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giovedì 28 gennaio 2010
Berlusconi e le tasse

sabato 9 gennaio 2010
Zeitgeist Addendum - l'utopia tecnologica
Il film si basa sull'assurda tesi di fondo che già abbiamo affrontato nell'articolo sul Signoraggio, secondo la quale il denaro sarebbe "creato dal nulla" e che sarebbe la radice di tutti i mali (addirittura sostiene che senza denaro non vi sarebbero più crimini...). Propone di eliminare il denaro, senza però spiegare come funzionerebbe il sistema in alternativa, e dimenticando che esperimenti di "ingegneria sociale" per eliminare il mercato (v. il comunismo) sono stati già tentati e si sono rivelati fallimentari. Propone di sostituire all'economia basata sul denaro, un'economia "basata sulle risorse", senza però spiegare come fare concretamente. Sostiene che finché l'economia si baserà sul sistema monetario, sarà impossibile la conversione a forme di energia sostenibile (mentre è proprio quello che sta accadendo...). Utilizza un linguaggio pseudo-scientifico (con tanto di "esperti" che parlano davanti a fotografie di stelle e navicelle spaziali...) per ingannare gli ingenui e chi non è esperto di economia.
In effetti questo documentario può essere usato come test sulla propria capacità di ragionare (chi dopo averlo visto esclama: "è tutto vero!" dimostra di non avere un grande spirito critico..), oltre che sulla capacità di usare il buon senso: possibile mai che tutte le banche e tutti i governi del mondo, di destra e di sinistra, democratici e non, siano in combutta per schiavizzare i loro stessi popoli?
La tesi che nel mondo non vi sia democrazia, e la richiesta di boicottare il sistema, mostrano la visione estremistica (e poco democratica) che anima gli autori del filmato. Tra l'altro questo avviene proprio dopo che l'elezione di Obama ha dimostrato che la democrazia americana (il documentario è americano e parla esplicitamente della democrazia americana come di una finta democrazia) è ancora vitale e che non è necessario che a vincere le elezioni siano sempre i protetti delle lobbies (ma ovviamente per il documentario anche Obama è solo un politico schiavo delle lobbies). Se si vuole cambiare le cose ci si deve impegnare in politica, cercando di convincere la maggioranza, mentre se si boicotta il sistema si dimostra di avere una personalità intollerante e poco democratica, che pretende che le cose vadano come si desidera, senza ascoltare le opinioni e le ragioni altrui.
Al di là del modo suggestivo con cui cerca di porsi, questo documentario presenta parecchie inesattezze, e in genere si basa su considerazioni semplicistiche e su una sociologia d'accatto (esempio: "è impossibile aspettarsi che gli esseri umani si comportino in modo etico e decoroso"). Non vale la pena di soffermarvisi, piuttosto si possono ricordare le tesi principali che emergono dal film. Esse sono estremistiche oltre che semplicistiche (le due cose sono ovviamente collegate: è facile ridurre tutti i problemi ad un'unica causa e prendersela con essa: in questo caso il denaro).
- Intanto si ripropone la tesi che il denaro è creato "dal nulla", che come abbiamo visto non ha senso, infatti le Banche Centrali emettono denaro solo se coperto da beni reali a garanzia, non "dal nulla". Più in generale, non si vuole capire che il denaro è semplicemente un mezzo per misurare e per scambiare la ricchezza, ricchezza che altrove è stata già prodotta (altrimenti il sistema crollerebbe dopo due giorni). Tra le prime forme di denaro un tempo si usava il grano (e infatti esiste ancora l'espressione "il grano" utilizzato come sinonimo di denaro), si sono usate le pecore (da ciò il termine "pecunia"), ecc. E' evidente che nessuno di questi mezzi (compresi l'oro, l'argento o il rame) hanno una base oggettiva o assoluta. Se le banconote sono moneta creata "dal nulla", lo è anche l'oro, il grano, il rame, le pecore e quant'altro. Se l'azione della Banca Centrale di scrivere un valore fittizio nelle banconote è ingiustificabile, lo è anche quella di scrivere un valore nelle monete d'oro. A questo punto, in attesa di proposte alternative, non ci resta che tornare al baratto...
- Si ripete la storia che il denaro crea debito, anzi che sia esso stesso debito. Come abbiamo visto nella pagina sul Signoraggio si tratta di un'altra tesi inconsistente.
- Viene data un'interpretazione erronea del moltiplicatore monetario, sostenendo che si tratti di un ulteriore mezzo per creare moneta "dal nulla" (ma se già la prima era creata dal nulla, che bisogno ci sarebbe di inventarsi altri metodi diabolici per "creare" moneta dal nulla? bastava chiedere altre banconote alla Banca Centrale!) e "quindi" crea debito. In realtà il moltiplicatore è l'ovvio risultato di un sistema in cui esiste il credito. Non c'è niente di così tremendo e luciferino. Se, come vorrebbero gli autori del documentario, si eliminasse il credito, si tornerebbe al livello di povertà di qualche secolo fa.
