Ci risiamo. Sabrina Nobile delle Iene è tornata a sottoporre i nuovi Parlamentari a domande elementari di cultura generale e attualità, e come era accaduto nelle precedenti legislature, alcuni di loro hanno fatto una pessima figura (qui il video). La notizia è che è stata pizzicata anche una parlamentare del Movimento 5 Stelle, quello che si era presentato come il nuovo, quello che doveva portare la meritocrazia al posto delle raccomandazioni e delle nomine fatte secondo logiche di potere. Ebbene, la deputata Gessica Rostellato non sa cosa sia la Bce né chi sia Mario Draghi (che secondo lei è "uno che vuole candidarsi alla Presidenza della Repubblica"), il che significa che non è informata e che non legge i giornali. La cosa in fondo è comprensibile da parte di una rappresentante di un movimento che pensa che i giornali siano robaccia di regime, ma evidentemente la Rostellato non ha saputo fare un uso adeguato neanche di quel Web che sarebbe il luogo sacro della Verità. Magari perché non ha studiato prima, quindi non ha imparato a selezionare le fonti, né a riconoscere ciò che bisogna sapere da ciò che è irrilevante. E forse a leggere tutti i giorni soltanto il blog di Grillo non si diventa poi così informati.
Si potrebbe replicare che la Rostellato può essere solo una pecora nera, che non è giusto metterla in croce per una lieve dimenticanza, che non sono tutti così... può darsi, ma allora questo dovrebbe valere anche per gli altri.
Invece va ricordato che la reazione degli spettatori delle Iene è stata per anni una giusta reazione di indignazione, e la conclusione che molti hanno tratto dalle precedenti inchieste è stata che "sono tutti ignoranti", che "sono tutti uguali" e che "devono andare tutti a casa". Ora invece cominciamo a scoprire che i parlamentari del Movimento 5 Stelle non sono migliori degli altri. In poche settimane abbiamo già conosciuto la falsa laureata, il complottista dei microchip e l'ammiratrice del fascismo. Si potrebbe replicare che i partiti sono lo specchio della società, e la società italiana non è particolarmente colta. Verissimo. Ma allora il 5 Stelle è un partito come gli altri. Anzi, gli altri almeno qualche punta di eccellenza ce l'hanno (ad esempio i neoeletti presidenti delle camere, Boldrini e Grasso), i 5 Stelle non mi pare.
Del resto, Grillo ha voluto selezionare i parlamentari in base alla non appartenenza ai partiti e l'assenza di condanne. L'idea cioè sarebbe che chiunque può fare politica, purché sia onesto e non compromesso coi partiti. Io mi permetto di dissentire. Forse sarebbe stato meglio inserire anche una clausola sulla cultura generale. Si sarebbe potuto usare come parametro i risultati durante tutta la carriera scolastica, ad esempio si dovevano candidare solo quelli che avessero preso il massimo dei voti a partire dalla scuola dell'obbligo. Ma se Grillo avesse fatto una cosa del genere, il suo movimento non avrebbe preso tutti quei voti alle elezioni, perché il successo elettorale si è basato sulla logica "Maria de Filippi" (chiunque può arrivare in alto) che ha consentito a tanti elettori di identificarsi nel movimento, mentre con la "logica dei professori" i risultati sarebbero stati pessimi, come accade ad esempio regolarmente ai Radicali, perché come si sa agli italiani la cultura e la preparazione non piacciono. Inoltre, ma certo non ultimo, come ben sanno i partiti tradizionali, chi è colto è più difficilmente manipolabile.
Forse una cosa che sfugge a Grillo e a tanti altri è che la cultura non è slegata dai valori morali. Infatti la persona colta non è qualcuno che si è inzeppato di conoscenza, ma è uno che si è sforzato di imparare per capire, e di capire per poter risolvere i problemi. Presentarsi in Parlamento senza avere studiato e senza neanche informarsi sull'attualità significa essere presuntuosi, significa pensare che non c'è bisogno di studiare, di riflettere, di ragionare, per capire come risolvere i problemi.
Per quanto mi riguarda, un partito che candida anche solo un personaggio così scarso è inaffidabile. Da questo punto di vista ha ragione Grillo a dire che i partiti sono tutti uguali, ma in questo giudizio dovrebbe aggiungerci anche il suo.
Un osservatorio indipendente sui fatti di cronaca, politica, attualità e cultura.
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mercoledì 20 marzo 2013
domenica 3 luglio 2011
Il finto segretario

La nomina di Alfano a segretario del Pdl ha assunto aspetti paradossali. Si doveva superare il sistema dei tre coordinatori (Verdini, Scajola, La Russa), che invece sono rimasti al loro posto. Il segretario non è stato eletto ma è stato "proposto" da Berlusconi e acclamato con percentuali bulgare (un solo contrario). Non c'erano candidati alternativi.
In una intervista alla Stampa, Scajola ha ammesso che Alfano non è neanche un vero segretario.
