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giovedì 19 marzo 2009

Il papa e il preservativo


La dichiarazione di papa Benedetto XVI sull'Aids «Non si può superare con la distribuzione dei preservativi che, anzi aumentano i problemi» ha suscitato le reazioni dell'Unione Europea, che ha detto che il preservativo «è uno degli elementi essenziali nella lotta contro l'Aids e la Commissione Ue ne sostiene la diffusione e l'uso corretto», e dichiarazioni del genere sono venute anche dai governi di Francia e Germania.

Questa vicenda ci dice che per fortuna le istituzioni e i governi internazionali, a differenza di quelle italiane, non hanno timore di replicare al Papa. Sarebbe bene che questo avvenisse più spesso, anche da parte di esponenti politici italiani, perché se il Papa fa una dichiarazione pubblica e si rivolge all'intera società, e non solo ai fedeli, inevitabilmente fa un discorso politico, e dunque non si capisce perché dovrebbe sfuggire ad ogni replica, rimanendo di fatto l'unico discorso di tipo politico che si sottrae al contraddittorio.

Inoltre, ci rendiamo conto una volta di più che al Papa non interessa veramente alleviare le sofferenze delle persone, per cui non si fa problemi a diffondere notizie false che contribuiscono ad aumentare la diffusione delle malattie, la sofferenza e la morte.
Del resto, lo scorso febbraio, in occasione della giornata mondiale del malato, il Papa aveva detto: "Occorre affermare con vigore l'assoluta e suprema dignità di ogni vita umana", che "è bella e va vissuta in pienezza anche quando è debole ed avvolta dal mistero della sofferenza".
E' chiaro che se per il Papa la sofferenza è un mistero metafisico e religioso, che magari consente di ottenere qualche premio nell'aldilà, non sarà un grosso problema l'eventuale diffusione della malattia e della morte. L'importante è che si mantenga in vita il messaggio della Chiesa. Ancora una volta dobbiamo constatare che, come accadeva nei regimi totalitari, l'ideologia fa molte vittime.