Un osservatorio indipendente sui fatti di cronaca, politica, attualità e cultura.
Visualizzazione post con etichetta Beppe Grillo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Beppe Grillo. Mostra tutti i post
giovedì 20 ottobre 2016
Raggi e il fallimento di Roma
Non credevo che il Movimento 5 Stelle volesse vincere a Roma, in sostanza con questa vittoria si sono creati dei grossi problemi da soli. Già in generale per un partito populista governare è controproducente, dato che la prova del governo è molto più difficile che la protesta, e si è costretti a mostrare che non si possiede la bacchetta magica, e che le soluzioni semplici che si sosteneva di avere finché si era all'opposizione non funzionano. Ma dato che il caso di Roma è veramente disperato, vincere a Roma rischia di essere veramente un suicidio.
Probabilmente hanno accettato di "provare a vincere" perché, dopo il disastro di "Mafia capitale" e delle precedenti amministrazioni di centro-sinistra e centro-destra, hanno visto i sondaggi e hanno capito che non vincere era praticamente impossibile: sarebbe stato già di per sé una sconfitta. Per non vincere avrebbero dovuto scegliere un candidato impresentabile o improponibile, ad esempio un ventenne o un novantenne: sarebbe stata comunque una figuraccia. Oppure sono caduti vittime della loro stessa demagogia, e hanno pensato di essere veramente in grado di risolvere i problemi di Roma: per come la vedo io, Grillo si rende conto di non essere affatto in grado di risolvere i problemi e specula sul malcontento della gente, ma i militanti e chi si candida alle elezioni no, loro ci credono veramente. D'altro canto vengono scelti proprio con questo criterio, in base all'indice di credulità ai vaticini del Sacro Blog.
Come che sia, dopo quattro mesi dall'elezione a sindaco di Roma, Virginia Raggi non ha fatto sostanzialmente nulla. Alcuni dicono che non è vero che non ha fatto nulla, ma che ha già fatto dei danni, ad esempio qui. In ogni caso, sui problemi principali, il debito e le partecipate, in pratica non si è fatto nulla. C'è un motivo o è stata soltanto incapacità e impreparazione? E cosa accadrà adesso?
I primi tre mesi sono passati nel tentativo di nominare gli assessori, ma tra litigi, colpi di mano e dimissioni, ogni volta c'era da rinominare qualcuno. Ora in teoria sarebbe tutto a posto. Ma i problemi grossi della città non vengono affrontati. Perché? Per due motivi.
1. Il primo è che qualunque cosa facesse la Raggi, scontenterebbe una parte del suo elettorato, che essendo un elettorato composito (più o meno diviso a metà tra sinistra e destra) e unito solo nella protesta, quando si tratta di decidere, si divide su tutto. Il caso delle Olimpiadi è stato un buon esempio: la Raggi doveva decidere se confermare o no la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024; in campagna elettorale lei e gli esponenti del suo partito hanno lanciato sapientemente segnali contraddittori, in modo da prendere i voti indipendentemente dalle opinioni degli elettori (Di Maio ha detto a La7 che se avessero vinto avrebbero fatto le Olimpiadi perché loro sono onesti e quindi non rubano, la Raggi ha detto che avrebbe indetto un Referendum, mentre altri, a cominciare da Grillo, hanno detto che le Olimpiadi non s'hanno da fare. Alla fine, quando proprio non si poteva più continuare a prendere tempo, la Raggi ha deciso, e ha scelto per il no alle Olimpiadi.
2. Il secondo motivo, ancora più serio, è che per risolvere i problemi di Roma si dovrebbe sconfessare la diagnosi che il Movimento 5 Stelle fa dei problemi dell'Italia (e in questo caso di Roma), che si può sintetizzare in "è tutta colpa della casta". In sostanza, gli italiani si dividerebbero in una maggioranza di cittadini onesti (la "gente"), vittima del malgoverno, e in una minoranza di politici, imprenditori e banchieri (la "casta"), che li vesserebbe e con le sue malefatte avrebbe distrutto il Paese.
Basta riflettere un attimo per capire che questa è una semplificazione inaccettabile, se non altro perché siamo in democrazia: i "cittadini onesti" votano, e dunque hanno votato per decenni per quei partiti disonesti e incapaci che li avrebbero vessati. E perché lo hanno fatto? Semplice, perché in cambio hanno ricevuto qualcosa. Non tutti naturalmente, ma molti sì. Ma se Grillo avesse l'onestà intellettuale di ammettere questo, cadrebbe tutto il castello di carte che ha costruito, e verrebbe meno la "ragione sociale" del Movimento. D'altro canto, se si esclude i giovani che votano per la prima volta, quelli che ora votano il Movimento, prima per chi votavano? Oppure vengono da Marte?
Ora, il problema fondamentale di Virginia Raggi è cercare di mantenere la promessa di risolvere i problemi di Roma facendo pagare soltanto la "casta" e non la "gente". Ma questo è impossibile.
Gli automobilisti che parcheggiano nelle isole pedonali o nelle strade in doppia fila sono gente o casta?
Gli inquilini degli appartamenti di proprietà del comune di Roma che pagano un euro al mese di affitto sono gente o casta?
I passeggeri della metropolitana e degli autobus che non pagano il biglietto sono gente o casta?
Le migliaia di dipendenti del Comunque e delle partecipate che sono stati assunti anche se non servivano e ora non hanno nulla da fare, ma prendono uno stipendio pagato dai contribuenti di tutta Italia, sono gente o casta?
E potrei continuare.
Ovvio che di fronte a questa situazione, è impossibile risolvere i problemi di Roma se prima non si fa un'operazione di verità, ammettendo che Roma è ridotta così anche per colpa della famosa "gente".
Questo però in teoria si dovrebbe fare in campagna elettorale, perché se ti sei presentato con un determinato programma, che non prevede tagli e sanzioni di nessun tipo alla "gente", dopo non si hanno i consensi per fare ciò che si dovrebbe fare.
In ogni caso, Roma ha accumulato e accumula debiti ogni anno, quindi bisognerebbe invertire nettamente la rotta.
Quello che la Raggi ha detto in campagna elettorale è che si può trovare più di un miliardo di Euro l'anno, colpendo non ben precisati "sprechi". Ora, un miliardo l'anno non è affatto poco. Sono mille Euro a testa tolti ad un milione di persone. O un milione di Euro a testa a mille persone. O centomila Euro a testa a diecimila persone. Insomma, se veramente ci sono questi sprechi così grossi, se c'è gente che ruba o in qualche modo riesce a intercettare tutti questi soldi senza averne diritto, vuol dire che ora c'è qualcuno (più probabilmente: una gran quantità di persone) che ci mangia (o meglio, ci campa). E se vai a colpire questi "sprechi", tutta questa gente si arrabbia, proverà a resistere, a protestare, e comunque dopo non ti voterà più.
D'altro canto, siccome Roma è una città sull'orlo del fallimento, non colpire questi "sprechi" (o quelli veri, laddove si trovano veramente) significa lasciare che la città fallisca. Oppure la sindaca potrebbe sperare che intervenga il governo con una vagonata di miliardi. D'altro canto, Roma è già stata salvata negli anni passati dai governi Berlusconi e Renzi, l'ultima volta con Marino due anni fa. Forse è un po' presto per chiedere di nuovo i soldi (che, è bene ricordarlo, arrivano dai contribuenti di tutta Italia, un Paese che già non ce la fa più con l'attuale livello di pressione fiscale, anche perché appunto spesso le tasse servono a pagare questi sprechi, e non per garantire servizi pubblici o per fare investimenti). Probabilmente i 5 Stelle aspettano di andare al governo e di pensarci loro. D'altro canto i 5 Stelle vorrebbero uscire dall'Euro, per poter fare tutto il deficit che vogliono, e poter stampare la moneta che serve per renderci tutti felici.
Insomma, questa è la situazione, una città praticamente fallita, degna capitale di un Paese a sua volta sull'orlo del fallimento, in mano a chi ha promesso la luna nel pozzo e ora è alle prese con la dura realtà.
venerdì 6 giugno 2014
Grillo e l'evasione fiscale
Se chiedessi ad un elettore o ad un simpatizzante del Movimento 5 Stelle se Grillo e il movimento intendono lottare contro l'evasione fiscale, sicuramente mi risponderebbe di sì. Eppure, ascoltando i discorsi di Grillo e leggendo il suo blog, si può notare una cosa un po' inquietante: Grillo non parla mai di evasione fiscale.
Magari però ci è sfuggito qualcosa, quindi per sicurezza facciamo una ricerca su google: nel blog di Grillo compare mai la parola evasione?
Come si può vedere, nel blog si parla di evasione, ma non nella cartella principale, dove compaiono i post di Grillo e Casaleggio, ma nelle cartelle interne, cioè nei forum delle liste civiche e nelle interrogazioni parlamentari. Andando avanti nelle pagine successive dei risultati di Google, si trovano, nei primi 50 risultati, tra i post principali, soltanto i seguenti articoli:
- Uno intitolato "Yacht ed evasione fiscale", del 2010, scritto per la verità da altri autori (Ferruccio Sansa, Marco Preve), ma che comunque compare nella cartella principale del blog. In questo post si denuncia il fatto che in Italia si trovano molti yacht battenti bandiere straniere, spesso di paradisi fiscali, e ciò viene fatto probabilmente per non pagarci le tasse.
- Un altro, intitolato "I veri evasori", del 2012, anch'esso non scritto da Grillo (l'autore è Paolo Cicerone), in cui si sostiene che la vera evasione non è quella degli artigiani e dei commercianti, cioè dei "piccoli", ma quella dell'economia criminale, delle grandi imprese e degli extracomunitari.
- Un articolo intitolato "Passaparola- L'Italia che evade", del 2012, firmato da Bruno Tinti, dove c'è effettivamente una trattazione abbastanza ampia sul tema, e l'evasione viene effettivamente considerata un problema, senza sottovalutare il problema o scusare qualcuno.
- Un articolo del 2010, intitolato "Lo spesometro", non firmato, quindi scritto probabilmente da Grillo o Casaleggio. Qui si parla dello spesometro, introdotto da Tremonti (chiamato "Tremorti"), che viene definito con un epiteto non proprio elogiativo, e viene presentato come uno strumento di vessazione per il piccolo contribuente, mentre il governo Berlusconi, con la complicità (ovviamente) del Pd (o Pd-l) varava lo scudo fiscale per proteggere i grandi evasori.
Ma voglio restringere la ricerca al periodo successivo al 31 ottobre 2013, cioè quando si avvicinavano le elezioni politiche e ormai il M5S era diventato un partito di rilevanza nazionale. Ecco cosa si trova:
- Un articolo del maggio 2014, intitolato: "Punto 6 programma elettorale M5S: Abolizione del pareggio di bilancio", firmato Sergio Di Cori Modigliani, dove è scritto che il Movimento 5 Stelle si oppone al pareggio di bilancio, perché è figlio di una dottrina "liberista", ed è una scusa per operare "tagli lineari" allo stato sociale. Sull'evasione fiscale si dice: "In un paese come l’Italia in cui l’evasione fiscale tocca la punta massima in Europa (quindi poche entrate) e la spesa di enti pubblici (cioè le uscite) raggiunge picchi vertiginosi (l’Italia ha il più alto numero di enti pubblici nel pianeta, il 90% dei quali è improduttivo, serve soltanto a dare posti di lavoro a tempo indeterminato alle clientele dei partiti verticali) parlare di pareggio di bilancio non ha alcun senso. Se esistesse la volontà politica, lo si potrebbe risolvere in un pomeriggio. Ma non c’è. Non c’è mai stata." Questo è molto interessante: alla vigilia delle elezioni europee, il blog di Grillo non dice che il pareggio di bilancio, che sarebbe utile per rimettere a posto i conti di un paese con un debito pubblico elevato come l'Italia, si deve raggiungere non con tagli lineari ma combattendo l'evasione fiscale e riducendo la spesa pubblica improduttiva. No: ci dice che il pareggio di bilancio non si deve fare, perché "non c'è la volontà politica" di combattere l'evasione e gli sprechi.
