi più politiche per la casa, in cui la disoccupazione rimane elevata ecc. In poche parole: ci stiamo mangiando i risparmi accumulati nei decenni passati.
Va poi detto che, essendo l'Italia uno dei Paesi occidentali con la più grande disuguaglianza di ricchezza, ho paura che i "risparmiosi" appartengano alla parte più ricca e privilegiata della società. Un conto è dire che c'è una grande quantità di risparmio, un altro è vedere come questo risparmio sia distribuito nella società.

venerdì 11 febbraio 2011

Un Paese amorale

Le recenti vicende che hanno coinvolto il Presidente del Consiglio ci spingono ancora a cercare, se non cause, circostanze che hanno favorito questo stato di cose, compresa la sostanziale richiesta di impunità che lo stesso Presidente pretende per sé, mentre i suoi colleghi/seguaci di partito lo seguono con grande zelo.
Secoli di dominazione cattolica hanno insegnato agli italiani che il peccato è l'atto più grave che si possa commettere, ma nello stesso tempo che basta una semplice confessione per sistemare tutto. E così molti italiani ancora oggi non conoscono la differenza tra peccato e reato, e tra morale privata ed etica pubblica. Il risultato è che l'Italia è sostanzialmente un Paese amorale.
Non a caso risulta il Paese più corrotto dell'Occidente, e l'unico con tre mafie.
La mancanza di etica pubblica porta una serie di conseguenze negative. Le classi dirigenti sono composte da persone che pensano che la loro funzione non è di servire la collettività, ma è un posto di privilegio da sfruttare per se stessi e i propri amici/parenti. Molti imprenditori appena fanno due soldi ne approfittano per farsi la Porsche o la Ferrari e fare la vacanza alle Maldive, magari mentre i loro dipendenti, precari e sfruttati, tirano a campare con poche centinaia di euro al mese. Di fronte alle ingiustizie nessuno protesta perché in fondo le stesse vittime (candidati ad un concorso che si vedono superare da colleghi raccomandati, lavoratori sfruttati ecc.) se potessero si comporterebbero come i privilegiati, quelli che "ce l'hanno fatta". Quegli stessi che si lamentano per le raccomandazioni, sarebbero i primi a farsi raccomandare per piazzare se stessi o i figli in un posto sicuro. In questa situazione non stupisce che l'indignazione contro la casta, durata qualche anno, si sia di fatto spenta senza conseguenze. Spesso quelli che si lamentano contro i privilegi dei parlamentari, se potessero sarebbero i primi ad usufruirne.
Ovviamente in tutto questo caos ci sono anche persone corrette, politici e amministratori locali che lavorano per il bene pubblico, imprenditori che non hanno come unico scopo il "prendi i soldi e scappa" ma tengono allo sviluppo dell'azienda e al benessere dei lavoratori, cittadini comuni che lavorano e pagano le tasse. Purtroppo ho paura che questi siano la minoranza, o comunque non abbastanza per fare dell'Italia un Paese al passo della modernità.
I politici del Pdl che si dicono cattolici praticanti hanno sostenuto di non avere niente da dire sui comportamenti del loro capo, perché la "responsabilità morale è individuale". Dal canto suo, lo stesso Berlusconi ha sostenuto di essere (soltato) un peccatore, e dunque di non meritare le "persecuzioni" giudiziarie. Ora, a me pare interessante questa svalutazione dell'etica da parte della destra cattolica. Sarà anche vero che la responsabilità per i comportamenti del mio amico, capo o collega che sia, è sua e non mia. Ma io non vado, non frequento e non solidarizzo con chi ha uno stile di vita incompatibile con la mia morale. Soprattutto se milito in un partito e so che io e i miei colleghi con il nostro comportamento possiamo/dobbiamo dare l'esempio, positivo o negativo che sia.
Se il mio comportamento negativo è ridotto a peccato (quasi sempre) veniale, e quello altrui non lo prendo in considerazione in quanto affare suo, di fatto la morale non esiste, o comunque non ha implicazioni pubbliche. L'unica morale risulta essere "ognuno faccia ciò che vuole". E questo è in fondo il significato vero del nome "Popolo delle libertà", che mostrando ancora una volta il suo gran fiuto pubblicitario, Berlusconi ha dato al partito di maggioranza relativa in Italia. Questo è purtroppo lo stato dell'arte sulla morale in Italia.