- Si sostiene che il sistema fondato sul denaro tende a impoverire i popoli perché crea inflazione. Vi è un'evidente contraddizione: si sostiene dapprima che la creazione di moneta genera un "aumento della domanda di beni e servizi" e subito dopo che essa genera un'inflazione, che è una "tassa nascosta". Ma i due processi sono opposti: il primo (l'aumento della domanda di beni e servizi) significa più ricchezza, il secondo (l'aumento dei prezzi e dunque l'inflazione) significa meno ricchezza! Il fatto è che gli autori del film non possono sostenere che il sistema del credito possa avere effetti espansivi per l'economia, perché vogliono sostenere che esso è il male in sé, per cui dopo aver detto (correttamente) che il sistema monetario/bancario può generare un aumento di ricchezza, essi si devono rimangiare le parole e sostenere che in realtà esso crea più povertà!
La tesi che l'inflazione è un metodo nascosto per impoverire la gente è una semplificazione inaccettabile. Se fosse, così i popoli si impoverirebbero sempre di più, e oggi saremmo più poveri di cento anni fa, perché un po' di inflazione è normale nelle economie di mercato. Peccato che oltre ai prezzi, nel lungo periodo tendono a salire anche i salari, e dunque ciò che conta per determinare la ricchezza di una nazione non è il valore del denaro in sé, ma il potere d'acquisto. Se io guadagno un Euro al mese e un pollo costa un Euro, io posso comprare un pollo al mese; se io guadagno 1000 Euro al mese e un pollo costa 10 Euro, io posso comprare 100 polli al mese. Quindi a me non interessa tanto sapere quanti Euro in assoluto costa un pollo, ma quanto costa rispetto al mio stipendio. Ovvio. Ma gli autori del documentario non ci arrivano. "Un dollaro nel 1913 corrispondeva al valore di 21,6 dollari del 2007", si dice nel film, come se questa fosse una grande catastrofe. Invece, (a meno che non si voglia sostenere l'assurda tesi che nel 1913 un cittadino degli Stati Uniti fosse 21,6 volte più ricco che nel 2007!) questo semmai dimostra che l'inflazione non è di per sé causa di povertà. Ovviamente, il film si guarda bene dal dirci qual era lo stipendio medio di un americano nel 1913 e di quanto è salito nel 2007...
- Basandosi sull'origine della moneta, si sostiene che la moneta è debito, dimenticando che il debito normalmente può essere ripagato. Se la banconota da 10 Euro che io ho in tasca in origine è stata emessa perché una banca aveva bisogno di denaro, ciò non significa che anche per me quella banconota valga come debito. Del resto se veramente la moneta fosse debito e dunque il sistema basato su di esso fosse un macigno che ci schiavizza tutti, non si capirebbe come mai nessun economista e nessun Premio Nobel se ne sia accorto...
- Si collega l'esistenza della moneta con il fatto che la gente "è costretta a competere per il lavoro, al fine di ottenere abbastanza denaro dalla base monetaria per coprire il costo della vita". Insomma, purtroppo i soldi non crescono sugli alberi, e per campare guarda un po' che tocca fare, lavorare!
- Si sostiene che l'interesse collegato ai prestiti è impossibile da ripagare, perché non vi sarebbe il denaro per ripagarlo... strano, perché prima ci avevano detto che questo denaro viene creato "dal nulla" e poi moltiplicato tante e tante volte secondo un meccanismo diabolico... ma ora no, questo denaro, quando si tratta di ripagare i debiti con gli interessi, non c'è più. Come sanno bene tutti quelli che nel corso della loro vita hanno contratto un debito o un mutuo, che sono riusciti tranquillamente a ripagare (forse perché non avevano fatto il passo più lungo della gamba e non avevano acceso mutui impossibili per comprare un castello pur avendo uno stipendio normale...).
- Si connette la politica estera americana, volta a rovesciare i governi che non si consideravano vicini agli interessi americani, con il sistema monetario che indebiterebbe i popoli. Ancora una volta si semplifica il quadro, ignorando ad esempio il contributo dato dalla Guerra Fredda (gli Stati Uniti avranno sbagliato a sostenere delle dittature, ma non lo facevano solo per interessi economici). Infatti, va detto che se anche si sostiene che gli Stati Uniti hanno perseguito una politica estera (spesso criticabile) volta a soddisfare i propri interessi, questo non significa che i loro governi volessero schiavizzare gli stessi cittadini americani.
- Un discorso analogo vale per le critiche (tutto sommato condisivibili) alle multinazionali e alla politica seguita dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, che in luogo di aiutare i Paesi poveri hanno spesso contribuito a peggiorare ulteriormente le loro condizioni. Ma questo non c'entra nulla con la creazione della moneta. Inoltre le cose sono raccontate in maniera semplicistica e schematica, ad esempio si sostiene che queste istituzioni internazionali abbiano creato il debito dei Paesi poveri, mentre in genere esse concedono prestiti ai Paesi che per qualche motivo si sono indebitati. Inoltre si sostiene l'assurdità che la coltivazione di oppio in Afghanistan sarebbe gestita dagli Stati Uniti che ne trarrebbero profitto (ovviamente, tutto il male è dalla stessa parte)...