Che dire: evidentemente loro questa volontà non ce l'hanno. Essendo un partito che si candida alle elezioni, il Movimento 5 stelle ci dovrebbe dire se lui ce l'ha o no, questa volontà di combattere l'evasione, invece ci dice che non ce l'ha nessuno, quindi va bene così. E il post si conclude con: "Il Movimento 5 Stelle vuole abolire immediatamente tale parametro per consentire alla Banca d’Italia la possibilità di poter varare un piano di investimenti che rilanci l’economia.". Spero non significhi che secondo il Movimento 5 Stelle la Banca d'Italia dovrebbe stampare moneta, per pagare direttamente gli investimenti, ma comunque il concetto è chiaro: per loro la spesa pubblica deve aumentare, non deve diminuire.
Ma la prova definitiva che il Movimento 5 Stelle non considera l'evasione fiscale una priorità, si vede nel programma elettorale per le elezioni politiche del 2013, dove non c'è il minimo accenno all'evasione fiscale. Qualcuno potrebbe pensare che si sia trattato di una dimenticanza, ma in tal caso sarebbe una dimenticanza molto grave, che farebbe pensare che il programma sia stato scritto con i piedi. In ogni caso, ad oggi, dopo più di un anno, il programma non è stato aggiornato, e questa "dimenticanza" è rimasta tale.
Ma perché Grillo e il Movimento non vogliono ridurre l'evasione fiscale e non la denunciano come un problema? Il motivo è molto semplice: perché l'evasione è un comportamento illegale diffuso nella popolazione, mentre l'ideologia grillina prevede un popolo buono e onesto a cui si contrappone una "casta" di politici, grandi imprese e banche, che sarebbero responsabili di tutti i problemi dell'Italia. Dunque l'evasione viene sottaciuta perché farebbe crollare questa ideologia populista, e richiamerebbe la cosiddetta società civile alle sue responsabilità. Ma per i populisti, si sa, il popolo è puro e innocente, e le colpe sono sempre degli altri.
Magari però ci è sfuggito qualcosa, quindi per sicurezza facciamo una ricerca su google: nel blog di Grillo compare mai la parola evasione?
Come si può vedere, nel blog si parla di evasione, ma non nella cartella principale, dove compaiono i post di Grillo e Casaleggio, ma nelle cartelle interne, cioè nei forum delle liste civiche e nelle interrogazioni parlamentari. Andando avanti nelle pagine successive dei risultati di Google, si trovano, nei primi 50 risultati, tra i post principali, soltanto i seguenti articoli:
- Uno intitolato "Yacht ed evasione fiscale", del 2010, scritto per la verità da altri autori (Ferruccio Sansa, Marco Preve), ma che comunque compare nella cartella principale del blog. In questo post si denuncia il fatto che in Italia si trovano molti yacht battenti bandiere straniere, spesso di paradisi fiscali, e ciò viene fatto probabilmente per non pagarci le tasse.
- Un altro, intitolato "I veri evasori", del 2012, anch'esso non scritto da Grillo (l'autore è Paolo Cicerone), in cui si sostiene che la vera evasione non è quella degli artigiani e dei commercianti, cioè dei "piccoli", ma quella dell'economia criminale, delle grandi imprese e degli extracomunitari.
- Un articolo intitolato "Passaparola- L'Italia che evade", del 2012, firmato da Bruno Tinti, dove c'è effettivamente una trattazione abbastanza ampia sul tema, e l'evasione viene effettivamente considerata un problema, senza sottovalutare il problema o scusare qualcuno.
- Un articolo del 2010, intitolato "Lo spesometro", non firmato, quindi scritto probabilmente da Grillo o Casaleggio. Qui si parla dello spesometro, introdotto da Tremonti (chiamato "Tremorti"), che viene definito con un epiteto non proprio elogiativo, e viene presentato come uno strumento di vessazione per il piccolo contribuente, mentre il governo Berlusconi, con la complicità (ovviamente) del Pd (o Pd-l) varava lo scudo fiscale per proteggere i grandi evasori.
Ma voglio restringere la ricerca al periodo successivo al 31 ottobre 2013, cioè quando si avvicinavano le elezioni politiche e ormai il M5S era diventato un partito di rilevanza nazionale. Ecco cosa si trova:
- Un articolo del maggio 2014, intitolato: "Punto 6 programma elettorale M5S: Abolizione del pareggio di bilancio", firmato Sergio Di Cori Modigliani, dove è scritto che il Movimento 5 Stelle si oppone al pareggio di bilancio, perché è figlio di una dottrina "liberista", ed è una scusa per operare "tagli lineari" allo stato sociale. Sull'evasione fiscale si dice: "In un paese come l’Italia in cui l’evasione fiscale tocca la punta massima in Europa (quindi poche entrate) e la spesa di enti pubblici (cioè le uscite) raggiunge picchi vertiginosi (l’Italia ha il più alto numero di enti pubblici nel pianeta, il 90% dei quali è improduttivo, serve soltanto a dare posti di lavoro a tempo indeterminato alle clientele dei partiti verticali) parlare di pareggio di bilancio non ha alcun senso. Se esistesse la volontà politica, lo si potrebbe risolvere in un pomeriggio. Ma non c’è. Non c’è mai stata." Questo è molto interessante: alla vigilia delle elezioni europee, il blog di Grillo non dice che il pareggio di bilancio, che sarebbe utile per rimettere a posto i conti di un paese con un debito pubblico elevato come l'Italia, si deve raggiungere non con tagli lineari ma combattendo l'evasione fiscale e riducendo la spesa pubblica improduttiva. No: ci dice che il pareggio di bilancio non si deve fare, perché "non c'è la volontà politica" di combattere l'evasione e gli sprechi.
Che dire: evidentemente loro questa volontà non ce l'hanno. Essendo un partito che si candida alle elezioni, il Movimento 5 stelle ci dovrebbe dire se lui ce l'ha o no, questa volontà di combattere l'evasione, invece ci dice che non ce l'ha nessuno, quindi va bene così. E il post si conclude con: "Il Movimento 5 Stelle vuole abolire immediatamente tale parametro per consentire alla Banca d’Italia la possibilità di poter varare un piano di investimenti che rilanci l’economia.". Spero non significhi che secondo il Movimento 5 Stelle la Banca d'Italia dovrebbe stampare moneta, per pagare direttamente gli investimenti, ma comunque il concetto è chiaro: per loro la spesa pubblica deve aumentare, non deve diminuire.
Ma la prova definitiva che il Movimento 5 Stelle non considera l'evasione fiscale una priorità, si vede nel programma elettorale per le elezioni politiche del 2013, dove non c'è il minimo accenno all'evasione fiscale. Qualcuno potrebbe pensare che si sia trattato di una dimenticanza, ma in tal caso sarebbe una dimenticanza molto grave, che farebbe pensare che il programma sia stato scritto con i piedi. In ogni caso, ad oggi, dopo più di un anno, il programma non è stato aggiornato, e questa "dimenticanza" è rimasta tale.
Ma perché Grillo e il Movimento non vogliono ridurre l'evasione fiscale e non la denunciano come un problema? Il motivo è molto semplice: perché l'evasione è un comportamento illegale diffuso nella popolazione, mentre l'ideologia grillina prevede un popolo buono e onesto a cui si contrappone una "casta" di politici, grandi imprese e banche, che sarebbero responsabili di tutti i problemi dell'Italia. Dunque l'evasione viene sottaciuta perché farebbe crollare questa ideologia populista, e richiamerebbe la cosiddetta società civile alle sue responsabilità. Ma per i populisti, si sa, il popolo è puro e innocente, e le colpe sono sempre degli altri.
giovedì 20 marzo 2014
La bufala dell'acqua pubblica
A febbraio, durante l'incontro tra Renzi e Grillo, in occasione dei colloqui per la formazione del governo, Grillo ha impedito a Renzi di parlare, usando tra gli altri argomenti, quello secondo cui Renzi vorrebbe privatizzare l'acqua: "noi siamo i conservatori, noi vogliamo l'acqua pubblica tu la vuoi privatizzare", e questa frase l'ha detta due volte. "Tu sei una persona buona che rappresenta un potere marcio, che noi vogliamo cambiare totalmente".
Dunque la privatizzazione dell'acqua sarebbe uno degli "scandali" per cui Grillo si rifiuta di abbassarsi al livello dei partiti tradizionali, e con cui rifiuta ogni dialogo.
Ma in cosa consisterebbe questo scandalo della privatizzazione?
Nel 2011 si tenne un Referendum per abrogare una legge del 2009 che consentiva a società private di intervenire nella gestione, e non nella proprietà, dell'acqua. Infatti, per legge l'acqua appartiene al demanio pubblico, e la proprietà è una cosa diversa dalla gestione.
Ma quali sono i motivi per cui il comitato per l'acqua pubblica si è battuto per abrogare la legge? Per prima cosa, si notano considerazioni che sembrano più che altro folkloristiche o tutt'al più poetiche: l'acqua è pura, è buona, è dolce, è trasparente ecc. Con questo ragionamento anche la terra, che è madre, ci nutre, ci ospita ecc., dovrebbe essere resa pubblica, ma siccome nessuno ha il coraggio di chiedere una cosa del genere, si preferisce mettere un paletto su un bene molto meno rilevante dal punto di vista economico, quindi di fatto si fa un discorso di principio, che non cambia nella sostanza le cose, come spesso accade in Italia.
A parte questo, ciò che si è voluto impedire è che i privati ottenessero un profitto dalla gestione dell'acqua. Essendo l'acqua un bene comune, dicevano i promotori, non è giusto che sia fonte di profitto.
Ma cosa è meglio, che la gestione sia pubblica o privata? La questione non è così semplice come viene presentata, ma è complessa, comunque si possono fare alcune considerazioni generali.
Da un lato, il settore pubblico tende ad essere inefficiente (quanto meno in Italia), e non è neanche detto che non sia costoso. E i costi non sempre sono chiaramente individuabili, perché non è detto che tutti i costi legati alla gestione dell'acqua finiscano in bolletta: i dipendenti pubblici, magari assunti secondo logiche clientelari, o i dirigenti, magari troppo pagati, potrebbero essere pagati dallo stato senza che il cittadino se ne accorga, cioè con le sue tasse anziché con la bolletta dell'acqua.
Dall'altro lato, il settore privato tende ad essere efficiente solo se stimolato dalla concorrenza o da regole certe, e comunque richiede un profitto per poter lavorare.
Dunque, al di là del principio (su cui si può discutere, ma che all'atto pratico conta poco) se sia "giusto" o meno che un bene pubblico possa portare un profitto, è evidente come il diavolo si nasconda nei particolari, e quindi è comunque necessario che lo stato ponga delle regole e vigili sulla gestione dell'acqua (mentre in Italia in genere i controllori e i controllati coincidono). Non è cioè sufficiente che l'acqua sia pubblica, come sembrano far credere quelli che difendono l'acqua pubblica in maniera ideologica, rifiutandosi persino di discutere con chi la pensa diversamente.
E la pessima situazione italiana è lì a ricordarcelo: soprattutto al sud, le condutture sono un colabrodo, spesso l'acqua arriva razionata, non arriva per nulla o arriva cattiva e salata, mentre in alcune zone mancano i depuratori per cui le acque reflue vengono scaricate direttamente nei fiumi o in mare. La bolletta per i cittadini è più alta (rispetto alle zone dove funziona meglio) per avere un servizio peggiore.
E' stato calcolato che rimettere a posto tutta la rete costerebbe 2/4 miliardi l'anno per i prossimi 20/25 anni, cioè una cinquantina di miliardi in tutto. Prima o poi questi soldi qualcuno li dovrà tirare fuori. I privati, chiedendo (giustamente, se chiamati a contribuire) in cambio un profitto, oppure lo stato stesso (cioè i cittadini), sperando (o vigilando) che non ne approfitti per moltiplicare le spese, assumendo amici e parenti, facendo passare mazzette ecc.
Insomma, l'alternativa non è tra il paradiso e l'inferno, ma tra due situazioni che probabilmente non saranno molto diverse tra loro.
