Ci risiamo. Sabrina Nobile delle Iene è tornata a sottoporre i nuovi Parlamentari a domande elementari di cultura generale e attualità, e come era accaduto nelle precedenti legislature, alcuni di loro hanno fatto una pessima figura (qui il video). La notizia è che è stata pizzicata anche una parlamentare del Movimento 5 Stelle, quello che si era presentato come il nuovo, quello che doveva portare la meritocrazia al posto delle raccomandazioni e delle nomine fatte secondo logiche di potere. Ebbene, la deputata Gessica Rostellato non sa cosa sia la Bce né chi sia Mario Draghi (che secondo lei è "uno che vuole candidarsi alla Presidenza della Repubblica"), il che significa che non è informata e che non legge i giornali. La cosa in fondo è comprensibile da parte di una rappresentante di un movimento che pensa che i giornali siano robaccia di regime, ma evidentemente la Rostellato non ha saputo fare un uso adeguato neanche di quel Web che sarebbe il luogo sacro della Verità. Magari perché non ha studiato prima, quindi non ha imparato a selezionare le fonti, né a riconoscere ciò che bisogna sapere da ciò che è irrilevante. E forse a leggere tutti i giorni soltanto il blog di Grillo non si diventa poi così informati.
Si potrebbe replicare che la Rostellato può essere solo una pecora nera, che non è giusto metterla in croce per una lieve dimenticanza, che non sono tutti così... può darsi, ma allora questo dovrebbe valere anche per gli altri.
Invece va ricordato che la reazione degli spettatori delle Iene è stata per anni una giusta reazione di indignazione, e la conclusione che molti hanno tratto dalle precedenti inchieste è stata che "sono tutti ignoranti", che "sono tutti uguali" e che "devono andare tutti a casa". Ora invece cominciamo a scoprire che i parlamentari del Movimento 5 Stelle non sono migliori degli altri. In poche settimane abbiamo già conosciuto la falsa laureata, il complottista dei microchip e l'ammiratrice del fascismo. Si potrebbe replicare che i partiti sono lo specchio della società, e la società italiana non è particolarmente colta. Verissimo. Ma allora il 5 Stelle è un partito come gli altri. Anzi, gli altri almeno qualche punta di eccellenza ce l'hanno (ad esempio i neoeletti presidenti delle camere, Boldrini e Grasso), i 5 Stelle non mi pare.
Del resto, Grillo ha voluto selezionare i parlamentari in base alla non appartenenza ai partiti e l'assenza di condanne. L'idea cioè sarebbe che chiunque può fare politica, purché sia onesto e non compromesso coi partiti. Io mi permetto di dissentire. Forse sarebbe stato meglio inserire anche una clausola sulla cultura generale. Si sarebbe potuto usare come parametro i risultati durante tutta la carriera scolastica, ad esempio si dovevano candidare solo quelli che avessero preso il massimo dei voti a partire dalla scuola dell'obbligo. Ma se Grillo avesse fatto una cosa del genere, il suo movimento non avrebbe preso tutti quei voti alle elezioni, perché il successo elettorale si è basato sulla logica "Maria de Filippi" (chiunque può arrivare in alto) che ha consentito a tanti elettori di identificarsi nel movimento, mentre con la "logica dei professori" i risultati sarebbero stati pessimi, come accade ad esempio regolarmente ai Radicali, perché come si sa agli italiani la cultura e la preparazione non piacciono. Inoltre, ma certo non ultimo, come ben sanno i partiti tradizionali, chi è colto è più difficilmente manipolabile.
Forse una cosa che sfugge a Grillo e a tanti altri è che la cultura non è slegata dai valori morali. Infatti la persona colta non è qualcuno che si è inzeppato di conoscenza, ma è uno che si è sforzato di imparare per capire, e di capire per poter risolvere i problemi. Presentarsi in Parlamento senza avere studiato e senza neanche informarsi sull'attualità significa essere presuntuosi, significa pensare che non c'è bisogno di studiare, di riflettere, di ragionare, per capire come risolvere i problemi.
Per quanto mi riguarda, un partito che candida anche solo un personaggio così scarso è inaffidabile. Da questo punto di vista ha ragione Grillo a dire che i partiti sono tutti uguali, ma in questo giudizio dovrebbe aggiungerci anche il suo.
Un osservatorio indipendente sui fatti di cronaca, politica, attualità e cultura.
mercoledì 20 marzo 2013
martedì 12 marzo 2013
Grillino demystified
Come accadeva già con Berlusconi, il problema principale non è il candidato ma sono gli elettori. Infatti, dietro il successo di un politico, si nasconde una serie di idee che i suoi elettori professano. Queste idee possono essersi sedimentate nella società civile nel corso degli anni, oppure possono essere state introdotte nel cervello degli elettori da una sapiente campagna di stampa. Sta di fatto che ci sono.
Quelli che non votavano Berlusconi si sono chiesti per anni: quando capiranno? quando smetteranno di votarlo? ma gli elettori di Berlusconi non capivano, e continuavano a votarlo. Ma perché? Semplice, perché dal loro punto di vista non c'era niente da capire. Infatti, l'elettore berlusconiano medio, pensa che i politici siano tutti ladri. Anzi, pensa che l'uomo per natura è ladro, che chi può ruba. Inoltre, l'elettore berlusconiano medio pensa che i comunisti mangiano i bambini. E soprattutto, che vogliono fargli pagare più tasse (o le tasse). Ecco perché Berlusconi è stato votato nonostante i suoi processi, nonostante gli scandali che hanno spesso coinvolto quelli del suo partito e i suoi alleati. Invece, il crollo dei consensi, Berlusconi l'ha ottenuto quando ha messo l'Imu, il redditometro ed Equitalia. Poi, si è ripreso in parte, sostenendo in campagna elettorale di non avere nulla a che fare con quei provvedimenti (come Bart Simpson quando dice: "non sono stato io").
Comunque nel caso di Berlusconi è stato, almeno all'inizio, difficile capire i suoi elettori, perché in genere non parlavano, si mimetizzavano, si nascondevano, mentre nel caso dei grillini è facile perché hanno lasciato e lasciano in continuazione in rete, il loro luogo d'elezione, ampie testimonianze sulla loro visione del mondo. Spesso mi è capitato di discutere con loro, come credo a molti, e quasi sempre sono stato accusato di essere: disinformato, corrotto, pagato dalle banche o dai partiti. Be' che dire, magari fossi pagato. Ok, era solo una battuta.
In pratica, per il grillino medio, chi non è d'accordo con lui (e dunque a sua volta è d'accordo con Beppe) è ignorante o in malafede. Da ciò si deduce che per il grillino
1- esiste una sola verità.
Per questo una discussione è praticamente impossibile, perché il grillino è stato educato (diciamo così) a screditare sistematicamente chi non la pensa come lui. Prendiamo ad esempio gli inceneritori: al grillino non interessa il fatto che ce ne siano tanti in tutta Europa, anche in Paesi che normalmente consideriamo più avanzati del nostro, né che eminenti scienziati non li considerano dannosi: evidentemente i governi che hanno deciso di costruirli erano corrotti, e gli scienziati che li difendono sono... anche loro corrotti.
Il punto non è naturalmente che si possa essere contrari agli inceneritori, ma semmai che il grillino non riconosce la legittimità delle idee diverse dalla sua. Questo è naturalmente un atteggiamento antidemocratico, ma lui non lo sa.