Domanda della giornalista (A.Rampino): "Lei sa che la modifica apportata allo statuto fa sì che Alfano non sia un vero segretario politico, dato che sarà sempre Berlusconi a decidere, e non gli organismi del Pdl? La nomina a segretario in democrazia è elettiva e contendibile"
Siamo all'Abc della democrazia, che la giornalista deve insegnare al rappresentante del partito, che però essendo un ex democristiano lo conosce, e infatti risponde: "Sono d'accordo con lei. L'altro giorno abbiamo solo modificato lo statuto in modo da poter avere un segretario politico. Un primo passo, una ripresa di iniziativa. Ma concordo con lei che lo statuto va rifatto, con nuove regole per una vera elezione del segretario".
Insomma, la nomina di Alfano è stata soltanto l'ennesima operazione di maquillage di Berlusconi, abituato così ad ingannare i suoi stessi elettori da 17 anni.
Ma siccome la realtà è diversa dalla finzione, e nella seconda i nodi vengono al pettine, ecco che lo stesso Scajola riconosce che, laddove il dibattito interno è proibito e le correnti sono vietate, si formano le correnti segrete: "Le correnti non sono un fatto positivo. Lo sono in un partito incapace di affrontare il dibattito politico interno".
Ovviamente il vero nodo che nessuno vuole affrontare è la natura monarchica del partito, caso unico nei Paesi democratici (esclusa la Lega, anch'essa monarchica e leninista, con Bossi unico capo indiscusso). Quindi si fa finta di ignorare che, come è ovvio, laddove c'è un monarca, vi saranno anche vassalli, valvassori e valvassini, vi saranno nani e buffoni di corte, cortigiani e trame segrete.
Le intercettazioni recentemente pubblicate che mostrano cosa pensano l'uno dell'altro gli esponenti del Pdl, ne sono un fulgido esempio.
E' certamente triste dover constatare che quello che è stato per anni il primo partito italiano sia un partito di tipo stalinista, nonostante il tanto sbandierato anticomunismo. Ma questo, prima ancora che di Berlusconi, dice qualcosa degli Italiani, che sembrano sempre pronti a delegare a qualcun altro la responsabilità del governo del Paese.
Evidentemente, non siamo all'altezza della democrazia, che richiede uno sforzo di attenzione di partecipazione. Se pensiamo che la democrazia sia votare una volta ogni cinque anni e poi andare al mare, dopo non ci lamentiamo delle caste e delle cricche che infestano il Paese.
Link: L'acclamazione di Alfano
mercoledì 1 giugno 2011
Pdl, partito conservatore

La recente sconfitta alle elezioni amministrative ha posto il problema della leadership e della natura del Pdl, in chiara crisi di consensi. La mia tesi è che il Pdl sia un partito conservatore, che fino ad ora si era ammantato di un finto riformismo, un partito di cui sta emergendo la natura semplicemente conservatrice e dunque sta deludendo chi lo aveva sostenuto aspettandosi dei cambiamenti.
Non c'è nulla di male ad essere un partito conservatore, né ad essere un partito che fa gli interessi dei gruppi sociali privilegiati (ad esempio, le corporazioni professionali). Tutti hanno diritto ad essere rappresentati, anche gli avvocati e i farmacisti, per dire. Più difficile è proporsi nello stesso tempo come riformatori e progressisti, promettere di cambiare l'Italia e poi non farlo.
La crisi del Pdl è dovuta a questo, ma questa è la sua stessa natura. In fondo si poteva capire da subito, o quantomeno dal 2006, alla fine del quinquennio in cui Berlusconi ha governato con un'ampia maggioranza senza fare riforme, che questa era la natura del suo partito (che all'epoca si chiamava Forza Italia).
Il Pdl, come Forza Italia, è nato come negazione dei partiti tradizionali, dunque niente congresso, niente segretario, niente primarie, niente discussione interna, niente sezioni, niente radicamento sul territorio. Addirittura ai comizi della Moratti pare che abbiano dovuto reclutare e pagare dei giovani da far comparire come militani. Il Pdl è un non-partito, un partito del Capo, un partito "cesarista", si è detto.
La cosa interessante è che il suo elettorato è stato fino ad ora entustiasta di questo, come se fosse un plus, non un minus. Ma nonostante l'ottimismo dei suoi militanti, è evidente che un partito così non è in grado di operare profonde riforme nel Paese, perché qualunque lavoro importante richiede la collaborazione di persone comptetenti, la condivisione e anche la competizione di idee, di programmi, di obiettivi.
Caso strano, infatti, in tutti i paesi democratici è così che funzionano i partiti. Nei paesi democratici non esistono partiti in cui il leader non è in discussione, e neanche partiti in cui il leader è sempre lo stesso da 17 anni.
