
C'era da aspettarselo. L'arrivo di Mario Monti a Palazzo Chigi ha scatenato sul web i complottisti, quelli che attribuiscono semplicisticamente tutti i problemi del mondo ad un complotto pluto-giudaico-massonico, che vedrebbe nelle banche, e in particolare in Goldman Sachs, il centro e la fonte di tutti i mali.
E dunque già è grande la nostalgia del bellissimo governo Bossi-Berlusconi-Scilipoti, che sarebbe stato detronizzato dalla BCE e dalla cattiveria dei mercati famelici, che vorrebbero mettere le mani sull'Italia per affamare il popolo e conquistare le sue ricchezze.
Prima di capire quanto ci sia di vero, sarebbe bene ricordare cosa è accaduto nei mesi scorsi per comprende come siamo arrivati in questa situazione.
Cosa è accaduto nei mesi scorsi? E' accaduto che il governo ha ignorato il fatto che l'Italia fa parte dell'Unione Europea, che si trova in una economia di mercato globalizzata, e che aveva bisogno di riconquistare la fiducia nei mercati, che stavano cominciando a mettere in dubbio la capacità dello Stato italiano di ripagare il debito contratto nei confronti degli investitori, dal momento che il Paese non cresce da dieci anni, caso unico in Europa. Dunque, lo Stato, che nessuno costringe a indebitarsi e a chiedere i prestiti ai famosi "mercati", cioè agli investitori, lo Stato, dicevo, doveva recuperare la credibilità perduta operando
riforme strutturali che dimostrassero che il debito pubblico è sotto controllo e che la crescita della spesa pubblica è stata arrestata, e che finalmente il Paese eliminerà gli
ostacoli alla crescita economica, ostacoli che si chiamano burocrazia, pressione fiscale troppo elevata, costi della politica troppo elevati, mercato del lavoro e delle professioni ingessato ecc. Questo ci ha chiesto l'Unione Europea, ma noi, caso unico in Europa, abbiamo fatto orecchie da mercante, abbiamo traccheggiato, abbiamo perso tempo. In poche parole, abbiamo (o meglio il governo ha) lasciato che la situazione degenerasse nonostante i ripetuti richiami delle parti sociali e degli osservatori indipendenti.
Ora, sentire da parte degli stessi che hanno creato le condizioni per il disastro, che un governo guidato da un "
tecnocrate" e un "
banchiere" comporterebbe la perdita della "sovranità" è un po' inquietante. Chi parla di sovranità e di democrazia dovrebbe rendersi conto che nel 2011 non è consentito a nessuno di governare senza sapere nulla di economia. D'altro canto, nell'emergenza non ha senso lamentarsi perché è stato chiamato un esperto. Se mando a fuoco la mia casa, dopo devo almeno avere il buon senso di chiamare i pompieri e di lascarli fare, piuttosto che lamentarmi perché entrando in casa mia, possono violare la "sovranità" del mio domicilio.
Quanto ai sospetti e alle accuse a Monti di essere un "banchiere", un "
uomo di Goldman Sachs", siamo al solito complottismo, intanto perché dal curriculum di Monti, che si può consultare ad esempio su Wikipedia, risulta che Monti è stato "advisor", e dunque consigliere della banca d'affari americana, che non è la stessa cosa che essere "banchiere", inoltre non mi pare che questa sia di per sé una prova che siamo di fronte al Maligno. Una persona si giudica per quello che dice e per quello che fa.
Certamente è facile accusare "le banche" di essere le cause della crisi, e dunque sostenere che non sono loro che ci devono dire cosa dobbiamo fare per uscirne. Ma il ragionamento è troppo semplicistico. L'Italia e la Grecia soffrono per un
debito pubblico eccessivo, debito che è stato creato da una dissennata gestione politica che è durata per decenni, con il consenso della popolazione (consenso dovuto al fatto che la politica non solo sperperava, ma distribuiva anche regali e privilegi). Dunque, le banche non hanno nulla a che fare con la crisi dei debiti sovrani. O quantomeno, non sono state loro a scatenarla.
E' vero che le banche (o meglio, alcune grandi banche d'affari americane, anche qui non è il caso di generalizzare) hanno scatenato la
crisi del 2008, per aver invaso il mercato di titoli derivati e per aver concesso mutui facili a categorie di clienti che non si potevano permettere di ripagarli. Ma questa non è certo l'unica causa della crisi: semmai la finanza creativa è riuscita a nascondere sotto il tappeto i
problemi che l'Occidente già aveva e che prima o poi sarebbero esplosi: un aumento dei debiti pubblici e privati dovuti alla crescita del tenore di vita, che non era più in grado di proseguire ai ritmi a cui si era abituati, essendosi ormai esaurita la spinta propulsiva della crescita elevata.
E questa spinta propulsiva si è esaurita da un lato perché la popolazione è gradualmente invecchiata, dall'altro perché il consumismo ha spostato tutte le spese sui consumi riducendo gli investimenti in infrastrutture, e poi perché i
Paesi emergenti hanno cominciato ad erodere la ricchezza occidentale, facendo concorrenza alle imprese e ai lavoratori occidentali.
Il gioco della globalizzazione è stato, fino a questo momento,
a somma positiva: il numero dei poveri negli ultimi vent'anni è andato diminuendo, e centinaia di milioni di persone sono uscite dall'endemico stato di povertà da cui provenivano, in Asia e America Latina.
Ciò non toglie che l'Occidente, che mantiene comunque un tenore di vita elevato, ci abbia rimesso, e adesso deve ridimensionarsi.
Insomma, non sono le banche fameliche che vogliono fare "macelleria sociale". L'Occidente deve razionalizzare le sue spese perché è iperindebitato e perché non crescerà di molto per alcuni anni. D'altro canto,
in un'economia globalizzata, bisogna essere efficienti. I capitali vengono investiti nei Paesi che offrondo infrastrutture migliori e poca burocrazia, una giustizia rapida ed efficiente, e una tassazione contenuta. E' inutile far finta di vivere sulla Luna, e lamentarsi di una situazione che comunque non è catasfrofica. Sempre che la si sappia gestire con intelligenza.
Quindi l'Italia invece di lamentarsi deve fare tesoro del fatto di essere stata "commissariata" dall'Unione Europea, e deve essere pronta a fare le riforme che comportino sacrifici ma anche la possibilità di avere un futuro. L'alternativa è il declino, o il fallimento.
A Monti è affidato un
compito enorme: avviare il risanamento dell'Italia con il consenso di quella politica che fino ad ora ha lavorato nella direzione opposta, cioè lasciando che i problemi degenerassero senza fare nulla; Monti deve anche riuscire ad evitare di cadere nelle trappole che la politica potrebbe tendergli per i suoi interessi di parte, e per l'invidia nei confronti di un uomo che è stato chiamato a sostituirsi ad una "casta" di incapaci.