Ancora una volta la politica italiana, invece di pensare a risolvere i problemi reali, fa battaglie di principio, su questioni inutili, secondarie (chi dovrà gestire l'acqua) o del tutto inesistenti, facendole passare per questioni di vitale importanza, e le usa come armi per delegittimare gli avversari.
Come è evidente per chiunque abbia un po' di buon senso, la cosa importante per quanto riguarda l'acqua (e non solo) è come viene gestita, non chi la gestisce.
mercoledì 20 marzo 2013
Sono proprio tutti uguali
Ci risiamo. Sabrina Nobile delle Iene è tornata a sottoporre i nuovi Parlamentari a domande elementari di cultura generale e attualità, e come era accaduto nelle precedenti legislature, alcuni di loro hanno fatto una pessima figura (qui il video). La notizia è che è stata pizzicata anche una parlamentare del Movimento 5 Stelle, quello che si era presentato come il nuovo, quello che doveva portare la meritocrazia al posto delle raccomandazioni e delle nomine fatte secondo logiche di potere. Ebbene, la deputata Gessica Rostellato non sa cosa sia la Bce né chi sia Mario Draghi (che secondo lei è "uno che vuole candidarsi alla Presidenza della Repubblica"), il che significa che non è informata e che non legge i giornali. La cosa in fondo è comprensibile da parte di una rappresentante di un movimento che pensa che i giornali siano robaccia di regime, ma evidentemente la Rostellato non ha saputo fare un uso adeguato neanche di quel Web che sarebbe il luogo sacro della Verità. Magari perché non ha studiato prima, quindi non ha imparato a selezionare le fonti, né a riconoscere ciò che bisogna sapere da ciò che è irrilevante. E forse a leggere tutti i giorni soltanto il blog di Grillo non si diventa poi così informati.
Si potrebbe replicare che la Rostellato può essere solo una pecora nera, che non è giusto metterla in croce per una lieve dimenticanza, che non sono tutti così... può darsi, ma allora questo dovrebbe valere anche per gli altri.
Invece va ricordato che la reazione degli spettatori delle Iene è stata per anni una giusta reazione di indignazione, e la conclusione che molti hanno tratto dalle precedenti inchieste è stata che "sono tutti ignoranti", che "sono tutti uguali" e che "devono andare tutti a casa". Ora invece cominciamo a scoprire che i parlamentari del Movimento 5 Stelle non sono migliori degli altri. In poche settimane abbiamo già conosciuto la falsa laureata, il complottista dei microchip e l'ammiratrice del fascismo. Si potrebbe replicare che i partiti sono lo specchio della società, e la società italiana non è particolarmente colta. Verissimo. Ma allora il 5 Stelle è un partito come gli altri. Anzi, gli altri almeno qualche punta di eccellenza ce l'hanno (ad esempio i neoeletti presidenti delle camere, Boldrini e Grasso), i 5 Stelle non mi pare.
Del resto, Grillo ha voluto selezionare i parlamentari in base alla non appartenenza ai partiti e l'assenza di condanne. L'idea cioè sarebbe che chiunque può fare politica, purché sia onesto e non compromesso coi partiti. Io mi permetto di dissentire. Forse sarebbe stato meglio inserire anche una clausola sulla cultura generale. Si sarebbe potuto usare come parametro i risultati durante tutta la carriera scolastica, ad esempio si dovevano candidare solo quelli che avessero preso il massimo dei voti a partire dalla scuola dell'obbligo. Ma se Grillo avesse fatto una cosa del genere, il suo movimento non avrebbe preso tutti quei voti alle elezioni, perché il successo elettorale si è basato sulla logica "Maria de Filippi" (chiunque può arrivare in alto) che ha consentito a tanti elettori di identificarsi nel movimento, mentre con la "logica dei professori" i risultati sarebbero stati pessimi, come accade ad esempio regolarmente ai Radicali, perché come si sa agli italiani la cultura e la preparazione non piacciono. Inoltre, ma certo non ultimo, come ben sanno i partiti tradizionali, chi è colto è più difficilmente manipolabile.
Forse una cosa che sfugge a Grillo e a tanti altri è che la cultura non è slegata dai valori morali. Infatti la persona colta non è qualcuno che si è inzeppato di conoscenza, ma è uno che si è sforzato di imparare per capire, e di capire per poter risolvere i problemi. Presentarsi in Parlamento senza avere studiato e senza neanche informarsi sull'attualità significa essere presuntuosi, significa pensare che non c'è bisogno di studiare, di riflettere, di ragionare, per capire come risolvere i problemi.
Per quanto mi riguarda, un partito che candida anche solo un personaggio così scarso è inaffidabile. Da questo punto di vista ha ragione Grillo a dire che i partiti sono tutti uguali, ma in questo giudizio dovrebbe aggiungerci anche il suo.
Si potrebbe replicare che la Rostellato può essere solo una pecora nera, che non è giusto metterla in croce per una lieve dimenticanza, che non sono tutti così... può darsi, ma allora questo dovrebbe valere anche per gli altri.
Invece va ricordato che la reazione degli spettatori delle Iene è stata per anni una giusta reazione di indignazione, e la conclusione che molti hanno tratto dalle precedenti inchieste è stata che "sono tutti ignoranti", che "sono tutti uguali" e che "devono andare tutti a casa". Ora invece cominciamo a scoprire che i parlamentari del Movimento 5 Stelle non sono migliori degli altri. In poche settimane abbiamo già conosciuto la falsa laureata, il complottista dei microchip e l'ammiratrice del fascismo. Si potrebbe replicare che i partiti sono lo specchio della società, e la società italiana non è particolarmente colta. Verissimo. Ma allora il 5 Stelle è un partito come gli altri. Anzi, gli altri almeno qualche punta di eccellenza ce l'hanno (ad esempio i neoeletti presidenti delle camere, Boldrini e Grasso), i 5 Stelle non mi pare.
Del resto, Grillo ha voluto selezionare i parlamentari in base alla non appartenenza ai partiti e l'assenza di condanne. L'idea cioè sarebbe che chiunque può fare politica, purché sia onesto e non compromesso coi partiti. Io mi permetto di dissentire. Forse sarebbe stato meglio inserire anche una clausola sulla cultura generale. Si sarebbe potuto usare come parametro i risultati durante tutta la carriera scolastica, ad esempio si dovevano candidare solo quelli che avessero preso il massimo dei voti a partire dalla scuola dell'obbligo. Ma se Grillo avesse fatto una cosa del genere, il suo movimento non avrebbe preso tutti quei voti alle elezioni, perché il successo elettorale si è basato sulla logica "Maria de Filippi" (chiunque può arrivare in alto) che ha consentito a tanti elettori di identificarsi nel movimento, mentre con la "logica dei professori" i risultati sarebbero stati pessimi, come accade ad esempio regolarmente ai Radicali, perché come si sa agli italiani la cultura e la preparazione non piacciono. Inoltre, ma certo non ultimo, come ben sanno i partiti tradizionali, chi è colto è più difficilmente manipolabile.
Forse una cosa che sfugge a Grillo e a tanti altri è che la cultura non è slegata dai valori morali. Infatti la persona colta non è qualcuno che si è inzeppato di conoscenza, ma è uno che si è sforzato di imparare per capire, e di capire per poter risolvere i problemi. Presentarsi in Parlamento senza avere studiato e senza neanche informarsi sull'attualità significa essere presuntuosi, significa pensare che non c'è bisogno di studiare, di riflettere, di ragionare, per capire come risolvere i problemi.
Per quanto mi riguarda, un partito che candida anche solo un personaggio così scarso è inaffidabile. Da questo punto di vista ha ragione Grillo a dire che i partiti sono tutti uguali, ma in questo giudizio dovrebbe aggiungerci anche il suo.
martedì 12 marzo 2013
Grillino demystified
Come accadeva già con Berlusconi, il problema principale non è il candidato ma sono gli elettori. Infatti, dietro il successo di un politico, si nasconde una serie di idee che i suoi elettori professano. Queste idee possono essersi sedimentate nella società civile nel corso degli anni, oppure possono essere state introdotte nel cervello degli elettori da una sapiente campagna di stampa. Sta di fatto che ci sono.
Quelli che non votavano Berlusconi si sono chiesti per anni: quando capiranno? quando smetteranno di votarlo? ma gli elettori di Berlusconi non capivano, e continuavano a votarlo. Ma perché? Semplice, perché dal loro punto di vista non c'era niente da capire. Infatti, l'elettore berlusconiano medio, pensa che i politici siano tutti ladri. Anzi, pensa che l'uomo per natura è ladro, che chi può ruba. Inoltre, l'elettore berlusconiano medio pensa che i comunisti mangiano i bambini. E soprattutto, che vogliono fargli pagare più tasse (o le tasse). Ecco perché Berlusconi è stato votato nonostante i suoi processi, nonostante gli scandali che hanno spesso coinvolto quelli del suo partito e i suoi alleati. Invece, il crollo dei consensi, Berlusconi l'ha ottenuto quando ha messo l'Imu, il redditometro ed Equitalia. Poi, si è ripreso in parte, sostenendo in campagna elettorale di non avere nulla a che fare con quei provvedimenti (come Bart Simpson quando dice: "non sono stato io").
Comunque nel caso di Berlusconi è stato, almeno all'inizio, difficile capire i suoi elettori, perché in genere non parlavano, si mimetizzavano, si nascondevano, mentre nel caso dei grillini è facile perché hanno lasciato e lasciano in continuazione in rete, il loro luogo d'elezione, ampie testimonianze sulla loro visione del mondo. Spesso mi è capitato di discutere con loro, come credo a molti, e quasi sempre sono stato accusato di essere: disinformato, corrotto, pagato dalle banche o dai partiti. Be' che dire, magari fossi pagato. Ok, era solo una battuta.
In pratica, per il grillino medio, chi non è d'accordo con lui (e dunque a sua volta è d'accordo con Beppe) è ignorante o in malafede. Da ciò si deduce che per il grillino
1- esiste una sola verità.
Per questo una discussione è praticamente impossibile, perché il grillino è stato educato (diciamo così) a screditare sistematicamente chi non la pensa come lui. Prendiamo ad esempio gli inceneritori: al grillino non interessa il fatto che ce ne siano tanti in tutta Europa, anche in Paesi che normalmente consideriamo più avanzati del nostro, né che eminenti scienziati non li considerano dannosi: evidentemente i governi che hanno deciso di costruirli erano corrotti, e gli scienziati che li difendono sono... anche loro corrotti.
Il punto non è naturalmente che si possa essere contrari agli inceneritori, ma semmai che il grillino non riconosce la legittimità delle idee diverse dalla sua. Questo è naturalmente un atteggiamento antidemocratico, ma lui non lo sa.
Questo avviene anche per una semplificazione estrema del pensiero, che non tiene conto dei pro e dei contro, né delle alternative. Il grillino non pensa cioè che una cosa (in questo caso l'inceneritore) potrebbe avere dei pro e dei contro, potrebbe portare dei danni che però vanno paragonati alle alternative. No: per lui una cosa o è buona o è cattiva, o fa bene o fa male. Con questa logica si dovrebbero abolire le automobili perché in circa un secolo hanno prodotto milioni di morti sulle strade. Ma naturalmente il grillino, con una logica faziosa, usa questo modo di ragionare solo per le cose che non piacciono a lui. Quindi magari prende l'automobile per andare a comprare il pollo a chilometro zero o per farsi una bella gita al mare. Ma non vuole sentir parlare di inceneritori, perché non piacciono a lui, e soprattutto al suo capo.
Pensiamo anche alla Tav: il grillino non concepisce che, almeno in linea teorica, una grande opera come quella possa portare dei vantaggi, che in futuro forse il traffico di merci in Europa potrebbe aumentare, che forse a lungo andare sarebbe meno inquinante trasportare le merci su rotaia anziché su gomma, che chi ha concepito l'opera non l'ha fatto soltanto per biechi interessi ecc. No: per lui è tutto chiaro, la Tav è un crimine, punto e basta.