- Una volta trovato il colpevole per tutto, qualsiasi cosa viene collegata ad esso. Per cui anche la scarsità delle risorse è dovuta, secondo il documentario, al sistema monetario. Qui la causa viene scambiata con l'effetto: la scarsità delle risorse semmai è la causa dell'esistenza dell'economia, del denaro, del lavoro ecc. Se si eliminasse il denaro, purtroppo, non cadrebbero le manne dal cielo...
- Si confondono problemi diversi, come quello delle diseguaglianze economiche, cercando di dimostrare che tutti siano riconducibili alla stessa causa, seguendo un approccio semplicistico che trova una monocausa (è tutta colpa di x) per spiegare tutto. Peccato che la povertà sia sempre esistita, anzi prima che esistesse l'economia moneataria le cose non andavano certo meglio. Dopo di che si può convenire sul fatto che l'indebitamento medio dei cittadini-consumatori dei Paesi occidentali sia troppo alto (perché sono stati indotti a vivere di consumi e a non risparmiare), che le politiche delle banche e delle corporations sono spesso volte a massimizzare i propri utili ecc., senza il bisogno di scomodare insensate teorie pseudo-scientifiche sul denaro creato dal nulla e sulla moneta-debito.
Ignorando il fatto che fino ad ora lo sviluppo tecnologico è avvenuto in un'economia di mercato, basata sul denaro e sul profitto, si sostiene che finché permarrà questo sistema, sarà impossibile che la tecnologia venga impiegata per migliorare la qualità della vita delle persone. Questo è evidentemente falso: è sotto gli occhi di tutti che il progresso tecnologico già ha consentito e consente di migliorare la qualità (e la durata) della vita. Certo, l'eccessiva importanza data al profitto ha generato molte distorsioni, ma nel complesso, cosa che il documentario nega, vi è un graduale progresso nelle nostre condizioni di vita e di salute.
E l'energia solare ed eolica, e in generale l'energia pulita, di cui parla il documentario come la soluzione di tutti i mali, è precisamente la direzione verso cui si sta andando. E il consiglio di spegnere la tv e connettersi a Internet per informarsi, di acquistare auto piccole e di utilizzare fonti energetiche alternative, è un po' una scoperta dell'acqua calda, dal momento che milioni di invididui stanno già andando in quella direzione (senza il bisogno di bruciare i soldi e di chiudere le banche...). Come si vede, il pensiero estremistico, essendo quello sì fondato sul nulla, alla fine non produce che banalità...
La profezia che il sistema finanziario americano è destinato al collasso entro 10 anni è tutta da verificare: vedremo appunto se almeno su questo avranno avuto ragione. Il suggerimento di boicottare le tre principali banche americane e di trasferire i propri conti verso altre banche non ha molto senso, se si sostiene che il denaro è un male in sé e che dovrebbe essere abolito: da questo punto di vista una banca vale l'altra. Il comando di boicottare l'esercito ("non permettere mai a te stesso, alla tua famiglia e a chiunque conosci, di arruolarsi nell'esercito") mostra come gli autori del documentario abbiano un atteggiamento violento, proprio quello che vorrebbero combattere...
Il documentario sostiene poi che i problemi di oggi sono tecnici e non politici, ignorando il fatto che la tecnica dispone dei mezzi, ma la scelta dei fini spetta agli esseri umani, attraverso il pubblico dibattito e la politica. E infatti dopo vengono fuori richieste di cambiare il nostro punto di vista, di sentirci parte del tutto, di adottare una filosofia nuova ecc.
La conclusione del documentario sfocia nel misticheggiante stile New Age e presenta una prospettiva utopistica: l'economia di mercato è vista come un ostacolo allo sviluppo tecnologico, e si immagina un futuro in cui la tecnologia da sola, senza leggi, denaro, Stati, prigioni, professioni ecc, possa consentire a tutti di vivere in uno stato di benessere, pace e prosperità. Torna dunque l'abolizione dello stato che evoca lontani ricordi anarchici e marxisti.
E' la versione più moderna delle vecchie utopie. Ingenua e semplicistica, per chi non vuole capire i problemi reali del mondo e preferisce sognare.
domenica 3 gennaio 2010
Le riforme che nessuno vuole

domenica 24 maggio 2009
L'Irlanda sconvolta dall'inchiesta sui preti pedofili
Ancora una volta emerge come la Chiesa sia un'istituzione violenta e repressiva, che quando ha avuto il potere lo ha sempre usato contro le persone. In particolare emerge la grande percentuale di ecclesiastici dediti all'abuso sessuale, ovvio risultato di una morale sessuofobica, repressiva e contro natura.
Spero che queste notizie (che però in Italia vengono il più possibile censurate) contribuiscano a far sì che i cittadini possano aprire gli occhi e rendersi conto che una società moderna non ha bisogno di chiese e di religioni di alcun tipo, tantomeno della Chiesa cattolica.
da Repubblica del 22.5.09
"La mia Irlanda complice dei preti pedofili ", di Joseph O’Connor (il grassetto è mio).