Questo avviene anche per una semplificazione estrema del pensiero, che non tiene conto dei pro e dei contro, né delle alternative. Il grillino non pensa cioè che una cosa (in questo caso l'inceneritore) potrebbe avere dei pro e dei contro, potrebbe portare dei danni che però vanno paragonati alle alternative. No: per lui una cosa o è buona o è cattiva, o fa bene o fa male. Con questa logica si dovrebbero abolire le automobili perché in circa un secolo hanno prodotto milioni di morti sulle strade. Ma naturalmente il grillino, con una logica faziosa, usa questo modo di ragionare solo per le cose che non piacciono a lui. Quindi magari prende l'automobile per andare a comprare il pollo a chilometro zero o per farsi una bella gita al mare. Ma non vuole sentir parlare di inceneritori, perché non piacciono a lui, e soprattutto al suo capo.
Pensiamo anche alla Tav: il grillino non concepisce che, almeno in linea teorica, una grande opera come quella possa portare dei vantaggi, che in futuro forse il traffico di merci in Europa potrebbe aumentare, che forse a lungo andare sarebbe meno inquinante trasportare le merci su rotaia anziché su gomma, che chi ha concepito l'opera non l'ha fatto soltanto per biechi interessi ecc. No: per lui è tutto chiaro, la Tav è un crimine, punto e basta.
Un altro esempio si potrebbe fare per i vaccini: per il grillino medio i vaccini fanno male. E come "prova" ti porta il fatto che anni fa un ministro prese una tangente da una multinazionale che produceva i vaccini (il che per lui è la prova inconfutabile che i vaccini fanno male), oppure ti porta qualche caso di bambini che si sono ammalati o sono morti dopo aver preso dei vaccini. Anche qui, il grillino non valuta i pro e i contro e le alternative: non gli viene in mente che senza vaccini i bambini morti potrebbero essere milioni. No: per lui i vaccini, come tutto, o sono buoni, o sono cattivi. Una via di mezzo non esiste. Una scelta tra alternative, nessuna delle quali porti dritto al paradiso, neanche.
Se la verità è una sola, ne discende che
2- solo chi possiede la verità ha il diritto di governare, e lo deve fare da solo.
Il grillino pensa che basti che il Movimento vada (da solo) al governo, perché tutto si risolva e l'Italia diventi un paradiso.
Ma perché fino a questo momento i governi non hanno applicato quell'unica verità che per loro è così evidente? Semplice, perché sono disonesti. I partiti non hanno alcuna funzione positiva, sono solo associazioni a delinquere, servono solo per rubare il denaro dei cittadini onesti. Essendo la verità una sola, non c'è niente da mediare, niente da discutere, niente da elaborare. Ecco perché per il grllino
3- in politica l'onestà è tutto
Questo discende dagli assunti precedenti: se la verità è una sola ed è già conosciuta, è evidente che, se chi è al governo ora non la applica, ciò non può essere dovuto che alla sua disonestà. Infatti, per il grillino tutti i politici (tranne Grillo e Casaleggio), sono corrotti e antepongono i loro biechi interessi personali al bene pubblico. In realtà, a ben guardare questo potrebbe essere dovuto anche all'ignoranza o alla stupidità di chi è al governo, ma in generale i grillini battono sul tasto dell'onestà, e in secondo luogo, della disinformazione, mentre la stupidità non viene contemplata come possibile causa del malgoverno.
Quindi, chi si aspetta che adesso i grillini "aprano gli occhi", ora che ci comincia a capire quanto siano impreparati i nuovi parlamentari del Movimento, si sbaglia, perché per loro la preparazione non è importante (come non lo è l'onestà per i berlusconiani). Conta solo essere onesti, tanto poi si tratterà di pigiare sul tasto per votare i provvedimenti giusti voluti "dalla base" (cioè da Grillo e Casaleggio).
E quindi a che servono i partiti? Vagli a spiegare che i partiti esistono in tutti i Paesi (almeno quelli democratici), che servono a rappresentare i diversi pezzi della società, mediando i loro interessi, trovando un punto comune tra esigenze diverse, elaborando un programma coerente ecc. E che per funzionare, i partiti hanno un costo, come ha un costo tutto. No, per il grillino, dal momento che la verità è una sola, e per governare basta applicarla, ecco che
4- i partiti sono inutili
Un'altra caratteristica del grillino è l'incapacità di fare un'analisi equilibrata dello stato attuale dell'Italia. Per fare questo bisogna saper usare i numeri, saper scegliere qualche parametro misurabile, e fare il confronto con gli altri paesi. Ad esempio, se si usa il Pil, si scopre che l'Italia è al decimo posto nel mondo, se si usa la speranza di vita, si scopre che l'Italia è al quarto posto nel mondo, e al secondo tra i Paesi grandi dopo il Giappone. Se si guarda all'Indice di Sviluppo Umano, si vede che l'Italia fa comunque parte del primo gruppo. Quindi, avrà dei problemi, ma non è il Paese peggiore in cui vivere. Ad esempio in Spagna, dove non ci sono D'Alema e Berlusconi, la disocuppazione è il doppio che in Italia. Ma il grillino, da bravo arci-italiano, senza guardare a cosa accade all'estero, pensa che l'Italia sia al livello del Burkina Faso. E pensa, perché glielo ha raccontato Grillo nel suo blog, che
5- i partiti hanno distrutto l'Italia.
Intanto, una frase del genere comporta che l'Italia sia un Paese distrutto. Ma è vero? Siamo forse al livello del 1945, siamo ridotti a un cumulo di macerie? Qui si vede proprio l'incapacità di valutare i fatti. E questo è molto strano: almeno, nel 1945 l'Italia era stata distrutta dalla guerra. Quindi per i grillini i governi degli ultimi venti anni avrebbero fatto più o meno i danni di una guerra mondiale. Questo significa che per loro
6- La situazione di un Paese dipende interamente dal suo governo
Si vede che gli storici, i sociologi e gli economisti non hanno capito niente, perché nelle analisi delle crisi e delle decadenze del passato (come ad esempio l'antica Roma o l'Unione Sovietica), ma anche delle ascese e dei periodi di crescita, non viene mai citata come unica causa il governo. Nel bene e nel male, lo stato di una società dipende dalle forze produttive e dalle condizioni economiche, sociali, culturali e politiche di quella società. Se ad esempio i cittadini hanno come scopo nella vita quello di imboscarsi in un ministero per non lavorare, oppure se non pagano le tasse, questo andazzo avrà ripercussioni negative sull'intera società. Anzi da questo punto di vista la stessa esistenza dei grillini è uno dei sintomi della decadenza della società (cioè la società civile tende ad autoassolversi e non riconosce le cause dei propri mali). Eppure sono secoli che gli storici e i filosofi denunciano i difetti degli italiani, da Guicciardini a Leopardi, da Mazzini a Gramsci. Ma no, per i grillini è tutta colpa dei partiti. Per uscire da questo impasse, forse farebbero bene ogni tanto ad aprire qualche libro, invece di leggere soltanto il blog di Grillo o di Byoblu.
Ora vorrei sapere come si può pensare che un governo democraticamente eletto, anzi una serie di governi che ogni volta vengono scelti dai cittadini, possano distruggere da soli un Paese. Una cosa del genere può capitare in una dittatura, dal momento che chi comanda può imporre la propria volontà, e per anni, alla società intera. Invece qui si presuppone che mentre in Italia i due schieramenti (Il Pdl e il Pdmenoelle, per usare il linguaggio di Grillo) si succedevano distruggendo l'Italia, la società civile ne subiva la mala politica passivamente, che gli elettori continuavano a votarli, che la confindustria, i sindacati, i mass media, siano rimasti a guardare, anzi abbiano approvato la distruzione del Paese, senza avere alcuna colpa! Quindi gli elettori, che secondo i grillini sono puri e onesti, hanno votato per vent'anni per una classe politica che stava distruggendo il loro Paese senza batter ciglio!