Un altro esempio si potrebbe fare per i vaccini: per il grillino medio i vaccini fanno male. E come "prova" ti porta il fatto che anni fa un ministro prese una tangente da una multinazionale che produceva i vaccini (il che per lui è la prova inconfutabile che i vaccini fanno male), oppure ti porta qualche caso di bambini che si sono ammalati o sono morti dopo aver preso dei vaccini. Anche qui, il grillino non valuta i pro e i contro e le alternative: non gli viene in mente che senza vaccini i bambini morti potrebbero essere milioni. No: per lui i vaccini, come tutto, o sono buoni, o sono cattivi. Una via di mezzo non esiste. Una scelta tra alternative, nessuna delle quali porti dritto al paradiso, neanche.
Se la verità è una sola, ne discende che
2- solo chi possiede la verità ha il diritto di governare, e lo deve fare da solo.
Il grillino pensa che basti che il Movimento vada (da solo) al governo, perché tutto si risolva e l'Italia diventi un paradiso.
Ma perché fino a questo momento i governi non hanno applicato quell'unica verità che per loro è così evidente? Semplice, perché sono disonesti. I partiti non hanno alcuna funzione positiva, sono solo associazioni a delinquere, servono solo per rubare il denaro dei cittadini onesti. Essendo la verità una sola, non c'è niente da mediare, niente da discutere, niente da elaborare. Ecco perché per il grllino
3- in politica l'onestà è tutto
Questo discende dagli assunti precedenti: se la verità è una sola ed è già conosciuta, è evidente che, se chi è al governo ora non la applica, ciò non può essere dovuto che alla sua disonestà. Infatti, per il grillino tutti i politici (tranne Grillo e Casaleggio), sono corrotti e antepongono i loro biechi interessi personali al bene pubblico. In realtà, a ben guardare questo potrebbe essere dovuto anche all'ignoranza o alla stupidità di chi è al governo, ma in generale i grillini battono sul tasto dell'onestà, e in secondo luogo, della disinformazione, mentre la stupidità non viene contemplata come possibile causa del malgoverno.
Quindi, chi si aspetta che adesso i grillini "aprano gli occhi", ora che ci comincia a capire quanto siano impreparati i nuovi parlamentari del Movimento, si sbaglia, perché per loro la preparazione non è importante (come non lo è l'onestà per i berlusconiani). Conta solo essere onesti, tanto poi si tratterà di pigiare sul tasto per votare i provvedimenti giusti voluti "dalla base" (cioè da Grillo e Casaleggio).
E quindi a che servono i partiti? Vagli a spiegare che i partiti esistono in tutti i Paesi (almeno quelli democratici), che servono a rappresentare i diversi pezzi della società, mediando i loro interessi, trovando un punto comune tra esigenze diverse, elaborando un programma coerente ecc. E che per funzionare, i partiti hanno un costo, come ha un costo tutto. No, per il grillino, dal momento che la verità è una sola, e per governare basta applicarla, ecco che
4- i partiti sono inutili
Un'altra caratteristica del grillino è l'incapacità di fare un'analisi equilibrata dello stato attuale dell'Italia. Per fare questo bisogna saper usare i numeri, saper scegliere qualche parametro misurabile, e fare il confronto con gli altri paesi. Ad esempio, se si usa il Pil, si scopre che l'Italia è al decimo posto nel mondo, se si usa la speranza di vita, si scopre che l'Italia è al quarto posto nel mondo, e al secondo tra i Paesi grandi dopo il Giappone. Se si guarda all'Indice di Sviluppo Umano, si vede che l'Italia fa comunque parte del primo gruppo. Quindi, avrà dei problemi, ma non è il Paese peggiore in cui vivere. Ad esempio in Spagna, dove non ci sono D'Alema e Berlusconi, la disocuppazione è il doppio che in Italia. Ma il grillino, da bravo arci-italiano, senza guardare a cosa accade all'estero, pensa che l'Italia sia al livello del Burkina Faso. E pensa, perché glielo ha raccontato Grillo nel suo blog, che
5- i partiti hanno distrutto l'Italia.
Intanto, una frase del genere comporta che l'Italia sia un Paese distrutto. Ma è vero? Siamo forse al livello del 1945, siamo ridotti a un cumulo di macerie? Qui si vede proprio l'incapacità di valutare i fatti. E questo è molto strano: almeno, nel 1945 l'Italia era stata distrutta dalla guerra. Quindi per i grillini i governi degli ultimi venti anni avrebbero fatto più o meno i danni di una guerra mondiale. Questo significa che per loro
6- La situazione di un Paese dipende interamente dal suo governo
Si vede che gli storici, i sociologi e gli economisti non hanno capito niente, perché nelle analisi delle crisi e delle decadenze del passato (come ad esempio l'antica Roma o l'Unione Sovietica), ma anche delle ascese e dei periodi di crescita, non viene mai citata come unica causa il governo. Nel bene e nel male, lo stato di una società dipende dalle forze produttive e dalle condizioni economiche, sociali, culturali e politiche di quella società. Se ad esempio i cittadini hanno come scopo nella vita quello di imboscarsi in un ministero per non lavorare, oppure se non pagano le tasse, questo andazzo avrà ripercussioni negative sull'intera società. Anzi da questo punto di vista la stessa esistenza dei grillini è uno dei sintomi della decadenza della società (cioè la società civile tende ad autoassolversi e non riconosce le cause dei propri mali). Eppure sono secoli che gli storici e i filosofi denunciano i difetti degli italiani, da Guicciardini a Leopardi, da Mazzini a Gramsci. Ma no, per i grillini è tutta colpa dei partiti. Per uscire da questo impasse, forse farebbero bene ogni tanto ad aprire qualche libro, invece di leggere soltanto il blog di Grillo o di Byoblu.
Ora vorrei sapere come si può pensare che un governo democraticamente eletto, anzi una serie di governi che ogni volta vengono scelti dai cittadini, possano distruggere da soli un Paese. Una cosa del genere può capitare in una dittatura, dal momento che chi comanda può imporre la propria volontà, e per anni, alla società intera. Invece qui si presuppone che mentre in Italia i due schieramenti (Il Pdl e il Pdmenoelle, per usare il linguaggio di Grillo) si succedevano distruggendo l'Italia, la società civile ne subiva la mala politica passivamente, che gli elettori continuavano a votarli, che la confindustria, i sindacati, i mass media, siano rimasti a guardare, anzi abbiano approvato la distruzione del Paese, senza avere alcuna colpa! Quindi gli elettori, che secondo i grillini sono puri e onesti, hanno votato per vent'anni per una classe politica che stava distruggendo il loro Paese senza batter ciglio!
Da questo si capisce che altro credo del grillino è che "il sistema è marcio". Infatti secondo il grillino,
7- esiste un unico sistema corrotto, che unisce partiti, sindacati e organi d'informazione
che ha avallato la mala politica senza mai fare una critica, e che dunque va spazzato via.
Peccato che uno dei temi preferiti da Grillo, quello dei costi della politica, sia stato portato alla ribalta da due giornalisti del Corriere, Stella e Rizzo, con il loro libro "La casta". E peccato che è stata una trasmissione come Le iene a screditare i parlamentari con le loro inchieste sull'ignoranza dei parlamentari, o sul loro consumo di droga. E che dire di trasmissioni come Report o Presa diretta, che da anni ci raccontano degli scandali giudiziari e delle magagne dei partiti? Inoltre il grillino ignora che questi scandali emergono spesso dagli stessi giornali di partito o comunque vicini a una parte politica, i quali sia pure in maniera faziosa, approfittano di qualunque inchiesta che coinvolga l'altra parte per gettare fango sulla parte opposta. Questo, che ai grillini non piace perché loro vorrebbero che ci fosse un solo organo di informazione come la Pravda sovietica, si chiama pluralismo dell'informazione. Per esempio, il Giornale accusa la sinistra, l'Unità accusa la destra, e poi il lettore si fa la sua idea. Poi vi sono giornali più indipendenti dal potere politico, che magari riportano le inchieste che riguardano entrambe (o tutte) le parti.
Ma no, il grillino medio non sopporta che vi siano idee e punti di vista diversi, e vorrebbe abolire televisioni e giornali. Tranne un canale pubblico, che diventerà presto l'organo televisivo del Movimento 5 Stelle, quando Grillo otterrà il 100% dei voti, come ha detto di desiderare e che sicuramente gli spetta (è un passo avanti, Berlusconi si era limitato a volere il 51%) e come ottengono i dittatori nei loro plebisciti.
Fintanto che i grillini crederanno a queste 7 idee, senza metterle in discussione, non "apriranno gli occhi" su Grillo e sul Movimento 5 Stelle. Qualunque cosa faranno. A meno che non smentiscano essi stessi questi assunti, come ha fatto Berlusconi quando ha alzato le tasse. Solo in quel caso i loro elettori li abbandoneranno.
venerdì 1 marzo 2013
La vittoria di Grillo
La vittoria a metà di Grillo (la sua lista è il primo partito ma non ha la maggioranza) pone diversi interrogativi sugli avvenimenti futuri.
Grillo ha condotto una campagna elettorale in cui è riuscito ad intercettare il malcontento di molti elettori provenienti sia dalla sinistra che dalla destra. Il risultato però è che, se dovesse governare, scontenterebbe inevitabilmente qualcuno. Ad esempio i piccoli imprenditori che lo hanno votato abbandonando Berlusconi o la Lega, non credo che sarebbero molto contenti della decrescita felice che è nell'orizzonte di molti grillini "di sinistra", e certamente non si accontenterebbero del no alla Tav e dell'acqua pubblica. Va bene grazie, ma che ci facciamo? direbbero giustamente.
D'altro canto il suo programma è quasi interamente un vago elenco di tagliare, eliminare, via questo, via quest'altro (ad esempio: via la legge Gelmini, via la legge Biagi) senza dirci con cosa intende sostituirle. Vi sono poi lampanti contraddizioni: prima si tuona contro l'intrusione dei partiti nelle banche, e poi si propone la nazionalizzazione delle banche stesse. Come se le banche nazionalizzate non venissero in qualche modo controllate dal potere politico (volendo essere maligni si potrebbe sospettare che è proprio questo a cui mira Grillo, ma io sono ingenuo e puro e quindi non lo penso).
Comunque, la forza di Grillo non sta certo nella sostanza delle proposte, ma è stata quella di far credere che si possa far pagare la crisi interamente alla classe politica, alla "casta", anzi alleviando le sofferenze sociali con provvedimenti costosissimi quali il sussidio di disoccupazione universale. Basterebbe fare due conti (quanto costa la politica e quanto costerebbe questo provvedimento) per capire l'inganno, ma si sa, la gente non è precisamente portata per la matematica. Ma proprio in questo consiste la demagogia, nell'individuare facili capri espiatori (un tempo gli ebrei o i comunisti, oggi "la casta") in modo da assolvere il popolo da tutte le sue responsabilità. E infatti Grillo ha anche abilmente tuonato contro il redditometro ed Equitalia, facendo capire che la lotta all'evasione fiscale, l'unica che potrebbe fornire le risorse necessarie, non sarebbe la sua priorità, come del resto non lo sarebbe e non lo è mai stato per il suo predecessore, il suo collega barzellettiere. D'altro canto, se avesse detto "farò pagare le tasse a tutti" avrebbe preso molti meno voti. Quello che aveva promesso il risanamento dell'economia italiana attraverso il rigore, e cioè Monti, è stato sonoramente bocciato dagli Italiani.
Dunque Grillo ha ottenuto un buon successo con facili promesse elettorali, senza peraltro spazzare via tutti come aveva promesso. Proprio come faceva il suo predecessore, che comunque si è difeso con lo stesso metodo (via l'Imu, condoni ecc.). Il problema però è che in base alla sua personalità dittatoriale, e da buon leader populista, che vuole solo il potere, Grillo vorrebbe la maggioranza assoluta. Per ottenerla dovrebbe rimanere all'opposizione, sperando che gli altri partiti commettano altri errori, in modo da vincere le prossime elezioni. A quel punto potrebbe sostituire Berlusconi come leader populista, potrebbe insediarsi in Parlamento e magari non fare niente per 5 anni, proprio come ogni leader populista che si rispetti (va bene, lo ammetto, non sono sempre ingenuo e puro).
Ora, l'unica speranza è che i grillini eletti in Parlamento siano migliori del loro leader, e che aprano gli occhi.