"L'Irlanda in questi giorni sta vivendo un trauma inverosimile e terribile. Dopo aver trascorso il decennio scorso a crogiolarci in una cappa di autocompiacimento per i nostri successi economici, ci troviamo di fronte a una realtà completamente diversa, dalla quale risulta che quel boom è stato illusorio. Politici corrotti, avidi banchieri, speculatori immobiliari hanno quasi mandato a rotoli il nostro Paese e, come se non bastasse, la notizia ufficiale di questi giorni dei maltrattamenti e delle sevizie dei preti sui bambini a loro affidati conferma ciò che sapevamo da tempo nel fondo dei nostri cuori.
In altri Paesi i pedofili si nascondono: in Irlanda si nascondono in piena vista. Nella maggioranza dei casi, i bambini vittime di soprusi e violenza non sono stati creduti. Nessuno ha dato loro retta, nemmeno le loro famiglie. Poiché le rivelazioni delle sistematiche violenze e sopraffazioni sui bambini irlandesi arrivano in questa fase della nostra storia è inevitabile che scatenino rabbia e collera profonde. In parte questa reazione è dovuta ai racconti, così strazianti, così pieni di episodi crudeli da far venire le lacrime agli occhi di chi li legge. In parte, però, è dovuta anche al fatto che è ormai palese che per decenni l'organizzazione più potente e ricca di Irlanda, la Chiesa Cattolica nelle sue molteplici denominazioni, ha fatto tutto ciò che le era possibile per mettere a tacere le sue vittime.
Le scuse - se mai ci sono state - sono state equivoche e ambigue. Sono state assunte frotte di avvocati, incaricati di contestare le accuse. Quando, per le pressioni delle associazioni dei violentati e di un'opinione pubblica sempre più inferocita, si è riusciti a ottenere dalla Chiesa un programma di risarcimenti di natura finanziaria, le sue condizioni si sono rivelate talmente generose nei confronti dei colpevoli che molti hanno giudicato il comportamento del governo a dir poco inadeguato.
Dal mio punto di vista, però, esiste un contesto più ampio in grado di spiegare l'ira del popolo irlandese. Sappiamo che la responsabilità è di molti: le colpe non sono solo della Chiesa Cattolica, né solo di una sfilza di ingiustificabili governi irlandesi, ma della società stessa, di ogni suo elemento. È proprio questo a far sentire così profondamente a disagio l´Irlanda. Quasi tutti erano a conoscenza dei preti pedofili e violenti. Non sto esagerando: una delle organizzazioni di sopravvissuti a questi abominevoli reati si chiama "One in Four" ("Uno su quattro") perché è stato statisticamente provato che circa un quarto dei bambini irlandesi ha subito un maltrattamento fisico o una violenza sessuale, a casa propria, a scuola, ovunque avrebbe dovuto sentirsi invece protetto. C'è chi ha distolto gli occhi guardando, chi si è tappato le orecchie. I bambini sono stati trattati con un'irrilevanza sovrumana in Irlanda, una società che per difendere un prete sarebbe disposta a mettersi a testa in giù in una contorsione morale, ma che per un bambino vittima di stupro non muoverebbe un dito.
Mio padre, cresciuto in un quartiere della classe operaia nella parte antica di Dublino, ricevette l'unica istruzione dai Christian Brothers: malgrado non abbia subito maltrattamenti, né sia mai stato molestato sessualmente, e benché parli con rispetto di quegli istitutori che si occupano dei bambini più poveri, a scuola visse sempre nella paura. Certo, mi riferisco agli anni Quaranta, quando forse i metodi di insegnamento erano ovunque autoritari e brutali. Ma un amico mio coetaneo, che ha frequentato la stessa scuola negli anni Ottanta, mi ha parlato del suo terrore sui banchi di scuola, giorno dopo giorno. Il panico lo assaliva non appena varcava i cancelli della scuola e si dileguava soltanto quando rientrava a casa. Ancora oggi, non è mai tornato a visitare la sua scuola, si tiene alla larga addirittura dalla strada dove si trova, proprio come un vicino di casa che ha riferito a mia moglie di non poter vedere nemmeno da lontano l´edificio nel quale ha studiato, quello stesso istituto gestito dai Christian Brothers. È inevitabile a questo punto chiedersi: dove erano gli ispettori del governo? Dove erano i funzionari? E i burocrati? Come si è potuto permettere che tutto ciò accadesse?