Da questo si capisce che altro credo del grillino è che "il sistema è marcio". Infatti secondo il grillino,
7- esiste un unico sistema corrotto, che unisce partiti, sindacati e organi d'informazione
che ha avallato la mala politica senza mai fare una critica, e che dunque va spazzato via.
Peccato che uno dei temi preferiti da Grillo, quello dei costi della politica, sia stato portato alla ribalta da due giornalisti del Corriere, Stella e Rizzo, con il loro libro "La casta". E peccato che è stata una trasmissione come Le iene a screditare i parlamentari con le loro inchieste sull'ignoranza dei parlamentari, o sul loro consumo di droga. E che dire di trasmissioni come Report o Presa diretta, che da anni ci raccontano degli scandali giudiziari e delle magagne dei partiti? Inoltre il grillino ignora che questi scandali emergono spesso dagli stessi giornali di partito o comunque vicini a una parte politica, i quali sia pure in maniera faziosa, approfittano di qualunque inchiesta che coinvolga l'altra parte per gettare fango sulla parte opposta. Questo, che ai grillini non piace perché loro vorrebbero che ci fosse un solo organo di informazione come la Pravda sovietica, si chiama pluralismo dell'informazione. Per esempio, il Giornale accusa la sinistra, l'Unità accusa la destra, e poi il lettore si fa la sua idea. Poi vi sono giornali più indipendenti dal potere politico, che magari riportano le inchieste che riguardano entrambe (o tutte) le parti.
Ma no, il grillino medio non sopporta che vi siano idee e punti di vista diversi, e vorrebbe abolire televisioni e giornali. Tranne un canale pubblico, che diventerà presto l'organo televisivo del Movimento 5 Stelle, quando Grillo otterrà il 100% dei voti, come ha detto di desiderare e che sicuramente gli spetta (è un passo avanti, Berlusconi si era limitato a volere il 51%) e come ottengono i dittatori nei loro plebisciti.
Fintanto che i grillini crederanno a queste 7 idee, senza metterle in discussione, non "apriranno gli occhi" su Grillo e sul Movimento 5 Stelle. Qualunque cosa faranno. A meno che non smentiscano essi stessi questi assunti, come ha fatto Berlusconi quando ha alzato le tasse. Solo in quel caso i loro elettori li abbandoneranno.
venerdì 1 marzo 2013
La vittoria di Grillo
La vittoria a metà di Grillo (la sua lista è il primo partito ma non ha la maggioranza) pone diversi interrogativi sugli avvenimenti futuri.
Grillo ha condotto una campagna elettorale in cui è riuscito ad intercettare il malcontento di molti elettori provenienti sia dalla sinistra che dalla destra. Il risultato però è che, se dovesse governare, scontenterebbe inevitabilmente qualcuno. Ad esempio i piccoli imprenditori che lo hanno votato abbandonando Berlusconi o la Lega, non credo che sarebbero molto contenti della decrescita felice che è nell'orizzonte di molti grillini "di sinistra", e certamente non si accontenterebbero del no alla Tav e dell'acqua pubblica. Va bene grazie, ma che ci facciamo? direbbero giustamente.
D'altro canto il suo programma è quasi interamente un vago elenco di tagliare, eliminare, via questo, via quest'altro (ad esempio: via la legge Gelmini, via la legge Biagi) senza dirci con cosa intende sostituirle. Vi sono poi lampanti contraddizioni: prima si tuona contro l'intrusione dei partiti nelle banche, e poi si propone la nazionalizzazione delle banche stesse. Come se le banche nazionalizzate non venissero in qualche modo controllate dal potere politico (volendo essere maligni si potrebbe sospettare che è proprio questo a cui mira Grillo, ma io sono ingenuo e puro e quindi non lo penso).
Comunque, la forza di Grillo non sta certo nella sostanza delle proposte, ma è stata quella di far credere che si possa far pagare la crisi interamente alla classe politica, alla "casta", anzi alleviando le sofferenze sociali con provvedimenti costosissimi quali il sussidio di disoccupazione universale. Basterebbe fare due conti (quanto costa la politica e quanto costerebbe questo provvedimento) per capire l'inganno, ma si sa, la gente non è precisamente portata per la matematica. Ma proprio in questo consiste la demagogia, nell'individuare facili capri espiatori (un tempo gli ebrei o i comunisti, oggi "la casta") in modo da assolvere il popolo da tutte le sue responsabilità. E infatti Grillo ha anche abilmente tuonato contro il redditometro ed Equitalia, facendo capire che la lotta all'evasione fiscale, l'unica che potrebbe fornire le risorse necessarie, non sarebbe la sua priorità, come del resto non lo sarebbe e non lo è mai stato per il suo predecessore, il suo collega barzellettiere. D'altro canto, se avesse detto "farò pagare le tasse a tutti" avrebbe preso molti meno voti. Quello che aveva promesso il risanamento dell'economia italiana attraverso il rigore, e cioè Monti, è stato sonoramente bocciato dagli Italiani.
Dunque Grillo ha ottenuto un buon successo con facili promesse elettorali, senza peraltro spazzare via tutti come aveva promesso. Proprio come faceva il suo predecessore, che comunque si è difeso con lo stesso metodo (via l'Imu, condoni ecc.). Il problema però è che in base alla sua personalità dittatoriale, e da buon leader populista, che vuole solo il potere, Grillo vorrebbe la maggioranza assoluta. Per ottenerla dovrebbe rimanere all'opposizione, sperando che gli altri partiti commettano altri errori, in modo da vincere le prossime elezioni. A quel punto potrebbe sostituire Berlusconi come leader populista, potrebbe insediarsi in Parlamento e magari non fare niente per 5 anni, proprio come ogni leader populista che si rispetti (va bene, lo ammetto, non sono sempre ingenuo e puro).
Ora, l'unica speranza è che i grillini eletti in Parlamento siano migliori del loro leader, e che aprano gli occhi.
I grillini dovrebbero capire che alle elezioni non hanno preso né il 100% né il 51% dei voti, che non possono governare da soli, che non esistono solo loro, che i loro voti sono validi quanto gli altri, che milioni di italiani hanno votato altre forze politiche, che anche le altre forze politiche hanno diritto di esistere, che anche i loro rappresentanti (e i loro elettori) hanno delle idee e dei valori. Inoltre dovrebbero capire che fuori del loro computer e del blog di Beppe esiste il mondo, che esiste l'Unione Europea, la Cina, la Bce, lo spread, la Nato, l'esercito, il debito pubblico ecc. E che la maggioranza di chi li ha votati non lo ha fatto perché ha letto il blog, non sa nulla della mitologia del web, delle scie chimiche, dei vaccini che fanno male, dei terremoti che si possono prevedere ma gli scienziati cattivi non lo dicono, della Montalcini che avrebbe comprato il premio Nobel, dell'Aids che non esiste, della prevenzione dal cancro come inutile anzi dannosa, della decrescita felice, dell'acqua pubblica, del wi-fi pubblico e del no alla Tav come soluzione di tutti i mali ecc. Quelli che hanno votato Grillo in maggioranza lo hanno sentito parlare nelle piazze o in televisione, e hanno ingenuamente creduto alle sue promesse, lo hanno ritenuto capace di risolvere i problemi concreti, di trovare loro un lavoro, di assicurare loro una pensione ecc.
Al momento sembra che i grillini (o meglio, Grillo, l'unico che fino ad ora ha parlato) pretendano che il parlamento voti tutti i provvedimenti da loro desiderati, a scatola chiusa, passivamente. Ma il parlamento non è il blog di Grillo.
E' divertente che alcuni commentatori vicini a Grillo sostengano che non c'è bisogno di votare la fiducia ad un eventuale governo a guida Pd, basta che qualche senatore grillino esca dall'aula, e poi ci penserà Monti a dare i voti necessari per la fiducia. Ma dove sta scritto che Monti sia disposto ad appoggiare un governo a guida Pd per poi lasciare che l'agenda la detti il Movimento 5 stelle? Questo dare per scontato che gli altri facciano ciò che vogliamo noi, denota una scarsa maturità.