I grillini dovrebbero capire che alle elezioni non hanno preso né il 100% né il 51% dei voti, che non possono governare da soli, che non esistono solo loro, che i loro voti sono validi quanto gli altri, che milioni di italiani hanno votato altre forze politiche, che anche le altre forze politiche hanno diritto di esistere, che anche i loro rappresentanti (e i loro elettori) hanno delle idee e dei valori. Inoltre dovrebbero capire che fuori del loro computer e del blog di Beppe esiste il mondo, che esiste l'Unione Europea, la Cina, la Bce, lo spread, la Nato, l'esercito, il debito pubblico ecc. E che la maggioranza di chi li ha votati non lo ha fatto perché ha letto il blog, non sa nulla della mitologia del web, delle scie chimiche, dei vaccini che fanno male, dei terremoti che si possono prevedere ma gli scienziati cattivi non lo dicono, della Montalcini che avrebbe comprato il premio Nobel, dell'Aids che non esiste, della prevenzione dal cancro come inutile anzi dannosa, della decrescita felice, dell'acqua pubblica, del wi-fi pubblico e del no alla Tav come soluzione di tutti i mali ecc. Quelli che hanno votato Grillo in maggioranza lo hanno sentito parlare nelle piazze o in televisione, e hanno ingenuamente creduto alle sue promesse, lo hanno ritenuto capace di risolvere i problemi concreti, di trovare loro un lavoro, di assicurare loro una pensione ecc.
Al momento sembra che i grillini (o meglio, Grillo, l'unico che fino ad ora ha parlato) pretendano che il parlamento voti tutti i provvedimenti da loro desiderati, a scatola chiusa, passivamente. Ma il parlamento non è il blog di Grillo.
E' divertente che alcuni commentatori vicini a Grillo sostengano che non c'è bisogno di votare la fiducia ad un eventuale governo a guida Pd, basta che qualche senatore grillino esca dall'aula, e poi ci penserà Monti a dare i voti necessari per la fiducia. Ma dove sta scritto che Monti sia disposto ad appoggiare un governo a guida Pd per poi lasciare che l'agenda la detti il Movimento 5 stelle? Questo dare per scontato che gli altri facciano ciò che vogliamo noi, denota una scarsa maturità.
Per ora siamo veramente alle comiche. Il delirio di onnipotenza grillino è destinato prima o poi a scontrarsi con la realtà. Ma a quale prezzo per l'Italia? Gli italiani, sempre pronti a votare per il demagogo che le spara più grosse, comunque se lo meriterebbero.
venerdì 15 febbraio 2013
Chiunque vinca, non cambierà nulla
Chiunque vinca, non cambierà niente. Questa frase potrebbe sembrare una amara constatazione da parte di chi crede che l'Italia sia ostaggio della casta o di una classe politica inconcludente. In realtà con la presenza alle elezioni di movimenti nuovi o che si definiscono rivoluzionari come quelli di Grillo o Ingroia potrebbe far sperare che possano esserci grandi cambiamenti.
Ma supponiamo che alle prossime elezioni uno dei candidati ottenga un risultato tale da poter governare da solo. Cosa accadrebbe?
Ci potremmo chiedere se nella storia sia mai avvenuta una rivoluzione tale da portare un grosso cambiamento in pochi mesi, in cui si sia verificato un miracolo economico, sociale, ecc, in breve tempo.
A ben guardare, questo non è mai accaduto.
Quando si è verificato un miracolo economico, non è mai stato soltanto il risultato dell'azione di un governo, e in ogni caso è avvenuto in tempi lunghi.
Roosevelt ha introdotto negli anni '30 in America importanti elementi di protezione sociale, ma non è riuscito a sconfiggere la Grande Depressione, che è stata superata soltanto con la Seconda Guerra Mondiale.
Il boom economico italiano è iniziato dopo più di dieci anni dopo la fine della guerra, e dall'avvio del Piano Marshall. Milioni di italiani hanno fatto sacrifici e lavorato duramente per migliorare le proprie condizioni di vita: non è stato un colpo di bacchetta magica di un governo.
Il boom cinese è avvenuto in seguito alle riforme di Deng, ma anche in seguito all'afflusso di capitali americani, e comunque ci sono voluti trent'anni per vedere risultati tangibili nella società cinese, e inoltre questo non è avvenuto senza lati negativi, dallo sfruttamento del lavoro all'inquinamento.
L'Unione Sovietica è diventata una superpotenza, ma ci sono voluti trent'anni, una guerra civile, una carestia e la deportazione di milioni di persone.
Questo non significa che la rivoluzione a volte non possa essere auspicabile o necessaria. Ma va ricordato che pensare che un governo da solo possa cambiare le cose in meglio, in breve tempo e senza contraccolpi negativi, è veramente da ingenui.
Questo avviene per alcune ragioni che se si vuole sono ovvie, ma spesso non ci si pensa. In primo luogo la società è complessa, ci sono diversi gruppi sociali con diverse esigenze e diversi interessi. In secondo luogo, proprio la complessità della situazione e la presenza di diverse variabili fa sì che non sempre si riesca a raggiungere l'obiettivo che ci si poneva. Una delle tragedie della storia è l'eterogenesi dei fini: si tenta di fare una cosa, e si ottiene un effetto imprevisto. Come accade nelle previsioni del tempo: vi sono così tante variabili, che ci vogliono calcolatori in grado di fare miliardi di operazioni, e comunque le previsioni attendibili non vanno oltre pochi giorni.
Un esempio pratico è rappresentato dal governo Monti, che nel tentare di recuperare la fiducia dei mercati, ha aggravato la recessione. Ovviamente i critici dicono, a posteriori, che Monti è un incompetente, che c'era una facile alternativa per risolvere tutto ecc. Ma non è così, è che la coperta è corta, e c'erano diverse esigenze in contraddizione tra loro, come quando si prescrive una medicina che ha degli effetti collaterali.
Ma facciamo qualche ipotesi sulle prossime elezioni.
Immaginiamo che Grillo vinca le elezioni, e cominci ad attuare alcune promesse, come ad esempio l'abolizione delle province, il dimezzamento dei parlamentari, l'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti e dei giornali. Cosa accadrebbe? nel breve periodo, che migliaia di persone perderebbero il lavoro e finirebbero per strada. Sempre che le categorie coinvolte non facciano resistenza, magari anche appellandosi a qualche tribunale, al Tar, alla Corte Costituzionale, ecc. Se la riforma riuscisse, ci sarebbe uno sconvolgimento degli assetti politici, ma il risultato sarebbe difficilmente prevedibile. Magari pochi ricchi riuscirebbero a prendere in mano la politica, autofinanziandosi. Anche tra i giornali, magari ne sopravviverebbero pochi, finanziati da grandi gruppi industriali. Insomma il risultato potrebbe essere una americanizzazione della politica e dell'informazione italiana, mentre i proponenti desideravano la democrazia diretta... Ma queste sono solo ipotesi. La verità è che nessuno sa cosa accadrebbe realmente.
Oppure, immaginiamo che si faccia un referendum sull'Euro e gli italiani decidano di uscire. Cosa accadrebbe? vi sarebbe una serie di incognite, dal rischio di inflazione al problema di come ripagare i debiti con l'estero, al rischio di generare il crollo dell'Euro e una nuova recessione mondiale, al rischio che il Made in Italy venga screditato in tutto il mondo e che crollino le esportazioni. Ovviamente, quelli che sostengono l'uscita dall'Euro, si dicono sicuri di sapere che andrebbe tutto per il meglio. E noi dovremmo creder loro sulla parola.
Oppure, immaginiamo che vinca una formazione di estrema sinistra e decida di fare una patrimoniale per recuperare ricchezza e redistribuirla ai poveri. Quanto potrebbe recuperare? Ad esempio, 50 miliardi presi a 500.000 persone, cioè 100.000 Euro a testa. Ma sarebbe fattibile? Da dove li prenderebbero, dai conti correnti? E cosa ci farebbero? Potrebbero redistribuirli ai 10 milioni di italiani più poveri, ma sarebbero 5mila euro a testa. Per carità, meglio di niente... Ma comunque, cosa accadrebbe poi? Alcuni ricchi potrebbero fuggire all'estero, o semplicemente spostare i propri capitali all'estero. Se venissero colpiti i redditi, almeno nel breve periodo potrebbero crollare alcuni settori economici (lusso, case ecc.).
Oppure ipotizziamo che vinca le elezioni una formazione decisa a distruggere la mafia, e che ci riesca (e anche qui siamo di manica larga perché tra il dire e il fare...). Almeno nel breve periodo, il Sud si troverebbe senza un reddito di miliardi di Euro che prima aveva, mentre gli imprenditori del Nord si vedrebbero mancare una fonte di finanziamento a cui erano abituati. Ovviamente io auspico che la mafia venga sconfitta, ma neanche questa sarebbe una passeggiata di salute. Di fatto l'economia italiana dovrebbe riorganizzarsi, trovare altre fonti di ricchezza, investire in nuovi settori produttivi.
Fino ad ora ho ipotizzato che ci sia un solo partito o movimento dotato di una solida maggioranza parlamentare. Ma questo è comunque poco probabile. Fino a che fossero pubblicabili, i sondaggi davano Grillo intorno al 15% e Ingroia intorno al 4%. Anche se crescessero sensibilmente, è improbabile che vincano da soli. Se uno non vince da solo, o accetta di andare all'opposizione, oppure deve dare vita ad un governo di coalizione, accettando i compromessi con gli alleati, come ben sanno gli elettori della Lega, che non hanno mai visto i risultati del federalismo, che i loro alleati, dal momento che avevano una grossa base elettorale al Sud, non volevano
realizzare.
Dico tutto questo non per dire che non vi siano riforme auspicabili, ma solo per far notare (anche se so che nessuno mi ascolterà) che chi ci promette una rivoluzione, e la trasformazione in breve tempo dell'Italia nel Paese di Bengodi, ci sta soltanto predendo in giro.
Ma supponiamo che alle prossime elezioni uno dei candidati ottenga un risultato tale da poter governare da solo. Cosa accadrebbe?
Ci potremmo chiedere se nella storia sia mai avvenuta una rivoluzione tale da portare un grosso cambiamento in pochi mesi, in cui si sia verificato un miracolo economico, sociale, ecc, in breve tempo.
A ben guardare, questo non è mai accaduto.
Quando si è verificato un miracolo economico, non è mai stato soltanto il risultato dell'azione di un governo, e in ogni caso è avvenuto in tempi lunghi.
Roosevelt ha introdotto negli anni '30 in America importanti elementi di protezione sociale, ma non è riuscito a sconfiggere la Grande Depressione, che è stata superata soltanto con la Seconda Guerra Mondiale.
Il boom economico italiano è iniziato dopo più di dieci anni dopo la fine della guerra, e dall'avvio del Piano Marshall. Milioni di italiani hanno fatto sacrifici e lavorato duramente per migliorare le proprie condizioni di vita: non è stato un colpo di bacchetta magica di un governo.
Il boom cinese è avvenuto in seguito alle riforme di Deng, ma anche in seguito all'afflusso di capitali americani, e comunque ci sono voluti trent'anni per vedere risultati tangibili nella società cinese, e inoltre questo non è avvenuto senza lati negativi, dallo sfruttamento del lavoro all'inquinamento.
L'Unione Sovietica è diventata una superpotenza, ma ci sono voluti trent'anni, una guerra civile, una carestia e la deportazione di milioni di persone.
Questo non significa che la rivoluzione a volte non possa essere auspicabile o necessaria. Ma va ricordato che pensare che un governo da solo possa cambiare le cose in meglio, in breve tempo e senza contraccolpi negativi, è veramente da ingenui.
Questo avviene per alcune ragioni che se si vuole sono ovvie, ma spesso non ci si pensa. In primo luogo la società è complessa, ci sono diversi gruppi sociali con diverse esigenze e diversi interessi. In secondo luogo, proprio la complessità della situazione e la presenza di diverse variabili fa sì che non sempre si riesca a raggiungere l'obiettivo che ci si poneva. Una delle tragedie della storia è l'eterogenesi dei fini: si tenta di fare una cosa, e si ottiene un effetto imprevisto. Come accade nelle previsioni del tempo: vi sono così tante variabili, che ci vogliono calcolatori in grado di fare miliardi di operazioni, e comunque le previsioni attendibili non vanno oltre pochi giorni.