Devo sottolineare che il contributo dato dalla giornalista irlandese Mary Raftery sul canale televisivo nazionale Rte è stato determinante per porre fine all´omertà. La leadership audace e coraggiosa di cui ha dato prova il giornalista Colm O'Gorman - egli stesso vittima di violenze sessuali e maltrattamenti dai preti - è stata fondamentale per costringere le autorità a guardare in faccia la verità. Persone come loro si sono rifiutate di essere messe a tacere, pur avendo incontrato nella loro ricerca di giustizia un numero davvero irrisorio di alleati. Ora penso di sapere perché. Il comportamento di alcuni preti e di alcune suore è stato sicuramente delinquenziale, nella piena accezione del termine. Ma niente è mai stato fatto per fermarli. L'Irlanda, già afflitta dal senso di colpa per gli insuccessi finanziari, ora lo è anche per questi casi di maltrattamento e violenza su minori. Siamo entrati in un vortice di recriminazione, una spirale nella quale gli innocenti sono puniti con i colpevoli. È comprensibile. Alcuni esponenti del clero meritano sicuramente di essere oggetto di stigma, ma il mio ammonimento è che questa è un'altra forma di equivoco morale. Per evitare le accuse si deve essere scioccati, o quanto meno fingere di esserlo. Solo così si riesce a frapporre della distanza tra sé e simili avvenimenti osceni. C'è tuttavia un dato, nudo e crudo, di cui non si può non tener conto: non possiamo dimenticare quanto poco lo Stato abbia fatto per proteggere i poveri irlandesi, e in che misura i bambini irlandesi poveri, più vulnerabili e deboli, affidati a istituzioni di crudeltà dickensiana, siano stati letteralmente abbandonati nella santità dei bassifondi morali. Si tratta di una vecchia storia, una storia terribile. Quando puntate un dito per accusare, siate sempre consapevoli che tre delle dita della vostra stessa mano puntano contro di voi."
Link:
- Il Rapporto della Child Abuse Commission, istituita dal Primo Ministro Irlandese Bertie Ahern nove anni fa.
- 7 marzo: Si è dimesso il segretario di tre papi (da La Stampa).
- L'inchiesta BBC sui preti pedofili (da Repubblica).
- Articolo della CNN sui risultati dell'inchiesta in Irlanda.
- I racconti dei bambini (in inglese, dal sito www.independent.ie/)
martedì 5 maggio 2009
Noi e la Svezia

Un breve confronto tra l'Italia e la Svezia può essere utile per capire le differenze tra il modello scandinavo, tradizionalmente socialdemocratico, basato sul lavoro e sulla parità dei diritti, e quello italiano. La cosa importante da capire è che tutto si tiene, per cui le singole voci si influenzano reciprocamente. Ad esempio se i salari sono alti, la gente è incentivata a lavorare; se i servizi sociali sono di qualità, la gente è incentivata a pagare le tasse, se il livello di istruzione è basso si produrrà poca ricchezza, l'assenza di lavoro spinge molte persone ad entrare nel circuito della criminalità ecc.
- Lavoro.
In Svezia lavorano tutti, donne e uomini. Il tasso di occupazione è dell'81% tra gli uomini e del 79% tra le donne (popolazione tra i 15 e i 54 anni).
In Italia il tasso di occupazione è tra i più bassi dell'Occidente (il 69% della popolazione tra i 15 e i 54 anni), soprattutto quella femminile (il 57%). E non sto parlando qui della disoccupazione: la percentuale degli occupati si calcola sul totale della popolazione attiva (escludendo dunque bambini e anziani). La differenza con la disoccupazione è semplice: c'è chi non lavora e non cerca neanche il lavoro, per cui sfugge alle statistiche sulla disoccupazione. I motivi per cui persone che non hanno un lavoro, non ne sono in cerca, possono essere diversi: perché non sperano di trovarlo (cosa che accade soprattutto al Sud), perché si devono o si vogliono occupare della famiglia (per tradizione molte donne italiane sceglievano di fare la casalinga mentre il "capofamiglia" pensava a portare a casa lo stipendio, ma oggi pesa soprattutto lo scarso livello dello stato sociale, con pochi asili nido e strutture per anziani, che costringe molte persone, sopratutto donne, a dedicarsi a tempo pieno alla famiglia), perché i salari sono bassi (l'Italia ha i salari più bassi d'Europa) e le condizioni di lavoro poco dignitose (tra lavori precari e sottopagati), per cui entrare nel mondo del lavoro, se non è proprio una necessità, non è molto incentivante.
In Svezia i salari sono alti, e non ci sono sostanziali differenze nelle retribuzioni tra uomini e donne. In Italia sono bassi (l'Italia ha i salari più bassi d'Europa). Le donne guadagnano meno degli uomini, anche se sono in genere più preparate (hanno mediamente un grado di istruzione più elevato o comunque con punteggi più alti).
- Sindacati.
In Svezia tutti i lavoratori sono iscritti ai sindacati, i quali tutelano realmente i loro interessi, con il risultato che i lavoratori sono soddisfatti dell'attività dei sindacati. In Italia i sindacati hanno tra gli iscritti in maggioranza pensionati e lavoratori delli grandi imprese, e la maggioranza dei lavoratori non è soddisfatta della tutela offerta dai sindacati. I sindacati sono la categoria istituzionale che riscuote il più basso indice di gradimento tra la popolazione, addirittura inferiore a quella dei politici (solo il 17% degli italiani ha fiducia nei sindacati).