Per ora siamo veramente alle comiche. Il delirio di onnipotenza grillino è destinato prima o poi a scontrarsi con la realtà. Ma a quale prezzo per l'Italia? Gli italiani, sempre pronti a votare per il demagogo che le spara più grosse, comunque se lo meriterebbero.
venerdì 15 febbraio 2013
Chiunque vinca, non cambierà nulla
Chiunque vinca, non cambierà niente. Questa frase potrebbe sembrare una amara constatazione da parte di chi crede che l'Italia sia ostaggio della casta o di una classe politica inconcludente. In realtà con la presenza alle elezioni di movimenti nuovi o che si definiscono rivoluzionari come quelli di Grillo o Ingroia potrebbe far sperare che possano esserci grandi cambiamenti.
Ma supponiamo che alle prossime elezioni uno dei candidati ottenga un risultato tale da poter governare da solo. Cosa accadrebbe?
Ci potremmo chiedere se nella storia sia mai avvenuta una rivoluzione tale da portare un grosso cambiamento in pochi mesi, in cui si sia verificato un miracolo economico, sociale, ecc, in breve tempo.
A ben guardare, questo non è mai accaduto.
Quando si è verificato un miracolo economico, non è mai stato soltanto il risultato dell'azione di un governo, e in ogni caso è avvenuto in tempi lunghi.
Roosevelt ha introdotto negli anni '30 in America importanti elementi di protezione sociale, ma non è riuscito a sconfiggere la Grande Depressione, che è stata superata soltanto con la Seconda Guerra Mondiale.
Il boom economico italiano è iniziato dopo più di dieci anni dopo la fine della guerra, e dall'avvio del Piano Marshall. Milioni di italiani hanno fatto sacrifici e lavorato duramente per migliorare le proprie condizioni di vita: non è stato un colpo di bacchetta magica di un governo.
Il boom cinese è avvenuto in seguito alle riforme di Deng, ma anche in seguito all'afflusso di capitali americani, e comunque ci sono voluti trent'anni per vedere risultati tangibili nella società cinese, e inoltre questo non è avvenuto senza lati negativi, dallo sfruttamento del lavoro all'inquinamento.
L'Unione Sovietica è diventata una superpotenza, ma ci sono voluti trent'anni, una guerra civile, una carestia e la deportazione di milioni di persone.
Questo non significa che la rivoluzione a volte non possa essere auspicabile o necessaria. Ma va ricordato che pensare che un governo da solo possa cambiare le cose in meglio, in breve tempo e senza contraccolpi negativi, è veramente da ingenui.
Questo avviene per alcune ragioni che se si vuole sono ovvie, ma spesso non ci si pensa. In primo luogo la società è complessa, ci sono diversi gruppi sociali con diverse esigenze e diversi interessi. In secondo luogo, proprio la complessità della situazione e la presenza di diverse variabili fa sì che non sempre si riesca a raggiungere l'obiettivo che ci si poneva. Una delle tragedie della storia è l'eterogenesi dei fini: si tenta di fare una cosa, e si ottiene un effetto imprevisto. Come accade nelle previsioni del tempo: vi sono così tante variabili, che ci vogliono calcolatori in grado di fare miliardi di operazioni, e comunque le previsioni attendibili non vanno oltre pochi giorni.
Un esempio pratico è rappresentato dal governo Monti, che nel tentare di recuperare la fiducia dei mercati, ha aggravato la recessione. Ovviamente i critici dicono, a posteriori, che Monti è un incompetente, che c'era una facile alternativa per risolvere tutto ecc. Ma non è così, è che la coperta è corta, e c'erano diverse esigenze in contraddizione tra loro, come quando si prescrive una medicina che ha degli effetti collaterali.
Ma facciamo qualche ipotesi sulle prossime elezioni.
Immaginiamo che Grillo vinca le elezioni, e cominci ad attuare alcune promesse, come ad esempio l'abolizione delle province, il dimezzamento dei parlamentari, l'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti e dei giornali. Cosa accadrebbe? nel breve periodo, che migliaia di persone perderebbero il lavoro e finirebbero per strada. Sempre che le categorie coinvolte non facciano resistenza, magari anche appellandosi a qualche tribunale, al Tar, alla Corte Costituzionale, ecc. Se la riforma riuscisse, ci sarebbe uno sconvolgimento degli assetti politici, ma il risultato sarebbe difficilmente prevedibile. Magari pochi ricchi riuscirebbero a prendere in mano la politica, autofinanziandosi. Anche tra i giornali, magari ne sopravviverebbero pochi, finanziati da grandi gruppi industriali. Insomma il risultato potrebbe essere una americanizzazione della politica e dell'informazione italiana, mentre i proponenti desideravano la democrazia diretta... Ma queste sono solo ipotesi. La verità è che nessuno sa cosa accadrebbe realmente.
Oppure, immaginiamo che si faccia un referendum sull'Euro e gli italiani decidano di uscire. Cosa accadrebbe? vi sarebbe una serie di incognite, dal rischio di inflazione al problema di come ripagare i debiti con l'estero, al rischio di generare il crollo dell'Euro e una nuova recessione mondiale, al rischio che il Made in Italy venga screditato in tutto il mondo e che crollino le esportazioni. Ovviamente, quelli che sostengono l'uscita dall'Euro, si dicono sicuri di sapere che andrebbe tutto per il meglio. E noi dovremmo creder loro sulla parola.
Oppure, immaginiamo che vinca una formazione di estrema sinistra e decida di fare una patrimoniale per recuperare ricchezza e redistribuirla ai poveri. Quanto potrebbe recuperare? Ad esempio, 50 miliardi presi a 500.000 persone, cioè 100.000 Euro a testa. Ma sarebbe fattibile? Da dove li prenderebbero, dai conti correnti? E cosa ci farebbero? Potrebbero redistribuirli ai 10 milioni di italiani più poveri, ma sarebbero 5mila euro a testa. Per carità, meglio di niente... Ma comunque, cosa accadrebbe poi? Alcuni ricchi potrebbero fuggire all'estero, o semplicemente spostare i propri capitali all'estero. Se venissero colpiti i redditi, almeno nel breve periodo potrebbero crollare alcuni settori economici (lusso, case ecc.).
Oppure ipotizziamo che vinca le elezioni una formazione decisa a distruggere la mafia, e che ci riesca (e anche qui siamo di manica larga perché tra il dire e il fare...). Almeno nel breve periodo, il Sud si troverebbe senza un reddito di miliardi di Euro che prima aveva, mentre gli imprenditori del Nord si vedrebbero mancare una fonte di finanziamento a cui erano abituati. Ovviamente io auspico che la mafia venga sconfitta, ma neanche questa sarebbe una passeggiata di salute. Di fatto l'economia italiana dovrebbe riorganizzarsi, trovare altre fonti di ricchezza, investire in nuovi settori produttivi.
Fino ad ora ho ipotizzato che ci sia un solo partito o movimento dotato di una solida maggioranza parlamentare. Ma questo è comunque poco probabile. Fino a che fossero pubblicabili, i sondaggi davano Grillo intorno al 15% e Ingroia intorno al 4%. Anche se crescessero sensibilmente, è improbabile che vincano da soli. Se uno non vince da solo, o accetta di andare all'opposizione, oppure deve dare vita ad un governo di coalizione, accettando i compromessi con gli alleati, come ben sanno gli elettori della Lega, che non hanno mai visto i risultati del federalismo, che i loro alleati, dal momento che avevano una grossa base elettorale al Sud, non volevano
realizzare.