Un esempio pratico è rappresentato dal governo Monti, che nel tentare di recuperare la fiducia dei mercati, ha aggravato la recessione. Ovviamente i critici dicono, a posteriori, che Monti è un incompetente, che c'era una facile alternativa per risolvere tutto ecc. Ma non è così, è che la coperta è corta, e c'erano diverse esigenze in contraddizione tra loro, come quando si prescrive una medicina che ha degli effetti collaterali.
Ma facciamo qualche ipotesi sulle prossime elezioni.
Immaginiamo che Grillo vinca le elezioni, e cominci ad attuare alcune promesse, come ad esempio l'abolizione delle province, il dimezzamento dei parlamentari, l'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti e dei giornali. Cosa accadrebbe? nel breve periodo, che migliaia di persone perderebbero il lavoro e finirebbero per strada. Sempre che le categorie coinvolte non facciano resistenza, magari anche appellandosi a qualche tribunale, al Tar, alla Corte Costituzionale, ecc. Se la riforma riuscisse, ci sarebbe uno sconvolgimento degli assetti politici, ma il risultato sarebbe difficilmente prevedibile. Magari pochi ricchi riuscirebbero a prendere in mano la politica, autofinanziandosi. Anche tra i giornali, magari ne sopravviverebbero pochi, finanziati da grandi gruppi industriali. Insomma il risultato potrebbe essere una americanizzazione della politica e dell'informazione italiana, mentre i proponenti desideravano la democrazia diretta... Ma queste sono solo ipotesi. La verità è che nessuno sa cosa accadrebbe realmente.
Oppure, immaginiamo che si faccia un referendum sull'Euro e gli italiani decidano di uscire. Cosa accadrebbe? vi sarebbe una serie di incognite, dal rischio di inflazione al problema di come ripagare i debiti con l'estero, al rischio di generare il crollo dell'Euro e una nuova recessione mondiale, al rischio che il Made in Italy venga screditato in tutto il mondo e che crollino le esportazioni. Ovviamente, quelli che sostengono l'uscita dall'Euro, si dicono sicuri di sapere che andrebbe tutto per il meglio. E noi dovremmo creder loro sulla parola.
Oppure, immaginiamo che vinca una formazione di estrema sinistra e decida di fare una patrimoniale per recuperare ricchezza e redistribuirla ai poveri. Quanto potrebbe recuperare? Ad esempio, 50 miliardi presi a 500.000 persone, cioè 100.000 Euro a testa. Ma sarebbe fattibile? Da dove li prenderebbero, dai conti correnti? E cosa ci farebbero? Potrebbero redistribuirli ai 10 milioni di italiani più poveri, ma sarebbero 5mila euro a testa. Per carità, meglio di niente... Ma comunque, cosa accadrebbe poi? Alcuni ricchi potrebbero fuggire all'estero, o semplicemente spostare i propri capitali all'estero. Se venissero colpiti i redditi, almeno nel breve periodo potrebbero crollare alcuni settori economici (lusso, case ecc.).
Oppure ipotizziamo che vinca le elezioni una formazione decisa a distruggere la mafia, e che ci riesca (e anche qui siamo di manica larga perché tra il dire e il fare...). Almeno nel breve periodo, il Sud si troverebbe senza un reddito di miliardi di Euro che prima aveva, mentre gli imprenditori del Nord si vedrebbero mancare una fonte di finanziamento a cui erano abituati. Ovviamente io auspico che la mafia venga sconfitta, ma neanche questa sarebbe una passeggiata di salute. Di fatto l'economia italiana dovrebbe riorganizzarsi, trovare altre fonti di ricchezza, investire in nuovi settori produttivi.
Fino ad ora ho ipotizzato che ci sia un solo partito o movimento dotato di una solida maggioranza parlamentare. Ma questo è comunque poco probabile. Fino a che fossero pubblicabili, i sondaggi davano Grillo intorno al 15% e Ingroia intorno al 4%. Anche se crescessero sensibilmente, è improbabile che vincano da soli. Se uno non vince da solo, o accetta di andare all'opposizione, oppure deve dare vita ad un governo di coalizione, accettando i compromessi con gli alleati, come ben sanno gli elettori della Lega, che non hanno mai visto i risultati del federalismo, che i loro alleati, dal momento che avevano una grossa base elettorale al Sud, non volevano
realizzare.
Dico tutto questo non per dire che non vi siano riforme auspicabili, ma solo per far notare (anche se so che nessuno mi ascolterà) che chi ci promette una rivoluzione, e la trasformazione in breve tempo dell'Italia nel Paese di Bengodi, ci sta soltanto predendo in giro.
domenica 3 febbraio 2013
Giuliani, l'uomo che (non) prevedeva i terremoti.
Come diceva Niels Bohr, "fare previsioni è una cosa molto difficile, specialmente per il futuro." Invece è facilissimo fare una previsione a posteriori, e dire "io l'avevo detto". Se qualcuno sostiene di essere in grado di prevedere i terremoti, che si fa? gli si crede sulla parola? Sì, se non si possiede una mentalità scientifica. Ad esempio Beppe Grillo, che non crede mai alle verità ufficiali, si mostra decisamente credulone quando si tratta di dare retta a qualcuno che smentisce i governi o gli scienziati. In seguito al terremoto dell'Emilia del maggio 2012, Grillo ha intervistato nel suo blog Giuliani, esordendo con un terrificante: "Giampaolo Giuliani è in grado di anticipare di 6-24 ore il manifestarsi di un terremoto. La sua ricerca sui precursori sismici ha salvato la vita a quanti, nel 2009 in Abruzzo e in questi giorni in Emilia Romagna, hanno dato ascolto ai suoi allarmi."
Dunque all'indomani di un terremoto che ha provocato diverse vittime, Grillo insinua che vi sia già chi è in grado di prevedere i terremoti, e dunque insinua indirettamente che la comunità scientifica e il governo sono colpevoli dal momento che non lo hanno voluto ascoltare. In questo modo Grillo come spesso accade fa disinformazione e fa arrabbiare inutilmente i suoi poveri lettori (naturalmente Giuliani è stato intervistato anche da Santoro).
Giuliani viene presentato come "sismologo", ma per sua stessa ammissione non è neanche laureato. Probabilmente questo non è un problema, anzi è un pregio, per chi nutre una profonda diffidenza nei confronti dei "professori" (basti ricordare gli epiteti riservati da Grillo a noti scienziati, come Veronesi, chiamato "Cancronesi", e la Montalcini, chiamata "vecchia puttana").
Ma come si deve comportare un profano che sentisse dire che c'è gente in grado di prevedere i terremoti? semplice, accendere il cervello e ragionare. Se qualcuno fosse in grado di prevedere i terremoti, perché la scienza non dovrebbe ascoltarlo? Se invece fosse soltanto un'ipotesi, una frontiera nella ricerca, perché i governi, magari di Paesi avanzati tecnologicamente ma ad alto rischio sismico come Stati Uniti e Giappone, non dovrebbero finanziare la ricerca, in modo da consentire di salvare migliaia di vite umane? ma poi, siamo sicuri che già non lo facciano?
Ovviamente, chi sostiene di essere in grado di prevedere i terremoti, dovrebbe fornire le prove di questa affermazione. Cioè dovrebbe fornire delle previsioni prima che si verifichi un evento, con un comunicato ufficiale o una comunicazione chiaramente verificabile. E naturalmente queste previsioni dovrebbero essere verificabili scientificamente, cioè dovrebbero essere numeriche, specificando l'area interessata, la magnitudo attesa, l'intervallo di tempo in cui si dovrebbe verificare l'evento, e la probabilità che si verifichi l'evento. Nel caso di Giuliani questo non è accaduto.
Lui però sostiene di essere in possesso di un metodo infallibile per prevedere i terremoti, ma che per farlo ci vorrebbe una fitta rete di rilevamenti del radon in tutto il territorio italiano. Ma finché questo non viene fatto, come può essere sicuro che funzioni? Invece lui è sicuro, e nell'intervista di Grillo dice: "Ma questo… mi domando e dico: ma questi scienziati che cazzo di scienziati sono che oggi ancora noi non riusciamo… abbiamo ancora morti per terremoto, siamo nel 2012! Che cazzo studiano?!"
Qui si vede l'impazienza di chi pretende tutto e subito, come se gli scienziati fossero degli sciamani, dei maghi.
In realtà, le ricerche sul radon come possibile precursore dei terremoti già esistono. Ad esempio in California lo studiano da vent'anni, ma non hanno ancora trovato una correlazione sicura tra emissione di radon e terremoti. Dunque gli scienziati non dormono e sono già in cerca di un metodo per prevedere i terremoti. Se fino ad ora non è stato dimostrato che il radon da solo è un precursore sicuro e preciso dei terremoti, vuol dire che probabilmente non lo è. Questo non vuol dire che sicuramente non lo sia, ma va comunque notato come la natura sia estremamente complessa, per cui è difficile che vi sia un unico precursore o una sola causa che spieghi tutto. Sarebbe come pretendere di prevedere la neve a Roma utilizzando un unico parametro (ad esempio la temperatura al suolo). A volte può funzionare, a volte no.
Questo video è molto interessante. Byoblu (quello che crede al golpe di Napolitano) questa volta ha fatto un'operazione meritoria, cioè non ha parlato, ma ha messo a confronto uno scienziato vero (Antonio Piersanti dell'Ingv) con lo stesso Giuliani. In pratica, Giuliani sostiene di aver chiesto un confronto con gli scienziati, ma questi avrebbero rifiutato. Ascoltando il video si capisce chiaramente chi è l'esperto e chi no. L'esperto non è affatto chiuso a nuove scoperte, ma appunto vuole le prove. Questa è l'essenza della mentalità scientifica. Invece Giuliani si limita in maniera un po' infantile a chiedere ascolto.
Comunque a tale proposito può essere utile fare qualche considerazione riguardo le materie in cui non c'è accordo tra gli scienziati, anche se questo non pare essere il caso (non conosco uno scienziato vero che sostenga che i terremoti si possano prevedere oggi). Quando tra gli scienziati non c'è un accordo, per il non esperto vi è un facile modo per orientarsi, e cioè ricordare che nella scienza la maggioranza conta. Questo perché si tratta di una maggioranza qualificata, fatta di gente selezionata, che ha studiato e studia ogni giorno una determinata materia.
Spiega Piersanti: "Le idee scientifiche non sono monolitiche o singolari, un'idea scientifica accettata si forma per aggregazione di centinaia di unità... un'idea scientifica diventa accettata quando decine, centinaia di gruppi di ricerca arrivano tutti allo stesso risultato".
"La verità o falsità scientifica su una cosa c'è quando su mille, 999 pensano una cosa e dieci un'altra, o uno, capisci è una questione anche statistica".
Questa è una considerazione molto importante. La comunità scientifica è fatta di tanti centri di ricerca indipendenti tra loro, e una tesi viene dimostrata quando molte ricerche indipendenti confermano lo stesso risultato. Invece chi non conosce queste cose e magari ha una mentalità complottistica, come ad esempio Grillo, tra i 999 che sostengono A e l'uno che sostiene B, si fida di quell'uno, intervista lui, crede a lui.
Tra l'altro, pare che Giuliani non abbia previsto neanche il terremoto dell'Aquila. L'ingv ha anche postato un video che ne mostra le contraddizioni.
Dunque all'indomani di un terremoto che ha provocato diverse vittime, Grillo insinua che vi sia già chi è in grado di prevedere i terremoti, e dunque insinua indirettamente che la comunità scientifica e il governo sono colpevoli dal momento che non lo hanno voluto ascoltare. In questo modo Grillo come spesso accade fa disinformazione e fa arrabbiare inutilmente i suoi poveri lettori (naturalmente Giuliani è stato intervistato anche da Santoro).