In Svezia sono alte, e tutti le pagano. In Italia erano tradizionalmente basse, ma sono aumentate gradualmente con l'aumentare del debito pubblico. Ma l'evasione fiscale in Italia è enorme (è la più alta dell'Occidente), anche sotto forma di lavoro nero e imprese totalmente sconosciute al Fisco. Il risultato è un circolo vizioso per cui lo Stato è "costretto" ad aumentare il livello delle imposte per compensare le mancate entrate causate dall'evasione.
In Svezia sono ottimi, in Italia sono spesso scadenti e deficitari. La spesa sociale italiana è elevata solo per le pensioni. Mancano strumenti come i sussidi di disoccupazione e gli ammortizzatori sociali, che negli altri Paesi europei sono diffusi.
- Donne in politica.
In Svezia vi è una sostanziale parità nell'accesso alla politica nei posti di potere, compresa la politica. In Italia la percentuale di donne che si occupa di politica, che siede in Parlamento ecc., è la più bassa d'Europa.
- Istruzione.
In Svezia il tasso di istruzione è elevato e l'evasione scolastica praticamente inesistente. L'Italia ha uno dei livelli di istruzione più bassi dell'Occidente, ad esempio ha il più basso numero di laureati d'Europa. Inoltre il livello dell'istruzione media al Sud è decisamente peggiore che al Nord; anche l'evasione scolastica al Sud è elevata, con un numero elevato di studenti che diserta le lezioni delle scuole primarie e secondarie.
- Criminalità.
Oltre all'elevato tasso di evasione ed elusione fiscale, l'Italia si distingue per avere intere regioni in mano alla criminalità organizzata. Questo ha effetti depressivi sull'economia e l'occupazione. Ad esempio l'Italia del Sud praticamente non attrae capitali stranieri. Gli stranieri investono poco in Italia, e certo non al Sud.
- Disuguaglianze sociali.
In Svezia si ritiene che "nessuno si deve sentire molto meglio degli altri", una concezione che farebbe fatica anche solo ad essere compresa in Paesi caratterizzati da elevate disuguaglianze sociali come l'Italia o gli Stati Uniti. L'Italia ha le più grandi differenza tra ricchi e poveri d'Europa. Gli Stati Uniti hanno differenze ancora più grandi, con la differenza però che questi ultimi hanno anche un elevato grado di mobilità sociale, per in base al merito si può effettuare la scalata sociale pur partendo dal basso; l'Italia invece ha anche il più basso grado di mobilità sociale, il che significa che in genere i figli dei ricchi rimarranno ricchi, e i figli dei poveri rimarranno poveri. Quindi, nel nostro Paese non c'è affatto una parità di opportunità tra i più e i meno fortunati. Questo sancisce anche la sconfitta della scuola, che evidentemente non è all'altezza di quanto prescritto nell'articolo 34 della Costituzione: "I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi".
Da questa breve analisi emerge come purtroppo il nostro Paese sia per certi aspetti un Paese pre-moderno, ben lontano dagli standard di civiltà ormai affermatisi in Europa. Certo il confronto con la Svezia è impietoso, ma la distanza rispetto agli altri Paesi dell'Europa continentale (compresi grandi Paesi come la Francia o la Germania) è comunque notevole.Da dove dobbiamo partire per colmare questo incredibile divario?
Forse dovremmo ricominciare, seguendo la lezione dalla Svezia, a prendere familiarità con un termine che abbiamo messo da parte ormai da troppo tempo: uguaglianza. Ricordando però che il termine non va visto in senso repressivo-massificante, ma piuttosto come uguaglianza delle opportunità, dei diritti e dei doveri.
giovedì 9 aprile 2009
Abolire le Province

Ma quali sarebbero i vantaggi dell'abolizione delle Province?
Innanzitutto, la semplificazione dell'amministrazione, e la trasparenza nei confronti dei cittadini. Se nella mia zona c'è qualcosa che non va, io non so se la "colpa" è del governo, della provincia, della regione, del comune, e se vivo in una grande città, del municipio.
Inoltre, con la diminuzione del numero degli amministratori, si darebbe un contributo alla riduzione della voracità della classe politica italiana. Attualmente i tanti posti disponibili tra regioni, province, comuni, oltre alle consulenze esterne fanno sì che vi sia un esercito di persone che vivono di politica e si riciclano da un posto all'altro, magari politici trombati a precedenti elezioni, o gente che deve essere premiata per la propria fedeltà al partito.
Tutto ciò comporterebbe naturalmente anche una riduzione dei costi della politica, stimabile in 3-4 miliardi di Euro l'anno (ovviamente non tutti gli attuali costi delle province sarebbero risparmiati, perché le competenze verrebbero trasferite ad altri enti, per cui le stime che a volte si fanno, di 15 o persino 30 miliardi di Euro, sono decisamente ottimistiche).