Dico tutto questo non per dire che non vi siano riforme auspicabili, ma solo per far notare (anche se so che nessuno mi ascolterà) che chi ci promette una rivoluzione, e la trasformazione in breve tempo dell'Italia nel Paese di Bengodi, ci sta soltanto predendo in giro.
Ma supponiamo che alle prossime elezioni uno dei candidati ottenga un risultato tale da poter governare da solo. Cosa accadrebbe?
Ci potremmo chiedere se nella storia sia mai avvenuta una rivoluzione tale da portare un grosso cambiamento in pochi mesi, in cui si sia verificato un miracolo economico, sociale, ecc, in breve tempo.
A ben guardare, questo non è mai accaduto.
Quando si è verificato un miracolo economico, non è mai stato soltanto il risultato dell'azione di un governo, e in ogni caso è avvenuto in tempi lunghi.
Roosevelt ha introdotto negli anni '30 in America importanti elementi di protezione sociale, ma non è riuscito a sconfiggere la Grande Depressione, che è stata superata soltanto con la Seconda Guerra Mondiale.
Il boom economico italiano è iniziato dopo più di dieci anni dopo la fine della guerra, e dall'avvio del Piano Marshall. Milioni di italiani hanno fatto sacrifici e lavorato duramente per migliorare le proprie condizioni di vita: non è stato un colpo di bacchetta magica di un governo.
Il boom cinese è avvenuto in seguito alle riforme di Deng, ma anche in seguito all'afflusso di capitali americani, e comunque ci sono voluti trent'anni per vedere risultati tangibili nella società cinese, e inoltre questo non è avvenuto senza lati negativi, dallo sfruttamento del lavoro all'inquinamento.
L'Unione Sovietica è diventata una superpotenza, ma ci sono voluti trent'anni, una guerra civile, una carestia e la deportazione di milioni di persone.
Questo non significa che la rivoluzione a volte non possa essere auspicabile o necessaria. Ma va ricordato che pensare che un governo da solo possa cambiare le cose in meglio, in breve tempo e senza contraccolpi negativi, è veramente da ingenui.
Questo avviene per alcune ragioni che se si vuole sono ovvie, ma spesso non ci si pensa. In primo luogo la società è complessa, ci sono diversi gruppi sociali con diverse esigenze e diversi interessi. In secondo luogo, proprio la complessità della situazione e la presenza di diverse variabili fa sì che non sempre si riesca a raggiungere l'obiettivo che ci si poneva. Una delle tragedie della storia è l'eterogenesi dei fini: si tenta di fare una cosa, e si ottiene un effetto imprevisto. Come accade nelle previsioni del tempo: vi sono così tante variabili, che ci vogliono calcolatori in grado di fare miliardi di operazioni, e comunque le previsioni attendibili non vanno oltre pochi giorni.
Un esempio pratico è rappresentato dal governo Monti, che nel tentare di recuperare la fiducia dei mercati, ha aggravato la recessione. Ovviamente i critici dicono, a posteriori, che Monti è un incompetente, che c'era una facile alternativa per risolvere tutto ecc. Ma non è così, è che la coperta è corta, e c'erano diverse esigenze in contraddizione tra loro, come quando si prescrive una medicina che ha degli effetti collaterali.
Ma facciamo qualche ipotesi sulle prossime elezioni.
Immaginiamo che Grillo vinca le elezioni, e cominci ad attuare alcune promesse, come ad esempio l'abolizione delle province, il dimezzamento dei parlamentari, l'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti e dei giornali. Cosa accadrebbe? nel breve periodo, che migliaia di persone perderebbero il lavoro e finirebbero per strada. Sempre che le categorie coinvolte non facciano resistenza, magari anche appellandosi a qualche tribunale, al Tar, alla Corte Costituzionale, ecc. Se la riforma riuscisse, ci sarebbe uno sconvolgimento degli assetti politici, ma il risultato sarebbe difficilmente prevedibile. Magari pochi ricchi riuscirebbero a prendere in mano la politica, autofinanziandosi. Anche tra i giornali, magari ne sopravviverebbero pochi, finanziati da grandi gruppi industriali. Insomma il risultato potrebbe essere una americanizzazione della politica e dell'informazione italiana, mentre i proponenti desideravano la democrazia diretta... Ma queste sono solo ipotesi. La verità è che nessuno sa cosa accadrebbe realmente.
Oppure, immaginiamo che si faccia un referendum sull'Euro e gli italiani decidano di uscire. Cosa accadrebbe? vi sarebbe una serie di incognite, dal rischio di inflazione al problema di come ripagare i debiti con l'estero, al rischio di generare il crollo dell'Euro e una nuova recessione mondiale, al rischio che il Made in Italy venga screditato in tutto il mondo e che crollino le esportazioni. Ovviamente, quelli che sostengono l'uscita dall'Euro, si dicono sicuri di sapere che andrebbe tutto per il meglio. E noi dovremmo creder loro sulla parola.
Oppure, immaginiamo che vinca una formazione di estrema sinistra e decida di fare una patrimoniale per recuperare ricchezza e redistribuirla ai poveri. Quanto potrebbe recuperare? Ad esempio, 50 miliardi presi a 500.000 persone, cioè 100.000 Euro a testa. Ma sarebbe fattibile? Da dove li prenderebbero, dai conti correnti? E cosa ci farebbero? Potrebbero redistribuirli ai 10 milioni di italiani più poveri, ma sarebbero 5mila euro a testa. Per carità, meglio di niente... Ma comunque, cosa accadrebbe poi? Alcuni ricchi potrebbero fuggire all'estero, o semplicemente spostare i propri capitali all'estero. Se venissero colpiti i redditi, almeno nel breve periodo potrebbero crollare alcuni settori economici (lusso, case ecc.).
Oppure ipotizziamo che vinca le elezioni una formazione decisa a distruggere la mafia, e che ci riesca (e anche qui siamo di manica larga perché tra il dire e il fare...). Almeno nel breve periodo, il Sud si troverebbe senza un reddito di miliardi di Euro che prima aveva, mentre gli imprenditori del Nord si vedrebbero mancare una fonte di finanziamento a cui erano abituati. Ovviamente io auspico che la mafia venga sconfitta, ma neanche questa sarebbe una passeggiata di salute. Di fatto l'economia italiana dovrebbe riorganizzarsi, trovare altre fonti di ricchezza, investire in nuovi settori produttivi.
Fino ad ora ho ipotizzato che ci sia un solo partito o movimento dotato di una solida maggioranza parlamentare. Ma questo è comunque poco probabile. Fino a che fossero pubblicabili, i sondaggi davano Grillo intorno al 15% e Ingroia intorno al 4%. Anche se crescessero sensibilmente, è improbabile che vincano da soli. Se uno non vince da solo, o accetta di andare all'opposizione, oppure deve dare vita ad un governo di coalizione, accettando i compromessi con gli alleati, come ben sanno gli elettori della Lega, che non hanno mai visto i risultati del federalismo, che i loro alleati, dal momento che avevano una grossa base elettorale al Sud, non volevano
realizzare.
Dico tutto questo non per dire che non vi siano riforme auspicabili, ma solo per far notare (anche se so che nessuno mi ascolterà) che chi ci promette una rivoluzione, e la trasformazione in breve tempo dell'Italia nel Paese di Bengodi, ci sta soltanto predendo in giro.
martedì 12 febbraio 2013
L'Imu sulla prima casa e la campagna elettorale
Il modo come è stato impostato il dibattito sull'Imu nella campagna elettorale mi sembra ridicolo. Premesso che un Paese che imposta la campagna elettorale sulla casa è un Paese vecchio, che cerca di tesaurizzare ciò che ha costruito in passato invece di pensare al futuro, sono comunque assurdi gli argomenti che vengono portati.