Giuliani viene presentato come "sismologo", ma per sua stessa ammissione non è neanche laureato. Probabilmente questo non è un problema, anzi è un pregio, per chi nutre una profonda diffidenza nei confronti dei "professori" (basti ricordare gli epiteti riservati da Grillo a noti scienziati, come Veronesi, chiamato "Cancronesi", e la Montalcini, chiamata "vecchia puttana").
Ma come si deve comportare un profano che sentisse dire che c'è gente in grado di prevedere i terremoti? semplice, accendere il cervello e ragionare. Se qualcuno fosse in grado di prevedere i terremoti, perché la scienza non dovrebbe ascoltarlo? Se invece fosse soltanto un'ipotesi, una frontiera nella ricerca, perché i governi, magari di Paesi avanzati tecnologicamente ma ad alto rischio sismico come Stati Uniti e Giappone, non dovrebbero finanziare la ricerca, in modo da consentire di salvare migliaia di vite umane? ma poi, siamo sicuri che già non lo facciano?
Ovviamente, chi sostiene di essere in grado di prevedere i terremoti, dovrebbe fornire le prove di questa affermazione. Cioè dovrebbe fornire delle previsioni prima che si verifichi un evento, con un comunicato ufficiale o una comunicazione chiaramente verificabile. E naturalmente queste previsioni dovrebbero essere verificabili scientificamente, cioè dovrebbero essere numeriche, specificando l'area interessata, la magnitudo attesa, l'intervallo di tempo in cui si dovrebbe verificare l'evento, e la probabilità che si verifichi l'evento. Nel caso di Giuliani questo non è accaduto.
Lui però sostiene di essere in possesso di un metodo infallibile per prevedere i terremoti, ma che per farlo ci vorrebbe una fitta rete di rilevamenti del radon in tutto il territorio italiano. Ma finché questo non viene fatto, come può essere sicuro che funzioni? Invece lui è sicuro, e nell'intervista di Grillo dice: "Ma questo… mi domando e dico: ma questi scienziati che cazzo di scienziati sono che oggi ancora noi non riusciamo… abbiamo ancora morti per terremoto, siamo nel 2012! Che cazzo studiano?!"
Qui si vede l'impazienza di chi pretende tutto e subito, come se gli scienziati fossero degli sciamani, dei maghi.
In realtà, le ricerche sul radon come possibile precursore dei terremoti già esistono. Ad esempio in California lo studiano da vent'anni, ma non hanno ancora trovato una correlazione sicura tra emissione di radon e terremoti. Dunque gli scienziati non dormono e sono già in cerca di un metodo per prevedere i terremoti. Se fino ad ora non è stato dimostrato che il radon da solo è un precursore sicuro e preciso dei terremoti, vuol dire che probabilmente non lo è. Questo non vuol dire che sicuramente non lo sia, ma va comunque notato come la natura sia estremamente complessa, per cui è difficile che vi sia un unico precursore o una sola causa che spieghi tutto. Sarebbe come pretendere di prevedere la neve a Roma utilizzando un unico parametro (ad esempio la temperatura al suolo). A volte può funzionare, a volte no.
Questo video è molto interessante. Byoblu (quello che crede al golpe di Napolitano) questa volta ha fatto un'operazione meritoria, cioè non ha parlato, ma ha messo a confronto uno scienziato vero (Antonio Piersanti dell'Ingv) con lo stesso Giuliani. In pratica, Giuliani sostiene di aver chiesto un confronto con gli scienziati, ma questi avrebbero rifiutato. Ascoltando il video si capisce chiaramente chi è l'esperto e chi no. L'esperto non è affatto chiuso a nuove scoperte, ma appunto vuole le prove. Questa è l'essenza della mentalità scientifica. Invece Giuliani si limita in maniera un po' infantile a chiedere ascolto.
Comunque a tale proposito può essere utile fare qualche considerazione riguardo le materie in cui non c'è accordo tra gli scienziati, anche se questo non pare essere il caso (non conosco uno scienziato vero che sostenga che i terremoti si possano prevedere oggi). Quando tra gli scienziati non c'è un accordo, per il non esperto vi è un facile modo per orientarsi, e cioè ricordare che nella scienza la maggioranza conta. Questo perché si tratta di una maggioranza qualificata, fatta di gente selezionata, che ha studiato e studia ogni giorno una determinata materia.
Spiega Piersanti: "Le idee scientifiche non sono monolitiche o singolari, un'idea scientifica accettata si forma per aggregazione di centinaia di unità... un'idea scientifica diventa accettata quando decine, centinaia di gruppi di ricerca arrivano tutti allo stesso risultato".
"La verità o falsità scientifica su una cosa c'è quando su mille, 999 pensano una cosa e dieci un'altra, o uno, capisci è una questione anche statistica".
Questa è una considerazione molto importante. La comunità scientifica è fatta di tanti centri di ricerca indipendenti tra loro, e una tesi viene dimostrata quando molte ricerche indipendenti confermano lo stesso risultato. Invece chi non conosce queste cose e magari ha una mentalità complottistica, come ad esempio Grillo, tra i 999 che sostengono A e l'uno che sostiene B, si fida di quell'uno, intervista lui, crede a lui.
Tra l'altro, pare che Giuliani non abbia previsto neanche il terremoto dell'Aquila. L'ingv ha anche postato un video che ne mostra le contraddizioni.
venerdì 14 dicembre 2012
Beppe Grillo e l'espulsione dei dissidenti
Con l'espulsione di Federica Salsi e Giovanni Favia dal Movimento 5 stelle, Beppe Grillo ha gettato la maschera. In primo luogo è emerso, se già non fosse chiaro (questi due non sono certo i primi ad essere espulsi), che nel Movimento vige una sorta di dittatura, in cui due persone (Grillo e, si presuppone il misterioso Casaleggio) possono decidere a proprio insindacabile giudizio chi è dentro e chi è fuori.
Inoltre, con il post sul blog e il video annesso, Grillo ha ammesso che per lui la democrazia non è importante.
Sono interessanti il linguaggio e gli argomenti usati da Grillo. "A chi dice che non c'è stata democrazia perché i voti sono stati pochi io faccio una domanda: quanti voti ha preso ognuno dei mille parlamentari oggi in Parlamento? Chi ha deciso di quella gente lì? Ve lo dico io: 5 segretari di partito." Dunque Grillo ribalta le accuse sugli altri, sviando l'attenzione dal proprio caso. Siccome gli altri non sono democratici, possiamo non esserlo anche noi.
"Non venite a rompermi i coglioni (a me!) sulla democrazia. Io mi sto stufando. Mi sto arrabbiando. Mi sto arrabbiando seriamente." Insomma, certe critiche non si possono fare a Grillo, perché lui è lui. Un'autorità indiscutibile.
"Abbiamo una battaglia, abbiamo una guerra da qui alle elezioni. Finché la guerra me la fanno i giornali, le televisioni, i nemici quelli veri va bene, ma guerre dentro non ne voglio più. Se c'è qualcuno che reputa che io non sia democratico, che Casaleggio si tenga i soldi, che io sia disonesto, allora prende e va fuori dalle palle. Se ne va. Se ne va dal MoVimento. E se ne andrà dal MoVimento." Dunque, visto che siamo in guerra, mettiamo al bando le quisquilie come la democrazia. E in effetti è così: quando si è in guerra, non si pensa certo al rispetto delle regole.
Ma se il Movimento 5 stelle è in guerra, gli attivisti sono come soldati. Devono essere obbedienti e disciplinati. Ma in guerra per fare cosa? Cosa si pensa di ottenere attraverso la guerra?
Il comunicato riferito al ritiro del logo recita così: "A Federica Salsi e Giovanni Favia è ritirato l'utilizzo del logo del MoVimento 5 Stelle. Li prego di astenersi per il futuro a qualificare la loro azione politica con riferimento al M5S o alla mia figura. Gli auguro di continuare la loro brillante attività di consiglieri." In un certo senso è vero che loro e gli altri dissidenti avrebbero potuto rendersi conto da subito di appartenere ad un logo. Come recita il "non-statuto": "Il nome del MoVimento 5 Stelle viene abbinato a un contrassegno registrato a nome di Beppe Grillo, unico titolare dei diritti d’uso dello stesso." Dunque chi appartiene al Movimento è proprietà di un logo che a sua volta appartiene a Grillo. Questa mercificazione della politica è un risvolto curioso, da parte chi combatte la politica tradizionale, in nome della lotta agli sprechi e alla corruzione. Ma se l'alternativa è questa... Del resto sul sito di Beppe Grillo non mancano pubblicità, anche di multinazionali. Curioso, visto il contenuto di molti spettacoli del comico, che spesso si è scagliato proprio contro di loro.
Ma poi, perché gli attivisti del movimento non possono andare in tv? le buone idee dovrebbero essere capaci di farsi strada, indipendentemente dal mezzo di comunicazione. Invece quello che prevale è il sospetto che chi va in tv lo faccia per cercare una visibilità personale, che voglia usare la politica per fare carriera, per arricchirsi ecc. Inoltre, evidentemente si sospetta anche che gli spettatori a casa non siano in grado di farsi un'idea indipendente, anche ammesso che il talk show sia strutturato in modo da creare un tranello per l'ospite del movimento, che si presuppone sia ingenuo/a, incapace di evitare di cadere in trappola.
Insomma, Grillo mostra di avere scarsa fiducia nei confronti del prossimo, che sia o meno dalla sua parte.
Con il proseguo dell'attività politica del Movimento, appare sempre più chiaro che lo slogan "uno vale uno" significa in realtà "uno vale un altro". Gli attivisti e i candidati sono intercambiabili, sono tutti sostituibili, tranne i due capi, che hanno così un potere enorme. Come Berlusconi considera i suoi deputati come yes men che devono solo pigiare i tasti dicendo sì o no alle leggi in base ai suoi interessi, così Grillo considera i suoi come soldati che devono obbedire alle sue scelte.
sabato 14 luglio 2012
Grillo o Berlusconi?
In questi giorni si sono diffuse nella rete reazioni indignate contro Enrico Letta, esponente del Pd, per avere sostenuto in un'intervista al Corriere che il Pdl sia preferibile a Beppe Grillo. Le riserve su Grillo secondo Letta si basano sulle seguenti motivazioni: "In termini di programma di governo ho sentito tre cose da lui: non ripagare i debiti, uscire dall’euro, non dare la cittadinanza ai bambini nati da immigrati in Italia. Io sono all’opposto di queste idee. Preferisco che i voti vadano al PdL piuttosto che disperdersi verso Grillo".L'aspetto interessante è che le reazioni degli "indignati" contro Letta non si sono basate sui contenuti del suo discorso, ma semplicemente sull'appartenenza alla "casta" dello stesso Letta e del Pd, sul fatto che Letta è il nipote di Gianni Letta, braccio destro di Berlusconi (secondo la solita visione italica per cui la famiglia viene prima di tutto e le colpe dei padri ricadono sui figli, anzi in questo caso addirittura le colpe degli zii ricadrebbero sui nipoti), sull'ipotesi che il Pd starebbe preparando un "inciucio" con il Pdl (inciucio è un altro termine poco sensato che viene usato per lanciare il sospetto di un'alleanza sottobanco o comunque per fini utilitaristici).
Personalmente, comunque, anche se non faccio parte della casta e non preparo inciuci, sono d'accordo con Letta (Enrico). Non che Berlusconi e il Pdl non abbiano difetti, anzi. Il Pdl è un partito personale, espressione degli interessi privati e personali del suo capo. La percentuale di suoi esponenti coinvolti in fatti giudiziari è molto elevata. Nel corso degli anni 2000, prima come Forza Italia-An e poi come Pdl, ha governato per circa otto anni, non intervenendo sui problemi strutturali dell'Italia, e lasciandola scivolare in un lento declino.
Tuttavia, quando ha vinto le elezioni è stato votato da milioni di italiani che lo hanno liberamente scelto, non ha preteso di imporre alla maggioranza la volontà della minoranza, non ha preteso di dire ai cittadini quello che dovevano fare.