Ma come può un partito dove tutto viene deciso dall'alto, riuscire a risolvere i problemi reali del Paese, proporre una classe dirigente locale e nazionale, esprimere una cultura del dialogo, parlare con le persone per capirne i problemi? Il fatto che il Pdl abbia paura del suo stesso popolo, che rifiuti le primarie, che non concepisca l'idea di un congresso, che non consideri elettive le sue cariche, la dice lunga. Addirittura c'è stato il tentativo di bloccare il Referendum. Del resto la concezione del popolo che ha il Pdl è spiegata bene dalla concezione del leader che avrebbe un "rapporto diretto e speciale" con il "suo" popolo. Non siamo alla Corea del Nord, ma poco ci manca.
A ben guardare il popoulismo discende direttamente dal carattere in realtà elitario del Pdl: per recuperare il rapporto con il popolo in realtà distante, lo si evoca, senza coinvolgerlo veramente.
Può sembrare notevole il fatto che il suo elettorato ci abbia creduto e abbia approvato tutto questo per ben diciassette anni, e ancora oggi molti continuino a dire Forza Silvio, caccia questo e quello, fai questo e quello. Siccome le idee hanno conseguenze, la mancanza di cultura democratica, di volontà di partecipare, di vedere il leader come uno di noi, magari più bravo e più preparato, ma uno di noi, ha prodotto questo risultato. La democrazia non è stata inventata per caso. "Pensaci tu", "ghe pensi mi" o "dopo di me il diluvio" non sono idee accettabili in democrazia. Come diceva Tocqueville, i difetti della democrazia si risolvono con più democrazia, non con meno. Allo stesso modo, i difetti dei partiti italiani, emersi in maniera così netta con Tangentopoli, non si risolvono con meno partiti, o con partiti meno funzionanti o meno democratici, ma si risolvono riformando i partiti stessi. E fino ad ora non si è mai vista una democrazia senza partiti.
Un partito normale è un partito dove le idee e i principi vengono prima delle persone; certo le idee e i principi si devono incarnare nelle persone, ma se un leader lascia, non muore nessuno, soprattutto se ha 75 anni ed è capo assoluto da 17anni. Cambiare aria fa bene a tutti, fa bene alle amministrazioni locali e a quelle nazionali. Le monarchie assolute non sono governate meglio delle democrazie, neanche quelle illuminate.
Il Pd avrà tanti difetti (non ultimo quello di avere ai vertici la stessa oligarchia da troppi anni) ma almeno alla fine ha accettato il principio delle primarie, e quando un candidato proposto dal partito perde, è comunque il meccanismo delle primarie che ha vinto, quindi indirettamente ha vinto il partito che le ha fatte proprie. Accettare le primarie è un sintomo di forza, non di debolezza. Credere che il proprio leader sia l'unico possibile, dire "meno male che lui c'è", è invece sintomo di debolezza, di mancanza di idee e di prospettive.
I militanti del Pdl credono che Silvio è un grande? benissimo, quali sono i suoi insegnamenti? se ci sono, ci sarà qualcuno che li ha fatti propri e che ne potrà raccogliere l'eredità. Silvio voleva fare le liberalizzazioni? benissimo, qualcuno le può fare al posto suo. La verità purtroppo per loro è che Silvio non voleva fare niente, oltre alle promesse non c'è niente, e le sue promesse sono irrealizzabili perché per realizzare profonde riforme prima bisogna fare un lavoro paziente. Ad esempio, prima di tagliare le tasse bisogna ridurre la spesa pubblica. Cosa che ovviamente Silvio non ha fatto. Quindi ora gli elettori del Pdl (quelli che credevano onestamente che fosse un partito riformatore) si ritrovano con un pugno di mosche.
Ormai gli unici che appoggiano ancora il Pdl con convinzione sono quelli che ne avevano capito la vera natura, e lo appoggiavano per quello: il Pdl è un partito conservatore, che si pone come scopo principale quello di impedire alla sinistra di andare al governo, per mantenere l'attuale sistema di potere e gli attuali equilibri economici. Si tratta di una versione tutta italiana del vecchio motto "laissez faire", che in un Paese corporativo significa: lasciamo che il sistema vada avanti così, corporativo e feudale.
La mediocrità di molti esponenti del Pdl discende direttamente dal metodo e dai criteri con cui sono stati scelti: la fedeltà al capo, l'aspetto fisico, la capacità di generare consenso attraverso il mezzo televisivo ecc.
L'aggressività dimostrata nell'ultima campagna elettorale da parte degli esponenti del Pdl è semplicemente necessaria, per coprire quella mancanza di riforme che ha deluso i suoi elettori più ottimisti, quelli che avevano creduto alle promesse. Per recuperare gli elettori delusi non è rimasto altro che accusare gli avversari politici delle peggiori nefandezze.
Del resto l'aggressività e la demonizzazione dell'avversario sono da sempre tratti caratteristici della destra berlusconiana, basti pensare ai suoi giornali e ai suoi telegiornali, dal Giornale al Tg4.
Il Pdl si mostra ormai anche al grande pubblico per quello che è, il partito conservatore delle classi privilegiate, non un partito di popolo. Questo è legittimo, ma è importante capirlo.
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