Alcuni dicono: "la prima casa è sacra": ma se te la tassano non significa che te la stiano togliendo. D'altro canto, se non ti tassano la casa ma poi ti aumentano il ticket o la retta per l'asilo nido, cosa ti cambia? Alla fine quello che conta è quanto paghi di tasse in totale, no? A meno che tu non sia proprietario di case di lusso, in tal caso se ti tolgono l'Imu, probabilmente avrai un bel risparmio. Berlusconi ha detto che di Imu ha pagato 300.000 Euro. Ecco, la promessa di togliere l'Imu è una promessa mascherata, apparentemente per il popolo, ma in realtà a favore dei ricchi.
Avrebbe più senso promettere di abbassare la pressione fiscale in generale. Ma perché fino ad ora non ci è riuscito nessuno? perché se non si vuole far fallire lo stato bisognerebbe anche abbassare la spesa pubblica, cosa che provocherebbe proteste e malumori nelle categorie che verrebbero colpite. E siccome chi governa vuole il consenso, preferisce fare promesse in campagna elettorale, e poi lasciare tutto com'è.
Un'altro argomento che ha poco senso è che "la prima casa è impignorabile". Se fosse così, un truffatore o un individuo pieno di debiti potrebbe vendere tutto ciò che possiede, comprare una casa (magari una villa), e nessuno potrebbe più toccargli le proprietà. Si potrebbe anche acquistare una casa che non ci si può permettere, con un mutuo alto, e poi non pagare le rate.
domenica 3 febbraio 2013
Giuliani, l'uomo che (non) prevedeva i terremoti.
Come diceva Niels Bohr, "fare previsioni è una cosa molto difficile, specialmente per il futuro." Invece è facilissimo fare una previsione a posteriori, e dire "io l'avevo detto". Se qualcuno sostiene di essere in grado di prevedere i terremoti, che si fa? gli si crede sulla parola? Sì, se non si possiede una mentalità scientifica. Ad esempio Beppe Grillo, che non crede mai alle verità ufficiali, si mostra decisamente credulone quando si tratta di dare retta a qualcuno che smentisce i governi o gli scienziati. In seguito al terremoto dell'Emilia del maggio 2012, Grillo ha intervistato nel suo blog Giuliani, esordendo con un terrificante: "Giampaolo Giuliani è in grado di anticipare di 6-24 ore il manifestarsi di un terremoto. La sua ricerca sui precursori sismici ha salvato la vita a quanti, nel 2009 in Abruzzo e in questi giorni in Emilia Romagna, hanno dato ascolto ai suoi allarmi."
Dunque all'indomani di un terremoto che ha provocato diverse vittime, Grillo insinua che vi sia già chi è in grado di prevedere i terremoti, e dunque insinua indirettamente che la comunità scientifica e il governo sono colpevoli dal momento che non lo hanno voluto ascoltare. In questo modo Grillo come spesso accade fa disinformazione e fa arrabbiare inutilmente i suoi poveri lettori (naturalmente Giuliani è stato intervistato anche da Santoro).
Giuliani viene presentato come "sismologo", ma per sua stessa ammissione non è neanche laureato. Probabilmente questo non è un problema, anzi è un pregio, per chi nutre una profonda diffidenza nei confronti dei "professori" (basti ricordare gli epiteti riservati da Grillo a noti scienziati, come Veronesi, chiamato "Cancronesi", e la Montalcini, chiamata "vecchia puttana").
Ma come si deve comportare un profano che sentisse dire che c'è gente in grado di prevedere i terremoti? semplice, accendere il cervello e ragionare. Se qualcuno fosse in grado di prevedere i terremoti, perché la scienza non dovrebbe ascoltarlo? Se invece fosse soltanto un'ipotesi, una frontiera nella ricerca, perché i governi, magari di Paesi avanzati tecnologicamente ma ad alto rischio sismico come Stati Uniti e Giappone, non dovrebbero finanziare la ricerca, in modo da consentire di salvare migliaia di vite umane? ma poi, siamo sicuri che già non lo facciano?
Ovviamente, chi sostiene di essere in grado di prevedere i terremoti, dovrebbe fornire le prove di questa affermazione. Cioè dovrebbe fornire delle previsioni prima che si verifichi un evento, con un comunicato ufficiale o una comunicazione chiaramente verificabile. E naturalmente queste previsioni dovrebbero essere verificabili scientificamente, cioè dovrebbero essere numeriche, specificando l'area interessata, la magnitudo attesa, l'intervallo di tempo in cui si dovrebbe verificare l'evento, e la probabilità che si verifichi l'evento. Nel caso di Giuliani questo non è accaduto.
Lui però sostiene di essere in possesso di un metodo infallibile per prevedere i terremoti, ma che per farlo ci vorrebbe una fitta rete di rilevamenti del radon in tutto il territorio italiano. Ma finché questo non viene fatto, come può essere sicuro che funzioni? Invece lui è sicuro, e nell'intervista di Grillo dice: "Ma questo… mi domando e dico: ma questi scienziati che cazzo di scienziati sono che oggi ancora noi non riusciamo… abbiamo ancora morti per terremoto, siamo nel 2012! Che cazzo studiano?!"
Qui si vede l'impazienza di chi pretende tutto e subito, come se gli scienziati fossero degli sciamani, dei maghi.
In realtà, le ricerche sul radon come possibile precursore dei terremoti già esistono. Ad esempio in California lo studiano da vent'anni, ma non hanno ancora trovato una correlazione sicura tra emissione di radon e terremoti. Dunque gli scienziati non dormono e sono già in cerca di un metodo per prevedere i terremoti. Se fino ad ora non è stato dimostrato che il radon da solo è un precursore sicuro e preciso dei terremoti, vuol dire che probabilmente non lo è. Questo non vuol dire che sicuramente non lo sia, ma va comunque notato come la natura sia estremamente complessa, per cui è difficile che vi sia un unico precursore o una sola causa che spieghi tutto. Sarebbe come pretendere di prevedere la neve a Roma utilizzando un unico parametro (ad esempio la temperatura al suolo). A volte può funzionare, a volte no.
Questo video è molto interessante. Byoblu (quello che crede al golpe di Napolitano) questa volta ha fatto un'operazione meritoria, cioè non ha parlato, ma ha messo a confronto uno scienziato vero (Antonio Piersanti dell'Ingv) con lo stesso Giuliani. In pratica, Giuliani sostiene di aver chiesto un confronto con gli scienziati, ma questi avrebbero rifiutato. Ascoltando il video si capisce chiaramente chi è l'esperto e chi no. L'esperto non è affatto chiuso a nuove scoperte, ma appunto vuole le prove. Questa è l'essenza della mentalità scientifica. Invece Giuliani si limita in maniera un po' infantile a chiedere ascolto.
Comunque a tale proposito può essere utile fare qualche considerazione riguardo le materie in cui non c'è accordo tra gli scienziati, anche se questo non pare essere il caso (non conosco uno scienziato vero che sostenga che i terremoti si possano prevedere oggi). Quando tra gli scienziati non c'è un accordo, per il non esperto vi è un facile modo per orientarsi, e cioè ricordare che nella scienza la maggioranza conta. Questo perché si tratta di una maggioranza qualificata, fatta di gente selezionata, che ha studiato e studia ogni giorno una determinata materia.
Spiega Piersanti: "Le idee scientifiche non sono monolitiche o singolari, un'idea scientifica accettata si forma per aggregazione di centinaia di unità... un'idea scientifica diventa accettata quando decine, centinaia di gruppi di ricerca arrivano tutti allo stesso risultato".
"La verità o falsità scientifica su una cosa c'è quando su mille, 999 pensano una cosa e dieci un'altra, o uno, capisci è una questione anche statistica".