Ora, chi è Grillo? Sarebbe preferibile a Berlusconi? Naturalmente per dare un giudizio completo, occorrerebbe vederlo all'opera. Tuttavia, ci si può basare su alcuni indizi, per vedere se si può considerare un uomo affidabile. Vediamone alcuni, che lasciano seri dubbi. Grillo è proprietario del marchio del suo movimento, per cui può cacciare chi vuole, come un despota. Sostiene che i figli degli immigrati non abbiano diritto alla cittadinanza; ha elogiato l'Iran, sostenendo che sia meglio di Israele: l'Iran che viola i più elementari diritti umani (mentre insulta tutti i giorni i nostri politici, che almeno non mandano in galera e non torturano nessuno); sostiene che la mafia sia migliore dello Stato, perché non uccide nessuno (!), e inoltre ha difeso la Lega e Bossi.
Ha sostenuto panzane come quella del latte che va bevuto crudo, o quella del signoraggio. Ha sostenuto che dobbiamo uscire dall'Euro. Poi come ho già detto più volta, insulta quelli che non la pensano come lui (e a giudicare dal linguaggio che usano gli "indignati" nei social network, direi che in questo ha fatto scuola).
Che credibilità può avere un uomo così? Be' io non so se sia meglio o peggio di Berlusconi, diciamo che è una bella lotta.
giovedì 10 maggio 2012
Un Paese autoritario
Le recenti elezioni amministrative hanno sancito il crollo del Pdl e della Lega e il successo del Movimento 5 Stelle, fondato da Beppe Grillo. In pratica, al posto dei vecchi populismi se ne stanno affermando di nuovi. E così stiamo passando dal dito medio al "vaffa", dal Popolo (che intrattiene un rapporto privilegiato e diretto col Sovrano di Arcore) e la Gente (rappresentata da "quelli che parlano come noi al bar" in camicia verde) alla Rete (dove i cittadini, purché dotati di computer, si riuniscono virtualmente per deliberare su tutto).E' vero che i partiti fanno poco o nulla per arrestare l'ondata di anti-politica, ma ho il sospetto che la politica tradizionale, con la faticosa mediazione tra valori e interessi diversi, agli italiani vada stretta, e infatti sono sempre pronti a dare fiducia a capi e capetti, a chi, in nome dell'efficienza, del "fare" (come Berlusconi che era a capo del "governo del fare") si crede legittimato a scavalcare le regole democratiche. E così ai partiti si preferiscono Popoli, Leghe e Movimenti, i cui capi sono indiscussi ed eterni.
Le normali regole con cui si svolge la vita dei partiti di tutti i Paesi democratici, a noi vanno strette. Per carità, a che cosa servono i congressi e le primarie, a che cosa serve eleggere il leader dal basso e dare al suo mandato una scadenza? Del resto già Mussolini diceva che i partiti sono tristi e inutili, e l'aula del Parlamento era per lui "sorda e grigia".
A quanto pare gli adepti del Movimento 5 Stelle considerano la presenza di Grillo come "garante" una "garanzia". Più o meno come Bossi era la garanzia dell'onestà e della efficacia della Lega.
Il confronto con gli altri Paesi è illuminante. In Spagna, Zapatero, leader di un partito normale e ritenuto responsabile se non della crisi, di non averla saputa gestire, è stato sostituito dal leader di un altro partito normale, Mariano Rajoy. In Francia Sarkozy, esponente del partito gollista, è stato sostituito da Hollande, esponente del partito socialista. Negli Stati Uniti tra qualche mese si vota per il presidente, che verrà scelto tra gli esponenti dei due partiti tradizionali del Paese. L'anno prossimo in Germania Angela Merkel, leader normale di un partito normale (la Cdu), si presenterà alle elezioni e verrà confermata, oppure sostituita dal leader del partito socialdemocratico.
Insomma, negli altri Paesi i partiti vengono prima dei leader, e infatti i leader passano, mentre i partiti restano. Questo vuol dire che le regole vengono prima delle persone, come è normale in democrazia. Invece in Italia si cerca sempre l'uomo forte, il condottiero geniale che ci-pensa-lui.
E' evidente che i partiti vadano riformati, ma nel senso che necessitano di più regole e più trasparenza, non di essere distrutti per essere sostituiti da movimenti autoritari.
giovedì 3 novembre 2011
I professorini

La puntata della trasmissione televisiva "In Onda" con ospiti esponenti del Movimento a 5 stelle ha consentito al grande pubblico di conoscere più da vicino questo movimento. E' stata una rara occasione perché gli stessi ospiti hanno detto che non si sprecano a venire in televisione, se non le rare volte che può servire per agganciare qualche spettatore, che poi dovrà informarsi ed eventualmente comunicare con loro in rete.
La scelta del mezzo di comunicazione è un'operazione curiosa da parte del Movimento a 5 stelle. Invece di utilizzare gli spazi dove è presente una qualche forma di dibattito pubblico, il Movimento decide quale va bene e quale no, rifiutando il dialogo nei terreni che per qualche motivo non reputa a lui congeniali. Sarebbe come se una squadra si presentasse alle Olimpiadi pretendendo di partecipare a sport che pratica solo lei, e di vincere la medaglia. Già questo è un atteggiamento snobistico che denota una scarsa democraticità. La televisione avrà tanti difetti, ma non andarci e in questo modo rifiutare di farsi conoscere e di confrontarsi non denota una reale volontà di confrontarsi. E questo non depone certo a loro favore.
Il Movimento a 5 stelle sfrutta il vantaggio competitivo che ha raggiunto sulla Rete perché è stato il primo ad usarlo in maniera massiccia; in questo modo può credere di essere maggioritario, secondo quello stesso delirio di onnipotenza che porta le minoranze organizzate a credersi maggioritarie nel Paese, solo perché hanno riempito una piazza.
E' invece evidente che, nell'eventualità remota che il programma di Beppe Grillo di trasferire le decisioni pubbliche sulla Rete abbia successo, anche i partiti maggiori comincerebbero a farne uso, e quindi verrebbero ristabilite le proporzioni che ci sono nella società civile.
Ho avuto modo di discutere con simpatizzanti ed esponenti locali del Movimento a 5 stelle piemontese, convinti No Tav, e la cosa curiosa è stata per me la loro convinzione che la maggioranza degli Italiani sarebbe contro la Tav. Non so sa dove abbiano preso questo dato, dal momento che quasi tutti i partiti sono a favore, e in genere la posizione dei partiti, soprattutto quando è nettamente maggioritaria in Parlamento, riflette l'opinione della maggioranza degli italiani. Nei rari casi in cui questo non accade, si indice un Referendum, che stranamente i No-Tav si sono guardati dall'indire, forse perché in fondo anche loro sanno benissimo che attualmente solo una piccola minoranza degli italiani (magari la maggioranza degli abitanti della Val di Susa) è contraria alla Tav. Dopodiché, la Tav sarà anche l'opera più mostruosa del mondo, i Grillini avranno ragione e la maggioranza obnubilata non ha capito niente, ma non ci si può innamorare delle proprie idee al punto da illudersi di essere in maggioranza.
Qualunque persona dotata di buon senso dovrebbe sapere se le proprie idee corrispondono o no al sentire comune.
Il rifiuto spocchioso di confrontarsi con altri esponenti politici in tv mostra l'atteggiamento poco democratico dei "grillini".
Del resto il Movimento vorrebbe abolire i partiti e la democrazia rappresentativa, per passare ad una democrazia diretta in cui le decisioni vengano prese direttamente dalla "gente" con un click su Internet. Sarebbe interessante sapere con quali sistemi il Movimento a 5 stelle ha fino a ora deciso i punti del proprio programma. Un referendum sulla rete? una discussione nei forum? Qualcosa mi dice che il criterio è stato un altro, e cioè l'adesione o meno a determinate idee. Del resto, quando ho discusso con chi fa parte del Movimento a 5 stelle, mi sono sempre sentito dare del "disinformato" ogni volta che non ero d'accordo con loro. Anche questo fa parte del loro modo di ragionare: chi non è d'accordo è disinformato, se non corrotto, in pieno conflitto di interessi, ecc.
Ecco la democrazia di Grillo: può votare solo chi è già d'accordo con lui.
- Link: la puntata di "In Onda" con gli ospiti "grillini".
venerdì 3 giugno 2011
Grillo e la politica dei no

La coazione a ripetere che ha portato gli esponenti del Pdl e della Lega a condurre una campagna elettorale controproducente anche dopo il primo turno, continuando cioè ad insultare gli avversari, ha colpito anche Grillo, con il post nel suo blog dove chiama Pisapia "Pisapippa" e sostiene che non c'è differenza tra lui e la Moratti, che comunque ha vinto il sistema ecc.
La coazione a ripetere è un tratto che non stupisce, perché è indicativo del carattere, della "natura" di chi si comporta in un certo modo, che appunto comportandosi in quel modo esprime se stesso. Dunque, se Grillo va avanti da anni insultando i politici di destra e di sinistra, oltre che tutti quelli che non la pensano come lui, non si capisce perché dovrebbe cambiare adesso.
La novità semmai è che tra i suoi seguaci, e anche all'interno del Movimento a 5 stelle da lui fondato, stia emergendo più di qualche perplessità. Infatti non ci vuole molto per capire che le persone non sono tutte uguali, che c'è chi è onesto e chi non lo è, chi è preparato e chi no ecc.
E' evidente che slogan come "sono tutti uguali", "devono andare tutti a casa" ecc., si giustificano soltanto da un punto di vista ideologico, cioè dal punto di vista di chi, insofferente per il "sistema" nel suo complesso, lo vuole cambiare alla radice. Voler fare la rivoluzione è lecito (anche se la storia ci ha insegnato che è molto pericoloso e spesso controproducente), ma allora devi aspettari di avere la maggioranza dei consensi. Quindi, auguri a Grillo, chissà se entro il 3150 riuscirà ad avere dalla sua parte la maggioranza dei voti. Nel frattempo persone più miti e più concrete cercheranno di cambiare le cose poco per volta, riformando il sistema da dentro, senza distruggere tutto e pretendere di avere la verità in tasca. Mentre Grillo, in compagnia di gente come Emilio Fede, continuerà a storpiare i nomi e ad insultare chi non la pensa come lui (cosa che tutti dovremmo avere imparato a otto anni che non si fa).
Del resto, la difficoltà di attrarre consensi oltre una piccola percentuale, è evidenziata dal fatto che a ben guardare quello che propone Grillo non è certo risolutivo per la vita delle persone. Acqua pubblica, Internet gratis, rifiuti zero, stipendi più bassi ai politici, sono cose più o meno condivisibili, ma certo non cambieranno la vita delle persone, soprattutto di chi non arriva alla fine del mese o non trova lavoro.
La sua politica dei no può raccogliere consensi, magari tra gli insofferenti e gli arrabbiati, ma solo a un certo punto.
No alla TAV, no alla terza linea della metro a Roma, no ai grattacieli nelle città, no agli OGM, no al nucleare, no agli inceneritori. Qui non conta discutere nel merito questi singoli aspetti, che possono essere più o meno condisivibili, quanto piuttosto notare come Grillo, insieme al suo "Movimento a 5 stelle", sia contrario a tutto.
Dicendo no a tutto, Grillo mostra di essere arci-italiano, più o meno come i preti e gli amministratori locali di destra e di sinistra che si oppongono a qualunque cosa venga decisa su un determinato (il loro) territorio.
A questo punto ci si può chiedere come mai certe cose (come la Tav o gli inceneritori) si fanno in tutta Europa, e solo noi dobbiamo essere così furbi da dire sempre no. Dicendo no anche a cose che si fanno in Europa, Grillo viene smascherato, perché di fatto sta ammettendo che per lui non solo il "sistema" in Italia è da buttare, ma anche in Europa. Quindi, anche se fa finta di prendersela con i politici italiani come se fossero il peggio del peggio, di fatto ci sta dicendo che non va bene niente in nessun paese d'Europa (e del mondo?).
Io più modestamente mi accontenterei di vivere in un normale Paese europeo.
La mia impressione è che il massimalismo di Grillo si risolverà in nulla, e che il Movimento a 5 stelle, composto spesso da persone oneste e preparate, potrà sopravvivere solo se si renderà autonomo dal suo fondatore e abbandonerà il linguaggio degli insulti, oltre che la politica dei no.
Iscriviti a:
Post (Atom)