Intanto, però, le Province aumentano: erano 95 dal 1974 al 1992, quando hanno ricominciato ad aumentare. Negli ultimi anni sono state istituite le Province di Monza e Brianza, Fermo, Barletta – Andria – Trani (abbreviata con il ridicolo nome di BAT), tre nuove Province (due delle quali con più di un capoluogo, per non scontentare nessuno...) che si vanno ad aggiungere alle sette istituite negli anni precedenti (Biella, Verbano, Lecco, Lodi, Rimini, Prato, Crotone e Vibo Valentia), mentre la Provincia di Forlì è diventata Forlì-Cesena. Inoltre la Regione Sardegna (a proposito, ma ha senso che esistano ancora le Regioni a statuto speciale?) ha istituito quattro nuove Province (tutte con più di un capoluogo, ovviamente...): Olbia-Tempio, Ogliastra, Carbonia-Iglesias, Medio Campidano. Le nuove Province sarde hanno scatenato un conflitto con lo Stato centrale; del resto non si capisce bene che senso abbiano Province che hanno gli stessi abitanti di un quartiere di Roma (in tutta l'Ogliastra ci sono solo 58.000 abitanti).
Ma non è finita: sono in cantiere nuove Province, e se tutto andrà come "deve" nei prossimi anni ne vedremo nascere ancora...
La moltiplicazione delle Province riflette il vizio tutto italiano di chiudersi nel localismo e di esaltare le realtà locali anziché cercare una visione d'insieme. Inoltre è uno strumento per i partiti per controllare il territorio e moltiplicare i centri di spesa. Non a caso attualmente il partito che più si oppone all'abolizione delle Province sembra essere la Lega (che attraverso il suo giornale La Padania aveva addirittura esultato in occasione della creazione delle nuove province lombarde). Nella campagna elettorale 2008 Berlusconi aveva detto: "Non parlo delle Province, perché bisogna eliminarle". Dopo però non se ne è più parlato (di eliminarle, si intende).
Intanto si avvicinano le elezioni amministrative di giugno, che prevedono anche diverse elezioni provinciali. Quello che noi possiamo fare, è... non votare alle elezioni provinciali.
Link: Non serve - non voto
Aboliamo le Province
Gian Antonio Stella - La deriva
martedì 31 marzo 2009
La bufala del non-riscaldamento globale

Una caratteristica del complottismo è quella di considerare con sospetto tutto ciò che ha a che fare con il potere e con il denaro. E poiché un'altra caratteristica fondamentale del complottismo è la legge del sospetto, per cui un sospetto diventa automaticamente una certezza, da quando i governi hanno cominciato ad occuparsi del riscaldamento globale, e da quando le fonti energetiche alternative sono diventate un business, ecco che i complottisti si sono rivolti contro la teoria dell'effetto-serra, sostenendo che, ovviamente, è solo un inganno, voluto dai potenti per fare soldi e/o per sottometterci.
E così, quell'effetto serra (cioè il riscaldamento dell'aria e degli oceani dovuto all'emissione nell'atmosfera di gas in grado di trattenere il calore, in seguito alla combustione di materie come il carbone e il petrolio) che un tempo (quando i governi non se ne occupavano) era una scomoda verità, taciuta dai potenti asserviti ai petrolieri, oggi è diventata una "bufala", una "teoria falsa e non provata". E i governi in passato accusati di essere asserviti alle multinazionali del petrolio, oggi che studiano sistemi di produzione di energia pulita, proprio per affrancarci dall'asservimento al petrolio, ovviamente lo fanno... perché sono asserviti al business dell'energia pulita!
In realtà, negli ultimi 20 anni le prove a favore dell'effetto-serra si sono moltiplicate, oltre al fatto per nulla secondario che la temperatura nel frattempo ha continuato ad aumentare...
Eventi mai verificatisi prima, come la terribile estate del 2003, che ha sbaragliato tutti i precedenti record del caldo nell'Europa centrale e occidentale, ma ancor più fenomeni da tutti osservabili come lo scioglimento dei ghiacciai artici e alpini, costituiscono una prova del fatto che il fenomeno è reale ed è sotto gli occhi di tutti.
Ma è proprio questa, paradossalmente, una delle armi dei complottisti. Secondo il loro punto di vista, proprio ciò sembra, non è, perché c'è sempre un potere occulto che ci manovra (ma loro sono ovviamente troppo intelligenti per farsi ingannare da esso...).
Così, poco importa che istituzioni serissime come l'Ipcc (un gruppo internazionale di scienziati che si occupa dei cambiamenti climatici sotto l'egida dell'Onu), il Noaa o altri producano studi che dimostrano l'esistenza del global warming... poco importa che Al Gore abbia vinto il Premio Nobel per il suo documentario sull'effetto-serra (il Premio Nobel, si sa, non vale niente...), i complottisti non credono a nulla (se non alle loro verità...).
Ma ecco alcuni argomenti usati da chi sostiene che l'effetto-serra è un falso.1- Il clima non è mai fermo, e anche in passato e sempre mutato.
Questo è vero, ma naturalmente non prova che il riscaldamento che stiamo vivendo attualmente non sia dovuto alle attività umane. Quello che occorre considerare è la velocità del cambiamento, e la sua intensità, e inoltre occorre considerare le possibili cause di tale cambiamento. Le grandi variazioni del clima, come le glaciazioni, sono attribuite dagli scienziati a fenomeni astronomici, come i cicli della variazione dell'inclinazione dell'asse terrestre o la precessione degli equinozi, e sono variazioni lente della durata di millenni.