Questa è una considerazione molto importante. La comunità scientifica è fatta di tanti centri di ricerca indipendenti tra loro, e una tesi viene dimostrata quando molte ricerche indipendenti confermano lo stesso risultato. Invece chi non conosce queste cose e magari ha una mentalità complottistica, come ad esempio Grillo, tra i 999 che sostengono A e l'uno che sostiene B, si fida di quell'uno, intervista lui, crede a lui.
Tra l'altro, pare che Giuliani non abbia previsto neanche il terremoto dell'Aquila. L'ingv ha anche postato un video che ne mostra le contraddizioni.
Dunque all'indomani di un terremoto che ha provocato diverse vittime, Grillo insinua che vi sia già chi è in grado di prevedere i terremoti, e dunque insinua indirettamente che la comunità scientifica e il governo sono colpevoli dal momento che non lo hanno voluto ascoltare. In questo modo Grillo come spesso accade fa disinformazione e fa arrabbiare inutilmente i suoi poveri lettori (naturalmente Giuliani è stato intervistato anche da Santoro).
Giuliani viene presentato come "sismologo", ma per sua stessa ammissione non è neanche laureato. Probabilmente questo non è un problema, anzi è un pregio, per chi nutre una profonda diffidenza nei confronti dei "professori" (basti ricordare gli epiteti riservati da Grillo a noti scienziati, come Veronesi, chiamato "Cancronesi", e la Montalcini, chiamata "vecchia puttana").
Ma come si deve comportare un profano che sentisse dire che c'è gente in grado di prevedere i terremoti? semplice, accendere il cervello e ragionare. Se qualcuno fosse in grado di prevedere i terremoti, perché la scienza non dovrebbe ascoltarlo? Se invece fosse soltanto un'ipotesi, una frontiera nella ricerca, perché i governi, magari di Paesi avanzati tecnologicamente ma ad alto rischio sismico come Stati Uniti e Giappone, non dovrebbero finanziare la ricerca, in modo da consentire di salvare migliaia di vite umane? ma poi, siamo sicuri che già non lo facciano?
Ovviamente, chi sostiene di essere in grado di prevedere i terremoti, dovrebbe fornire le prove di questa affermazione. Cioè dovrebbe fornire delle previsioni prima che si verifichi un evento, con un comunicato ufficiale o una comunicazione chiaramente verificabile. E naturalmente queste previsioni dovrebbero essere verificabili scientificamente, cioè dovrebbero essere numeriche, specificando l'area interessata, la magnitudo attesa, l'intervallo di tempo in cui si dovrebbe verificare l'evento, e la probabilità che si verifichi l'evento. Nel caso di Giuliani questo non è accaduto.
Lui però sostiene di essere in possesso di un metodo infallibile per prevedere i terremoti, ma che per farlo ci vorrebbe una fitta rete di rilevamenti del radon in tutto il territorio italiano. Ma finché questo non viene fatto, come può essere sicuro che funzioni? Invece lui è sicuro, e nell'intervista di Grillo dice: "Ma questo… mi domando e dico: ma questi scienziati che cazzo di scienziati sono che oggi ancora noi non riusciamo… abbiamo ancora morti per terremoto, siamo nel 2012! Che cazzo studiano?!"
Qui si vede l'impazienza di chi pretende tutto e subito, come se gli scienziati fossero degli sciamani, dei maghi.
In realtà, le ricerche sul radon come possibile precursore dei terremoti già esistono. Ad esempio in California lo studiano da vent'anni, ma non hanno ancora trovato una correlazione sicura tra emissione di radon e terremoti. Dunque gli scienziati non dormono e sono già in cerca di un metodo per prevedere i terremoti. Se fino ad ora non è stato dimostrato che il radon da solo è un precursore sicuro e preciso dei terremoti, vuol dire che probabilmente non lo è. Questo non vuol dire che sicuramente non lo sia, ma va comunque notato come la natura sia estremamente complessa, per cui è difficile che vi sia un unico precursore o una sola causa che spieghi tutto. Sarebbe come pretendere di prevedere la neve a Roma utilizzando un unico parametro (ad esempio la temperatura al suolo). A volte può funzionare, a volte no.
Questo video è molto interessante. Byoblu (quello che crede al golpe di Napolitano) questa volta ha fatto un'operazione meritoria, cioè non ha parlato, ma ha messo a confronto uno scienziato vero (Antonio Piersanti dell'Ingv) con lo stesso Giuliani. In pratica, Giuliani sostiene di aver chiesto un confronto con gli scienziati, ma questi avrebbero rifiutato. Ascoltando il video si capisce chiaramente chi è l'esperto e chi no. L'esperto non è affatto chiuso a nuove scoperte, ma appunto vuole le prove. Questa è l'essenza della mentalità scientifica. Invece Giuliani si limita in maniera un po' infantile a chiedere ascolto.
Comunque a tale proposito può essere utile fare qualche considerazione riguardo le materie in cui non c'è accordo tra gli scienziati, anche se questo non pare essere il caso (non conosco uno scienziato vero che sostenga che i terremoti si possano prevedere oggi). Quando tra gli scienziati non c'è un accordo, per il non esperto vi è un facile modo per orientarsi, e cioè ricordare che nella scienza la maggioranza conta. Questo perché si tratta di una maggioranza qualificata, fatta di gente selezionata, che ha studiato e studia ogni giorno una determinata materia.
Spiega Piersanti: "Le idee scientifiche non sono monolitiche o singolari, un'idea scientifica accettata si forma per aggregazione di centinaia di unità... un'idea scientifica diventa accettata quando decine, centinaia di gruppi di ricerca arrivano tutti allo stesso risultato".
"La verità o falsità scientifica su una cosa c'è quando su mille, 999 pensano una cosa e dieci un'altra, o uno, capisci è una questione anche statistica".
Questa è una considerazione molto importante. La comunità scientifica è fatta di tanti centri di ricerca indipendenti tra loro, e una tesi viene dimostrata quando molte ricerche indipendenti confermano lo stesso risultato. Invece chi non conosce queste cose e magari ha una mentalità complottistica, come ad esempio Grillo, tra i 999 che sostengono A e l'uno che sostiene B, si fida di quell'uno, intervista lui, crede a lui.
Tra l'altro, pare che Giuliani non abbia previsto neanche il terremoto dell'Aquila. L'ingv ha anche postato un video che ne mostra le contraddizioni.
giovedì 24 gennaio 2013
Le banche e la crisi
In questo blog cerco sempre di affrontare gli argomenti con un certo distacco. Non sto sempre sulla notizia, né mi interessa commentare il fatto del giorno, che magari presto verrà dimenticato. Anzi, faccio così con più convinzione da quando osservo come il web sia diventato una specie di sfogatoio, in cui ogni avvenimento viene commentato in tempo reale da tutti, sui social network, nei forum, nello spazio per i commenti ai siti dei giornali, senza soffermarsi a ragionare, ma dividendo ogni volta il mondo in buoni e cattivi.
Quello che dovrebbe essere un luogo per confrontarsi con le opinioni altrui, rischia di diventare un luogo dove l'emotività prende il sopravvento.
Purtroppo molte persone commettono l'errore di dare per scontato che la verità ufficiale sia sempre sbagliata, e che chi urla di più sia quello che ha capito di più. Tra l'altro, a ben guardare non c'è neanche una verità ufficiale, almeno non nell'ambito politico, ci sono solo opinioni circostanziate, documentate, autorevoli, e panzane bell'e buone.
Una strategia facile per ottenere consensi è quella che consiste nell'attaccare un personaggio autorevole. Qualcuno che ci seguirà lo troveremo sicuramente. Basti pensare a Grillo, che ha attaccato uno dopo l'altro personaggi autorevoli del mondo scientifico come la Montalcini e Veronesi.
Un altra vittima della furia della Rete è Napolitano. Siccome nei sondaggi è l'unico personaggio politico che ottiene il consenso della maggioranza della popolazione, ecco che attaccarlo consente di ottenere seguito da parte di chi è arrabbiato contro il sistema, e pensa che se fosse lui al potere, risolvere tutti i problemi in cinque minuti.
Nel mio piccolo cerco di contrastare, ovviamente sapendo che è impossibile, questa marea montante, e in questo modo mi espongo anche a critiche del tipo: chi ti paga? chi c'è dietro? che sono le tipiche critiche di chi in genere non collega il cervello.
Ora, visto che uno dei capri espiatori di questi tempi di crisi sono le banche, mi vedo costretto a puntualizzare certe cose. Qualcuno penserà che "sono pagato dalle banche", ma non fa nulla, ci sta.
Attaccare le banche è facile. Lo fanno spesso anche i politici. Infatti, in genere nessuno risponderà. Se attacchi un personaggio specifico, rischi di essere querelato, o comunque lui potrebbe rispondere utilizzando i mezzi di informazione. Ma se fai un attacco generico, e te la prendi con "le banche", è molto probabile che non risponda nessuno. E così l'accusa verrà creduta valida da molti.
Le banche vengono accusate di tenersi i soldi e non erogare il credito ai cittadini. Ma come, hanno ricevuto miliardi dalla Banca Centrale europa, e adesso se li tengono per sé?
Questa accusa non tiene conto del fatto che le banche erogano credito per mestiere, e facendo ciò (giustamente) ci guadagnano. Quindi, perché non dovrebbero prestare i soldi, se è il loro mestiere?
Se non prestano i soldi, evidentemente è perché non ce li hanno. E perché non ce li hanno? semplice, perché in un periodo di crisi, la prima cosa che si verifica è il credit crunch. Migliaia di cittadini smettono di pagare le rate del mutuo, e migliaia di aziende smettono di restituire i prestiti.
Si chiamano sofferenze. In questa situazione, le banche hanno più difficoltà ad erogare il credito. Inoltre, se l'economia è in crisi, aumenta la probabilità che chi contrae un debito, abbia difficoltà a restituirlo. Ad esempio se dovesse perdere il lavoro.
Quindi, è vero che le banche hanno preso i soldi (in prestito) dalla BCE, ma con quei soldi in parte hanno tratto ossigeno per non morire, in parte hanno comprato titoli di stato, evitando il tracollo dello stato stesso.
In pratica, con questa operazione gli stati hanno salvato sé stessi, e hanno evitato che le banche rimanessero proprio senza soldi.
Detto ciò, non ignoro che alcune banche, in primo luogo le grandi banche d'affari americane, sono state una delle cause principali della crisi, con le operazioni spericolate sui derivati e i mutui subprime.
E non ignoro che le banche sono state spesso al centro di indagini per evasione o elusione fiscale, e per altri reati di tipo finanziario. Ma se è per questo, indagini simili hanno interessato anche le grandi aziende. E per la verità anche le piccole. Personalmente non riesco a trovare nelle banche un tasso di illegalità superiore o un carattere specifico, rispetto agli altri soggetti economici, alla politica e alla società nel suo complesso.
Forse sbaglio, per carità. Ma mi pare che le banche siano più che altro un facile capro espiatorio. Si attaccano loro per ottenere facili consensi, senza dover proporre qualcosa di serio per cambiare le cose.
Quello che dovrebbe essere un luogo per confrontarsi con le opinioni altrui, rischia di diventare un luogo dove l'emotività prende il sopravvento.
Purtroppo molte persone commettono l'errore di dare per scontato che la verità ufficiale sia sempre sbagliata, e che chi urla di più sia quello che ha capito di più. Tra l'altro, a ben guardare non c'è neanche una verità ufficiale, almeno non nell'ambito politico, ci sono solo opinioni circostanziate, documentate, autorevoli, e panzane bell'e buone.
Una strategia facile per ottenere consensi è quella che consiste nell'attaccare un personaggio autorevole. Qualcuno che ci seguirà lo troveremo sicuramente. Basti pensare a Grillo, che ha attaccato uno dopo l'altro personaggi autorevoli del mondo scientifico come la Montalcini e Veronesi.
Un altra vittima della furia della Rete è Napolitano. Siccome nei sondaggi è l'unico personaggio politico che ottiene il consenso della maggioranza della popolazione, ecco che attaccarlo consente di ottenere seguito da parte di chi è arrabbiato contro il sistema, e pensa che se fosse lui al potere, risolvere tutti i problemi in cinque minuti.
Nel mio piccolo cerco di contrastare, ovviamente sapendo che è impossibile, questa marea montante, e in questo modo mi espongo anche a critiche del tipo: chi ti paga? chi c'è dietro? che sono le tipiche critiche di chi in genere non collega il cervello.
Ora, visto che uno dei capri espiatori di questi tempi di crisi sono le banche, mi vedo costretto a puntualizzare certe cose. Qualcuno penserà che "sono pagato dalle banche", ma non fa nulla, ci sta.
Attaccare le banche è facile. Lo fanno spesso anche i politici. Infatti, in genere nessuno risponderà. Se attacchi un personaggio specifico, rischi di essere querelato, o comunque lui potrebbe rispondere utilizzando i mezzi di informazione. Ma se fai un attacco generico, e te la prendi con "le banche", è molto probabile che non risponda nessuno. E così l'accusa verrà creduta valida da molti.
Le banche vengono accusate di tenersi i soldi e non erogare il credito ai cittadini. Ma come, hanno ricevuto miliardi dalla Banca Centrale europa, e adesso se li tengono per sé?
Questa accusa non tiene conto del fatto che le banche erogano credito per mestiere, e facendo ciò (giustamente) ci guadagnano. Quindi, perché non dovrebbero prestare i soldi, se è il loro mestiere?
Se non prestano i soldi, evidentemente è perché non ce li hanno. E perché non ce li hanno? semplice, perché in un periodo di crisi, la prima cosa che si verifica è il credit crunch. Migliaia di cittadini smettono di pagare le rate del mutuo, e migliaia di aziende smettono di restituire i prestiti.
Si chiamano sofferenze. In questa situazione, le banche hanno più difficoltà ad erogare il credito. Inoltre, se l'economia è in crisi, aumenta la probabilità che chi contrae un debito, abbia difficoltà a restituirlo. Ad esempio se dovesse perdere il lavoro.
Quindi, è vero che le banche hanno preso i soldi (in prestito) dalla BCE, ma con quei soldi in parte hanno tratto ossigeno per non morire, in parte hanno comprato titoli di stato, evitando il tracollo dello stato stesso.
In pratica, con questa operazione gli stati hanno salvato sé stessi, e hanno evitato che le banche rimanessero proprio senza soldi.
Detto ciò, non ignoro che alcune banche, in primo luogo le grandi banche d'affari americane, sono state una delle cause principali della crisi, con le operazioni spericolate sui derivati e i mutui subprime.
E non ignoro che le banche sono state spesso al centro di indagini per evasione o elusione fiscale, e per altri reati di tipo finanziario. Ma se è per questo, indagini simili hanno interessato anche le grandi aziende. E per la verità anche le piccole. Personalmente non riesco a trovare nelle banche un tasso di illegalità superiore o un carattere specifico, rispetto agli altri soggetti economici, alla politica e alla società nel suo complesso.
Forse sbaglio, per carità. Ma mi pare che le banche siano più che altro un facile capro espiatorio. Si attaccano loro per ottenere facili consensi, senza dover proporre qualcosa di serio per cambiare le cose.
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