Qui però bisogna capire perché, da 150 anni a questa parte, la temperature media del globo sia in aumento, e soprattutto perché questo amento ha avuto un'accelerazione negli ultimi 30 anni (prima infatti c'erano stati anche periodi di pausa o addirittura di raffreddamento). Se ghiacci millenari cominciano a sciogliersi, viene il sospetto che stia accadendo qualcosa di strano. Anche perché teoricamente, proprio in base ai cicli glaciali del passato, si è visto che dovremmo essere alla fine di un periodo interglaciale, cioè in un massimo di caldo.
2- Non tutti gli scienziati sono d'accordo sulle cause dell'attuale riscaldamento.
Anche questo è vero, ma si tratta di un argomento debole, perché rimane il fatto che la maggior parte degli scienziati pensa che il riscaldamento sia dovuto alle attività umane. L'errore di questa tesi sta dunque nel non quantificare: un conto è dire che il 5% non è d'accordo (cosa che è), un altro è dire che non lo è il 50% (cosa che non è). Questo è anche quello che può sembrare assistendo a certi dibattiti televisivi dove, seguendo lo schema derivato dalla politica, si fanno parlare due ospiti, uno a favore e uno contro, dando così l'impressione errata che si tratti di una materia di opinione, e che il mondo scientifico sia equamente diviso.
Le voci dissenzienti nel mondo della scienza ci sono spesso, ed è bene che ci siano. Ciò non vuol dire che allora tutto sia vero e tutto sia falso, come qualcuno ci vuole far credere, magari per ritagliarsi uno spazio di notorietà.
3- Non c'è una prova definitiva che il riscaldamento sia dovuto alle attività umane.
Qui bisogna vedere cosa si intende per "prova definitiva". Poiché il sistema oceano-atmosfera è estremamente complesso, ed è il risultato della complessa interazione di moltissimi elementi, è molto difficile, anzi è impossibile individuare un'unica causa. Vi è però un sostanziale accordo tra gli scienziati sul fatto che l'attuale riscaldamento è in gran parte (forse non del tutto) dovuto alle attività umane.
E comunque, quale sarebbe l'alternativa, aspettare che i ghiacci si sciolgano e i mari sommergano le città, senza fare nulla e rimanendo in attesa della "pistola fumante"? A quel punto, avremo finalmente scoperto la "prova definitiva". E sarà una magra soddisfazione.
4- L'ultimo anno non è stato più caldo dei precedenti.
Naturalmente quello che occorre guardare è la tendenza. L'ultimo anno non è stato caldissimo, e molti attribuiscono questo fatto al minimo di attività solare che stiamo vivendo. Ma basta dare un'occhiata al grafico inserito in alto, con le temperature dal 1850, per rendersi conto la tendenza al riscaldamento c'è. Ed è evidente.
5- Il vero motivo del riscaldamento sono le scie chimiche.
Naturalmente, poiché il potere è cattivo per definizione, e poiché ovviamente siamo vittime di complotti mondiali, se si verifica un evento come il riscaldamento globale, la colpa non può essere che dei potenti con le loro trame occulte! (v. la bufala delle scie chimiche di cui ci siamo già occupati). Quindi i potenti si divertirebbero a gettare in cielo sostanze in grado di assorbire il calore, forse per aumentare l'effetto-serra e così dare la possibilità ai terribili produttori di pannelli solare e pale eoliche di fare i soldi... ci manca giusto una connessione con l'altra bufala del Signoraggio, ma sono sicuro che i nostri amici complottisti con la loro fervida immazione la sapranno trovare presto...
6- In realtà la temperatura non sta aumentando, e i governi nascondono i dati reali.
Naturalmente una teoria del complotto che si rispetti non si deve far mancare niente, per cui, dopo averci detto che il riscaldamento è dovuto alle scie chimiche, adesso scopriamo che il riscaldamento... non c'è!
Si vede che i ghiacci alpini si ritirano per gioco, e che quelli artici che a ogni fine estate sono sempre più esigui, lo fanno per scherzo... e che dire del fatto che il confine di certe coltivazioni, come quella della vite, si sposta sempre più verso nord, o del fatto che le specie tropicali e sub-tropicali stanno invadendo zone un tempo dal clima temperato, come la pianura padana?
7- La crescita delle città amplifica il reale riscaldamento.
Questo è vero, ma anche qui bisogna quantificare, cioè dire quante sono le stazioni che subiscono questa influenza, quanto è grande l'influenza stessa, e quanto pesa sul totale dei rilevamenti.
Inoltre non si tiene presente il fatto che gli scienziati hanno da tempo provveduto a calcolare l'ampiezza di questo "disturbo", dovuto al fatto che negli ultimi decenni molte stazioni meteorologiche che in precedenza si trovavano in zone di campagna, sono state nel frattempo "invase" dalle città.
Dunque, il riscaldamento globale, ci dicono gli scienziati in grande maggioranza, esiste anche a prescindere da questo fenomeno.